Un film che incassa è necessariamente un buon film?

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Volevo fare un breve ragionamento su una annosa questione riguardante il mondo del cinema che fa schiere di adepti dall’una o dall’altra parte: Un film che incassa è necessariamente un buon film? O che relazione c’è fra il gradimento del pubblico e il livello artistico di un lavoro?

La questione si è “riaperta” nella mia testa leggendo su BadTaste.it una notizia riportata da Deadline con le dichiarazioni di Joe Roth e Dick Znuck, i produttori di Alice in Wonderland, sulla possibilità di far partecipare il film ai prossimi Oscar per i premi per così dire “maggiori” (miglior film e miglior regia).

Dice Zanuck: “Sarebbe una grande delusione se finissimo fuori dai dieci nominati all’Oscar come miglior film. Non puoi incassare un miliardo di dollari senza che milioni di persone siano soddisfatte del tuo film. Il punto dell’estendere a dieci le nomination a miglior film è che così si possono includere i film più popolari dell’anno, come Il Cavaliere Oscuro. Andrebbe riconosciuto il fatto che non puoi incassare così tanto se non grazie alle visioni ricorsive del pubblico, all’apprezzamento generale e ai meriti creativi”.

Partendo dal presupposto che nell’arte il principio fondamentale è il de gustibus (ovvero ognuno guarda e apprezza ciò che vuole, è questione di gusti), avrebbe senso pensare che le nomination agli oscar (come perché no, la loro vincita) possano essere direttamente proporzionali agli incassi fatti da un film. Tramite questo ragionamento si farebbe un’operazione giusta, ovvero si darebbe al pubblico, all’utente finale per il quale è stato girato un film, la “decisione” sul cinema che merita e quello che non merita, perché un lungometraggio molto visto ha necessariamente raccolto più preferenze (ha toccato più “gusti”) di un altro.

Tuttavia ritengo questo modo di pensare particolarmente sbagliato, o comunque “traviante”. Sono il primo a sostenere l’inutilità assoluta dello snobbismo nel cinema, sono convinto che molte volte i critici abbiano un paraocchi che non gli fa intuire o comunque assaporare il bello del cinema, quello che un film può trasmettere indipendentemente da chi lo gira (e lo dico a maggior ragione da amante folle di un certo tipo di cinema di serie B). Ma quando si parla di grandi numeri, di grande pubblico, nella stragrande maggioranza dei casi si parla di un “pubblico generalista”, non di un pubblico di cinefili, ed è questo il punto della situazione.

La questione è semplice, se prendiamo per esempio l’intera popolazione italiana, la percentuale di cinefili non sarà elevatissima, non sono certamente metà dei nostri connazionali ad andare al cinema minimo una volta a settimana, a seguirlo, ad avere registi preferiti etc. Ciò significa che quando un film guadagna TROPPO, quel troppo guadagno non è indicatore dell’apprezzamento da parte di chi il cinema lo mastica almeno un pò, è il risultato soprattutto delle visioni da parte di chi non conosce il cinema.

E chi non è cinefilo, ha certamente gusti differenti da chi a riguardo è più “navigato”. E non si tratta di snobbismo, è la realtà dei fatti!Chi per esempio ha guardato 100 film saprà meglio di chi ne ha guardati 10 quali sono quei 2/3 finali di un film “visti e stravisti”, ma non per superiorità intellettuale, semplicemente perché per una questione statistica più uno vede film, più li conosce, più impara, più apprezza le differenze e le originalità avendo una fonte molto più popolata dalla quale attingere per il confronto fra pellicole.

Direi quindi che se un festival o comunque una associazione fatta di cinefili e rivolta ai cinefili (l’italiano medio non amante del cinema non sta in piedi fino alle 6 di mattina per guardare la cerimonia degli oscar eh eh eh) deve premiare un film, è giusto e sacrosanto che lo faccia “scremando” i lavori con gli occhi del cinefilo, premiando i lavori che hanno un valore artistico maggiore per gli amanti del cinema, non per tutti.

Il tutto nasce dal fatto che il cinema è sì arte, ma è al contempo intrattenimento, e soprattutto business. Non c’è quindi nulla di male quando si parla di premiazioni a scindere le due anime della cosa, anime che peraltro possono anche coincidere (in rari, ottimi casi). Ma non riconoscere che un film è piaciuto perché girato facendo scelte che strizzano l’occhio al grande pubblico è quantomeno da miopi.

A ogni modo tengo a precisare che a mio personalissimo parere gli oscar ormai non premiano più chi merita veramente!Ma per il semplice fatto che raramente vincono le pellicole che ho apprezzato…come si diceva prima, de gustibus!

Ultima nota…Se dovessimo riportare il pensiero di Zanuck in Italia,  ogni anno ai David di Donatello dovrebbe essere candidato il cine-panettone di turno. E questo la dice già lunga di per sé!

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ilpina
Creatore, curatore, amministratore, webmaster e in sostanza dittatore supremo e monarca assoluto di The Ed Wooder. Amo darmi alla latitanza quando il tempo me lo permette.