Tron

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tron“Con le informazioni in mio possesso posso dirigere le cose fra le 900 e le 1200 volte meglio di un umano”. Nell’attesa di vedere il suo sequel Tron: Legacy  uscito lo scorso 29 dicembre, rinfreschiamoci la memoria riportando alla luce il film cult degli anni ’80 Tron.

Kevin Flynn (Jeff Bridges – Iron Man; Tron: Legacy) è l’autore di alcuni videogiochi di grande successo, tuttavia la ENCOM, di cui ne è il direttore generale un tale di nome Dillinger (David Warner – Il Mondo Perduto; Planet Of The Apes), l’ha estromesso e fa passare i videogiochi per proprie creazioni.

Nel tentativo di recuperare i dati che potrebbero provare la paternità delle proprie opere intellettuali, Flynn, aiutato dagli amici ex-colleghi Alan (Bruce Boxleitner – Alla Conquista del West serie tv; Tron: Legacy) e Lora (Cindy Morgan), entra di nascosto nel palazzo della società e da un terminale cerca di aggirare le protezioni interne.

Se ne accorge però l’MCP, il Master Control Program (David Warner), unità di calcolo centrale (il cervellone che riunisce tutti i computer ENCOM e che ha sviluppato una forma di intelligenza autonoma) e attraverso un laser sperimentale da poco costruito nel laboratorio trasporta il creativo nel mondo del computer.

Una volta dentro Kevin Flynn scopre che esiste un universo in cui i programmi hanno forma umana, in cui l’MCP comanda come un dittatore sanguinario, che i videogiochi sono in realtà battaglie mortali e che i creativi come lui sono oggetti di culti proibiti al pari di divinità religiose.
Per uscire dal mondo dei computer Flynn dovrà combattere l’intelligenza centrale, aiutato da due software programmati dai suoi amici (che quindi ne hanno le fattezze), uno dei quali è Tron, che da il titolo al film.

Prodotto dalla Disney agli inizi degli anni ’80, questo film diretto da Steven Lisberger (Tron: Legacy) è divenuto un culto maturando fama e venerazione da parte di una generazione di futuri geek.
Seppure in un’epoca in cui l’uso di internet era un privilegio di pochi e la tecnologia cinematografica era agli inizi, questo film ha uno stile visuale unico e decisamente all’avanguardia.
È una perfetta combinazione di animazione tradizionale, animazione digitale e riprese dal vivo, a cui ha partecipato anche il nostro Tim Burton che all’epoca era agli inizi della sua carriera.

Ciò che ha lasciato il segno in questo quarto di secolo che separa i due film, sono certo tute luminose che indossano i programmi/umani all’interno della realtà virtuale.
Forse un po’ troppo fluorescenti per i nostri occhi abituati ai colori più tenui del cinema attuale, esse sono il marchio di fabbrica del film e vengono riprese anche da Caparezza il quale ne indossa una nel suo video di Abiura di Me, tutta parodia del mondo di Tron.
Ma ciò che da forza al film, e che vedremo anche nel suo seguito, sono le motociclette e il moto-labirinto (e la battaglia mortale in esso)! È uno spettacolo per gli occhi!

Tutto ci porta a pensare di star giocando ad un videogame con la differenza che il videogame è pensante e fa quello che vuole (nel caso dell’MCP).
Se già all’epoca si produceva un film la cui morale era stare in guardia dai computer e dall’elettronica poiché poteva prendere il sopravvento sugli umani, al giorno d’oggi in cui ognuno di noi non può fare a meno di una qualche tecnologia cosa potremmo mai dire? O fare…
I computer sono una realtà attuale: l’uomo li crea sempre più potenti, gli concede sempre più informazioni e gli lascia fare molto lavoro che prima (senza) si era costretti fare da se.
Il Master Control Program degli anni ’80, in questo lasso di tempo, si è modernizzato, è cresciuto. Avremmo mica bisogno di Tron per sconfiggerlo?

Seppur nel primo non vi siano riferimenti diretti ad un sequel, attendiamo ora Tron: Legacy che, grazie alle tecnologie più avanzate e all’uso del 3D (utile o non sapremmo dirlo a visione ultimata), sarà spettacolare, ma non eguaglierà mai il primo capitolo e forse andrà nel dimenticatoio dopo un paio di mesi, a differenza di Tron che ancora oggi è memorabile.

TRON
Steven Lisberger, USA, 1982, 96′
VOTO (Max 5)
8

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