X-Men

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Parlare di cinecomics oggi è come parlare di spaghetti western negli anni ’60/’70: tutti ne sanno qualcosa, tutti ne hanno visto almeno qualcuno. Ma a tutto c’è un inizio, e al di là di quei classiconi che sono i film di Superman con Christopher Reeve e dei Batman dall’89 al ’97 ad opera di Burton (spettacolo!) e Schumacher (buuu!) il primo vero approccio “moderno” al genere lo abbiamo con il primo X-Men firmato Bryan Singer, anno 2000. Dico moderno perché il suo è il primo film tratto da fumetto in cui per trama e personaggi si è costretti a fare un buon uso di effetti speciali in CGI diventati negli anni un must (coerentemente con le storie raccontate, of course), e perché la sua visione ha dato vita ad una saga pre-Marvel (nel senso di MCU) e pre-DC che con una decina di film tra principali e spin-off dura da più di 15 anni. Al tempo però l’idea di un “universo condiviso” non era ancor stata partorita, quindi da questo punto di vista questo lavoro rappresenta l’inizio di una grande idea di successo.

Il film ci racconta questa storia: “In un mondo futuro i bambini nascono con un fattore speciale nei geni che li rende mutanti e conferisce loro poteri speciali. Il senatore Robert Kelly semina intolleranza e pregiudizio nei confronti di questi esseri scontrandosi con il Professore Charles Xavier che cerca di fermare l’odio nei loro confronti. Per opporsi a Magneto, un mutante a cui è stata uccisa per mano dei nazisti l’intera famiglia e che ora nutre un desiderio di vendetta nei confronti dell’umanità, Xavier crea un gruppo speciale di mutanti, gli X-men”.

Quando ho visto per la prima volta il film (con una VHS pirata…roba preistorica!) per me che ero già strafan dei film di Batman è stato qualcosa di veramente nuovo. Per la prima volta non si parlava di città inventate, non mi veniva presentato un mondo/un setting che non aveva nulla di reale ma una storia con solide basi nel nostro mondo: le prime scene sono un flashback ambientato in un campo di concentramento e una seduta del congresso degli Stati Uniti a Washington. È la prima volta che il mondo del fumetto diventa aderente al nostro mondo, idea che la Marvel ha tenuto al centro del suo universo condiviso, almeno nelle premesse.

Per questo motivo il taglio del film all’inizio ricorda quasi più un thriller, non c’è un taglio fumettistico forzoso, non c’è un tono dark messo lì perché fa figo o ancora peggio una comicità esagerata e a volte stucchevole come ho visto in tanta roba più recente. È semplicemente un film in cui si sente odore di intrigo internazionale, in cui si muovono personaggi molto umani nonostante le abilità sovrannaturali e in cui lo spazio dato alle storie dei singoli con le loro implicazioni “comuni” (la difficoltà di sentirsi accettati, la volontà di riscatto, la rabbia etc.) sono motore della trama, cosa che trovo essere il tessuto connettivo della mitologia degli X-Men e che personalmente adoro: parlano di noi parlando di altro.

Il film tuttavia non si spinge troppo oltre, non osa dove non se lo può permettere (cosa non necessariamente negativa) e al contempo non entusiasma, forse anche per la scrittura dei personaggi che non risultano così interessanti o profondi come potrebbero essere.

L’effetto finale è quello del contenitore senza contenuto, o meglio di un seme carico già di tutto quello che serve ma che non è ancora il bell’albero che potrebbe essere. Sì perché a livello generale c’è tutto quello che serve: la tecnologia degli X-Men molto convincente e cool (pensate all’aspetto di Cerebro, esattamente uguale in tutti i film successivi), i costumi sono giustamente bilanciati tra la componente realistica e la fantasiosa, e il casting è azzeccassimo. Adesso fa strano a pensarlo ma Hugh Jackman non era Wolverine prima di questo film, come Patrick Stewart non era il professore Xavier e Ian McKellen non era Magneto (e nemmeno Gandalf a dirla tutta!), il che ci fa pensare a delle ottime scelte di casting.

Questo primo X-Men non è certamente un filmone, ma merita più di una visione perché possiamo trovare in lui la timida iniziale continuazione di un genere cinematografico che di lì a qualche anno è letteralmente esploso.


X-MEN

Bryan Singer, USA 2000, 104′
VOTO (Max 5)
7

About ilpina

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Creatore, curatore, amministratore, webmaster e in sostanza dittatore supremo e monarca assoluto di The Ed Wooder. Amo darmi alla latitanza quando il tempo me lo permette.