Velluto Blu

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Il primo abbozzo della spettacolare serie televisiva Twin Peaks, un film scritto e diretto da David Lynch nel quale più che un’opera compiuta vedo i semi di quella che sarebbe diventata la sua futura filmografia, con tutti i suoi elementi e tematiche tipiche.

Trama: “Il giovane Jeffrey denuncia alla polizia di aver trovato un orecchio nel prato vicino a casa; insieme a Sandy, la figlia del tenente per la quale ha preso una cotta, si immischia un po’ troppo di faccende che non lo riguardano. Finisce per trovarsi nel letto di Dorothy, cantante di night ricattata dal perfido Frank, e poi viene preso in ostaggio dagli scagnozzi del gangster”.

La classica provincia americana non è quello che sembra, andando in profondità o come fa il regista nelle primissime scene “zoommando” la normalità delle cose, si può scoprire che tutto ciò che all’apparenza sembra poetico può nascondere una realtà sommersa ben diversa, come in un bel prato verde si possono vedere sotto l’erba migliaia di formiche che vivono rumorose in un micro-cosmo a noi sconosciuto ma in cui mettiamo i piedi tutti i giorni. Il protagonista della storia si imbatte accidentalmente in un elemento (un orecchio mozzato trovato in un prato) che risulterà essere una specie di lascia passare per un mondo a lui sconosciuto fatto di violenza, droga, corruzione e omicidi, che eserciterà sul ragazzo un enorme fascino. Come la classica Alice anche Jeffrey decide di seguire volontariamente il suo bianconiglio nella tana, forse perché annoiato dalla sua vita, forse per spirito di avventura o per l’attrazione fatale che si prova di fronte ad un mistero.

Lo “stacco” tra la dimensione “reale” e quello che scopre è in pieno stile lynciano molto visivo: si passa da case bianche soleggiate ad un bar estremamente noir con le tende rosse, le luci blu e quelle musiche jazzate che insieme al resto sono uno dei maggiori topoi del regista, si entra in palazzi con lunghi corridoi bui di un grigio/blu assolutamente innaturale, ed un appartamento con quella moquette rosa che tanto contrasta con l’inquietudine di fondo che questi ambienti trasmettono. In due parole siamo immersi nella visione del regista, che troviamo praticamente immutata anche a trent’anni di distanza (alcune tipologie di luoghi sono riprese pari pari in altri suoi film e fino al revival di Twin Peaks dell’anno scorso). Ma rispetto ad altre sue pellicole qui ho trovato un elemento nuovo, ovvero una propensione più forte alla dimensione sensuale, un erotismo abbastanza inedito per lui che sfocia nel torbido, nel malato e a tratti nel grottesco.

Il tutto in contrapposizione con la normalità se vogliamo anche un po’ sciocca rappresentata da una Laura Dern (che io adoro!) assolutamente e credo volutamente fuori contesto nel suo essere una liceale stile anni ’50 con quei vestititi e gli accessori in rosa che contrastano così tanto con il suo aspetto fisico da donna fatta e finita e quell’aria che naturalmente possiede di una decisa e che sa bene quello che vuole (già all’epoca). Lei rappresenta insieme all’ambiente della cittadina uno stereotipo statunitense, fatto di gente semplice e cortese, di ferramenta in cui ci si scambiano battute e di segherie, cosa che dico non a caso visto che si tratta di uno degli elementi di setting che con la stessa identica funzione troviamo in Twin Peaks.

La cosa che però non mi ha convinto molto è che nonostante tutto questo e nonostante anche alcune scene tipiche fatte di situazioni surreali o altre in cui si fa riferimento alla dimensione del sogno, delle premonizioni e dell’occulto , Lynch “tiene il freno a mano tirato” osando molto molto poco, forse perché stava cercando ancora il suo giusto equilibrio tra un film devastante come Eraserhead ed uno molto più nelle righe come The Elephant Man.

Tra gli altri elementi ricorrenti del regista troviamo anche la scelta di attori e cast, nello specifico con la presenza dei suoi feticci Kyle MacLachlan e Laura Dern (e aggiungo anche Jack Nance), ma anche per le musiche di Angelo Badalamenti, buone ma non comparabili al meraviglioso lavoro fatto per Twin Peaks.

Velluto blu è tutto sommato un bel noir a tinte lynciane, un film al quale si può riconoscere una spiccata personalità legata al suo autore ma che non mi ha fatto esultare come altri suoi lavori.

VELLUTO BLU
Blue Velvet
David Lynch,  USA 1986, 120’
VOTO (Max 5)
7

About ilpina

ilpina
Creatore, curatore, amministratore, webmaster e in sostanza dittatore supremo e monarca assoluto di The Ed Wooder. Amo darmi alla latitanza quando il tempo me lo permette.