La trilogia onirica di Lynch: Mulholland Drive – PT2

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Dopo una breve sosta, proseguiamo sulla “Mulholland Drive”, sempre a bordo della nostra limousine nera, mentre lentamente ci addentriamo tra la fitta nebbia del mondo dei sogni. (Potete trovare i precedenti commenti alla Trilogia Onirica di David Lynch a questo link).

La telecamera sprofonda in un cuscino rosso: L’analisi del Sogno

1. “Il sogno è la realizzazione di un desiderio”

Se, come dice Freud, “adottiamo il metodo di interpretazione dei sogni, […] scopriremo che essi hanno davvero un significato e che sono lungi dall’essere l’espressione dell’attività frammentaria del cervello. […] . Compiuto il lavoro di interpretazione, ci accorgiamo che il sogno è la realizzazione di un desiderio. Nonostante molti studiosi al riguardo si siano in futuro trovati in contrasto con la suddetta teoria freudiana, nel caso di “Mulholland Drive” sembra invece calzare a pennello.

Per comprendere al meglio quindi quello che è il sogno di Diane, è importante fare spesso riferimento agli avvenimenti accaduti nella realtà.
Come già detto, Diane, perdutamente innamorata della talentuosa Camilla, vedendo che quest’ultima non solo non prova alcun affetto nei suoi confronti, ma che si prende addirittura gioco di lei e dei suoi sentimenti tradendola, fuori di sé organizza il suo omicidio pagando un killer professionista. Tutto questo, nel sogno, prende una piega totalmente diversa. Ossessionata dai rimorsi, infatti, Diane sogna che l’omicidio di Camilla (cioè Rita) vada a monte con un incidente stradale, proprio quando l’autista le aveva appena puntato la pistola contro. La ricerca di Rita però non si conclude qui, difatti per il resto del sogno non la vedremo altro come una “fuggitiva” dal passato totalmente ignoto che porta con sé una borsa colma di banconote e una chiave blu (appartenenti nella realtà al killer).
E’ curioso notare inoltre come alcune delle figure rappresentante nel sogno, siano distorte a tal punto da apparire all’opposto. Primo su tutti Adam: nella realtà un esordiente regista di successo, nel sogno un totale fiasco nella carriera e nella vita stessa (Diane infatti non solo sogna che venga ricattato da un’organizzazione criminale, ma che venga anche tradito dalla moglie con il “ragazzo della piscina”); il risultato di tutte le sfortune di Adam è appunto il suo allontanamento da Rita, ciò che Diane desidera di più.

L6 Altra figura la cui differenza si nota chiaramente, è quella del killer, esperto, cauto e ben organizzato nella realtà, un disastro all’interno del sogno. E’ già evidente fin dalla sua prima apparizione, quando lo si vede far visita all’ufficio di un amico e creare una strage di morti semplicemente per recuperare un libro nero (lo stesso dove evidentemente nella realtà segna i nomi delle proprie vittime, difatti lo vediamo appoggiato sul tavolino del bar Winkie’s mentre parla dell’affare con Diane), il che specifica che non ci sa fare a tal punto da aver addirittura perso la propria agenda e da chiedere informazioni ad una prostituta qualsiasi riguardo alla scomparsa nei paraggi di “una ragazza mora coi capelli lunghi e qualche botta”. Come se non bastasse è anche cieco di un occhio.
Nel sogno va quindi tutto per il verso giusto: Betty e Rita s’incontrano, la sua carriera da attrice è alle porte, soprattutto grazie alla zia Ruth che le ha prestato il suo bellissimo appartamento, l’omicidio fallisce e tolto di mezzo Adam le due ragazze vivono una perfetta storia d’amore.
Ancora una volta, quindi, il tema centrale della storia è l’autoinganno dell’inconscio.

2. Scambi d’identità

Un particolare che non salta immediatamente all’occhio dello spettatore (evidentemente più concentrato nel riuscire a rimettere in piedi la trama) è lo scambio di ruoli che avviene tra Betty e Rita all’interno del sogno e la sostanziale differenza che vi è con la realtà.
La prima, la cui vera identità al di fuori del sogno è quella di Diane, ci viene mostrata come una ragazza solare, piena di speranze, accompagnata dai genitori fino alla realizzazione dei propri desideri, talentuosa, astuta ed estremamente carismatica, nonché benvoluta da tutti. Nel suo sogno ha tutto ciò che non ha realmente; infatti Diane vive in un vecchio e spartano appartamento lasciatole dalla zia morta, con una carriera d’attrice mai decollata, triste, introversa e terribilmente sola.
Non può quasi più dire di possedere un’identità, proprio com’è invece il caso di Rita, nel sogno. Reduce dall’incidente stradale, non ricorda più nulla di sé, è sperduta, ogni cosa la intimorisce, ha sempre bisogno di un appoggio esterno e per di più non sa recitare. Anche questo nella realtà non combacia, considerando che Camilla (questo il suo vero nome) somiglia molto di più a Betty in quanto a carriera e fortuna, ottenuta anche con l’aiuto delle organizzazioni mafiose.

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Torna quindi il tema del Doppelganger: Betty è Camilla e Rita è Diane.
Eppure altre volte la distinzione tra Rita e Betty all’interno del sogno viene quasi a mancare, spesso e volentieri si comportano quasi come fossero unico individuo: compiono gli stessi movimenti, vanno a passo sincronizzato e in seguito porteranno lo stesso colore di capelli e lo stesso taglio.

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Ma anche nel viaggio onirico la verità viene a galla, come sempre; e allora vediamo il nome di Camilla venire affibbiato ad un’attricetta bionda senza esperienza che viene raccomandata dalla malavita e che Adam si vede costretto ad assegnare la parte del proprio film. Mentre, al contrario, vediamo il nome di Diane sul cartellino di una cameriera qualunque del Bar Winkie’s.

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3. Diane e i presagi di Morte

Già dal suo sogno, è possibile prevedere l’atto disperato con cui Diane deciderà di porre fine ai propri tormenti e ai propri rimorsi, cioè attraverso il suicidio. Il primo dei tre presagi è il vagabondo, la figura misteriosa e terribilmente inquietante nascosta dietro l’angolo del Bar Winkie’s: all’interno del sogno, rappresenta le paure più recondite di Diane, la morte si potrebbe dire, non a caso è distinguibile il suo volto anche subito dopo che la ragazza commette il suicidio. Il vagabondo (interpretato oltretutto da una donna) sembra essere il simbolo della solitudine, la più totale emarginazione dalla società, una lenta morte solitaria; proprio ciò che Diane teme di più.
Il secondo presagio è l’apparizione di Louise, la stravagante vicina di casa di Betty che, già notando la somiglianza con il vagabondo, annuncia che “qualcuno in questa casa è nei guai”, quasi a voler smascherare la presenza di Rita all’interno dell’appartamento. In realtà non si riferisce esattamente a Rita, ma a Diane che nella realtà è ricercata dalla polizia.
Terza ed ultima profezia è il cadavere in decomposizione sul letto che Betty e Rita ritrovano all’interno dell’appartamento di Diane Selwyn. Questa volta è esplicito, nel sogno Diane è già morta e la si ritrova nella stessa posizione in cui morirà nella realtà.

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4. Luoghi onirici e prese di coscienza

Nemmeno ai luoghi questa volta Lynch si risparmia di associare un significato. Al di là dell’ambientazione hollywoodiana, infatti, denominata ormai da tutti come “la città dei sogni”, ogni posto ha una sua importanza e un suo perché.
Il luogo dove Betty e Rita sembrano avere ogni presa di coscienza, ovvero quando i ricordi di Rita riaffiorano quasi chiaramente, è la casa, l’appartamento di Betty. In psicologia la “casa” infatti “va a costituirsi come le fondamenta stesse della vita psichica di un individuo, per cui “essere a casa” equivale a “essere integri a livello psicologico […]. Ed essendo il posto dove gli opposti vengono fatti coesistere e dove sono mantenuti in equilibrio, ovvero contenuti, la “casa” va a definirsi come la matrice stessa della soggettività”. [1]

Tra le mura della casa, quindi, non vi può accadere nulla di male.
Altro luogo molto importante è il bar Winkie’s: in ogni scena ambientata all’interno di questo locale vi è infatti un sostanziale impatto con la realtà, l’unico posto dove momentaneamente Diane sembra smettere di sognare, ricordando anche quei fatti che il suo subconscio tende a respingere. E’ evidente nella prima scena dove è il bar a fare da ambientazione, quando un uomo confessa ad un altro di aver fatto un sogno in cui si vedeva proprio nello stesso bar, con la stessa persona e attraverso la parete riusciva a distinguere il volto di un uomo orribile. Trattandosi di un sogno, ovviamente, viene dato per scontato che ciò non accadrà, cosa che invece prontamente succede svoltando l’angolo del bar, dove vi è appunto la prima apparizione del vagabondo. La coscienza di Diane quindi sembra quasi suggerirle che non può sfuggire alla realtà, sogno o desiderio che sia. Lo stesso vale nella scena in cui Rita comincia a ricordare qualcosa subito dopo aver letto il nome “Diane” sul cartellino della cameriera del bar.
Ultimo e forse più rilevante luogo, è il Club Silencio, un teatro nella periferia della città dove sembrano esser messi in scena degli spettacoli surreali e privi di logica. Qui ha inizio la morte del sogno di Diane: “Non c’è una banda, eppure, noi sentiamo una banda” esclama il primo attore, “è tutto registrato”. Il messaggio diretto a Diane è chiaro: tutto ciò che hai vissuto finora era solo una mera finzione, non c’è nulla di vero. Si spiegano così, quindi, anche i forti spasmi di Betty.

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David Lynch è riuscito un’ennesima volta nel suo intento.
Ci ha ingannato di nuovo, ci ha sedotto, illuso; ci ha fatto ancora sognare.
Con la sua fotografia dall’illuminazione accentuata e limpida, offre nuovamente un tocco noir alla sua pellicola, accompagnando le immagini alle atmosfere orchestrali del fidato amico Angelo Badalamenti, come sempre. Una tragedia, se così la si può definire, tra sinfonie oniriche, visioni terrificanti, assurde e idilliache. E ancora una volta è necessario uno sforzo maggiore che ci permetta più di “sentire” che “comprendere”.
Un’altra perla dell’arte contemporanea, quindi, che ci lascia malinconici e senza speranze, alla ricerca di un inesistente lieto fine. Il nastro s’interrompe, la musica scompare, mentre tra le luci di un teatro vuoto restiamo ad ascoltare la più totale assenza di vita, in silenzio.

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FONTI:
[1] Wikipedia, definizione di “casa”.

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Vincent
Sono così aggrovigliato tra i miei peccati da non poter fuggire