Vizio di forma

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vizio di forma_locandinaAl centro della storia un investigatore privato, Doc Sportello, che esercita il suo lavoro nella Los Angeles degli anni Settanta. Una visita inattesa della sua ex lo coinvolge in un caso bizzarro che coinvolge ogni sorta di personaggi, surfisti, traffichini, tossici e rocker, uno strozzino assassino, detective della LAPD, un musicista sax tenore che lavora in incognito ed una misteriosa entità conosciuta come Golden Fang, che potrebbe essere solo una manovra per eludere il fisco messa in piedi da alcuni dentisti…

Appena uscito dalla sala mi sono domandato cosa mi avesse lasciato dentro questo ultimo lavoro di Paul Thomas Anderson, regista da moltissimi amato ma che vuoi per una cosa vuoi per l’altra non è mai riuscito a toccare pienamente le mie corde. La risposta mi è stata subito chiara e la sintetizzerò nel nuovo titolo che gli darei: “Virtù di forma”.

Trovo che questo film a livello esteriore (di forma appunto) sia davvero ineccepibile, diretto da un perfezionista della macchina da presa che nulla lascia al caso. L’idea è stata quella di riproporre l’inizio degli psichedelici anni ’70 con una pellicola che in qualche modo li richiamasse nella loro essenza più profonda, rifacendosi peraltro anche ai lavori di quegli anni: troviamo colori molto sgargianti, movimenti di macchina non convenzionali, musiche dinamiche, citazioni pittoriche, campi lunghi che svelano particolari inaspettati e via discorrendo. Davvero una delizia per gli occhi!

La parte formale continua anche con i personaggi e la loro caratterizzazione un po’ bidimensionale: l’hippy sballato, il poliziotto tutto d’un pezzo, la ragazza facilona figlia dei fiori e via discorrendo. Il che per una pellicola del genere non è affatto male, le loro interazioni mescolate con tanto umorismo anche un po’ gretto (cosa che adoro!) ricreano un’atmosfera che avvolge, interessa e accompagna per tutta la durata della pellicola.

Anche stavolta però non mi ha convinto qualcosa; nello specifico archiviata l’ottima forma ho che da ridire sul contenuto. Ma non nel senso che non sia interessante…dopo averci pensato un po’ sù ho capito che l’idea che stava alla base del film (e immagino dell’omonimo romanzo del 2009 scritto da Thomas Pynchon) era il rappresentare quegli anni sregolati tramite una trama anch’essa “sregolata”, e in questo ci riesce. Dalla prima all’ultima scena non ci si può che aspettare di tutto, tra personaggi che vanno e vengono, complotti, scatole cinesi, fili e fili di matasse dalle colorazioni più diverse, segreti, cose non dette e chi più ne ha più ne metta. Si tratta di una realtà davvero complicata dove nulla è come sembra e dove i rapporti umani passano quasi sullo sfondo delle azioni dei personaggi, come quando qualcuno ti sta dicendo qualcosa di importante ma tu sei troppo sbronzo per capire: c’è sentimento ma non lo si percepisce realmente.

La questione negativa è che la comprensione di tutto ciò viene ad essere un mero esercizio di comprensione cinefila che si traduce nella realtà dei fatti con un “non ci sto capendo una mazza”. Poi ok, è vero che anch’io quando si iniziano a snocciolare 200 nomi di personaggi uno dietro l’altro con annessa storia da ricordare mi perdo via, non riesco a mantenere la concentrazione, ma credo che da questo punto di vista il film sia davvero un po’ troppo incasinato di suo. Ho cercato per tutta la durata di capirci qualcosa ma al di là delle vicende più importanti ci sono troppe cose a cui pensare, troppe pieghe nella storia, troppe cose poco chiare che possono effettivamente stancare alla lunga.

Unica menzione di vero demerito invece per il doppiaggio italiano: sentire il classico doppiatore di Johnny Depp “possedere” il corpo di Joaquin Phoenix peraltro in un ruolo che non può che ricordare “Paura e delirio a Las Vegas” (anche se in quel film il doppiatore era diverso), è davvero ma davvero difficile da digerire nel complesso.


VIZIO DI FORMA

Inherent Vice

Paul Thomas Anderson, USA 2014, 148′
VOTO (max 5)

About ilpina

ilpina
Creatore, curatore, amministratore, webmaster e in sostanza dittatore supremo e monarca assoluto di The Ed Wooder. Amo darmi alla latitanza quando il tempo me lo permette.