Tim Burton e il mostro – Pt8

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Continua il percorso sul mostro in Tim Burton. In questa parte proseguiremo a trattare della relazione fra la figura del mostro e l’elemento delle mani, nello specifico continuando l’analisi di Batman returns (qui la mia recensione del film).
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SELINA KYLE/CATWOMAN – La ricerca di una nuova pelle

Selina Kyle è il personaggio femminile di Batman Returns che entra nella vita del protagonista (anche se Burton ci fa pensare che i protagonisti in realtà siano proprio i nemici dell’eroe) sia come fiamma di Bruce Wayne che come villain per il suo alter ego notturno. A inizio film il personaggio ci viene presentato come una donna tranquilla, succube di una vita che la fa essere impacciata, indecisa, incapace di reazioni. Si accorge di questo suo essere ma non ha la forza di reagire, non ha la volontà di prendere in mano la situazione.

br1Il forte cambio di personalità del personaggio avviene quando il titolare di Selina, il Sig.Shrek, impaurito dalle informazioni riservate che la diligente assistente era riuscita a recuperare, decide di spingerla nel vuoto dall’ultimo piano di un palazzo. La ragazza si ritrova stesa a terra salva miracolosamente grazie a dei tendoni, circondata dalla neve di Gotham city. Ed è proprio qui che avviene la sua rinascita descritta da Burton con l’arrivo di molti gatti che iniziano a cingerla e “disturbarla”. Le saltano addosso, le girano intorno finché uno di loro non inizia a morsicarle il dito indice. La mano che viene ad essere il simbolo della sua umanità, del suo essere quello che è sempre stata; viene “azzannata” dal felino fino a farle sanguinare il dito. E’ proprio in quel momento che Selina riapre gli occhi come in trans, sentendo dentro sé una carica e una energia nuove, sentendosi un’altra.

La realizzazione di questo “passaggio” non avviene però in maniera immediata ma solo dopo aver ripetuto alcuni gesti routinari del suo entrare in casa. In sostanza Selina rivive quei gesti dall’esterno, con una nuova coscienza. Ed è proprio dopo alcuni di questi, precisamente dopo l’ascolto di un messaggio in segreteria della madre (una madre pressante che certamente le aumentava la sensazione di essere succube della vita) che la nuova Selina esplode scoprendo il suo lato irrazionale, il suo lato furioso. Quella faccia di lei che le fa distruggere tutti i pupazzi nel tritarifiuti, le fa detestare e distruggere tutti gli oggetti infantili presenti in casa: distrugge con rabbia la casa delle bambole, le scritte in neon rosa, la maglia con i gattini.

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Si rende conto del mondo “colorato in rosa” che si era creata attorno per non pensare alla vita frustrante che faceva e in quest’impeto irrazionale quasi come posseduta, cerca qualcosa che la possa far sentire diversa: una nuova pelle, nera come la giacca che smembra per confezionare il vestito di catwoman. Ed è qui che ritorna la mano, la mano che questa volta non è più “morsicata” ma pronta a ferire grazie alle unghie appuntite che decide di mettere sulle dita. Una nuova pelle, una nuova vita, una nuova Selina pronta a prendere le proprie difese (e pronta a ferire a sua volta) riassunta nell’immagine di quel guanto talmente aderente da sembrare la sua stessa mano. Burton mette fortemente l’accento su questo aspetto: non ci fa vedere il costume, non ci fa vedere la “prova” della maschera o degli stivali, ma ci regala una inquadratura con Selina che prova il guanto, lo indossa per poi completarlo con l’aggiunta delle unghie finte.

La forte carica irrazionale che contraddistingue la nuova pelle di Selina ci viene ulteriormente mostrata nella prima apparizione di catwoman. La “scelta” di diventare qualcosa di altro non viene infatti spiegata o razionalizzata, non c’è un pensiero razionale, una decisione cosciente dietro a questo desiderio di cambiare pelle. A differenza di Bruce Waine che decide di indossare gli abiti di Batman con l’intento di fermare il crimine per evitare che possa succedere ad altri quello che è successo a lui (componente razionale) , Catwoman nasce come un mero impulso, come una forza incosciente e incontrollata senza una reale motivazione. L’impulso è quello di vendicarsi di Max Shrek, di sfogare tutta la rabbia e la frustrazione accumulate negli anni cosa che, se vogliamo, può essere vista come l’altra componente motivazionale (questa volta irrazzionale) nell’essere Batman per Wayne. La prima scena in cui ci viene mostrata integralmente catwoman salva una signora che stava per essere borseggiata. Ed è qui che possiamo notare la mancanza di senso dell’azione: Selina non vuole essere un altro batman, non vuole essere la paladina della legge, agisce perché sente di doverlo fare, per sfogare la forte pressione che sente al suo interno.

br3Questa scena risulta essere parallela alla scena a inizio film quando Selina viene aggredita e successivamente salvata da Batman, con la differenza che la vittima della prima volta è “l’eroina” di questa. Eroina non certo per volontà di fare del bene ma per vendicarsi di quello successo a lei: dice infatti sarcasticamente “Adoro un uomo grande e grosso che non ha paura di misurasi con chi è la metà di lui” riferendosi a quello che le era successo. Sottolinea poi il suo essere stata vittima dicendo “Voi la fate tanto facile non è vero? Aspettate che spunti sempre qualche Batman a salvarvi” come a rimarcare che prima anche lei era nella “categoria” dei deboli, di chi subiva aspettando Batman e rivendicando la sua nuova natura di donna che sa difendersi: “Io sono catwoman…ascolta il mio ruggito!”. E lo strumento che la contraddistingue e che mette bene in mostra quasi come un simbolo, è la sua mano, la sua “nuova mano”, che usa per impaurire e allo stesso tempo per offendere, deturpando il viso del malvivente.


BRUCE WAYNE/BATMAN – Il guanto che difende e intimorisce

Ruolo meno profondo di questo film è quello di Batman che si ritrova nonostante il film sia “a suo nome” ad essere quasi un personaggio minore rispetto alla forte caratterizzazione dei due villain. Parlando delle sua mani e dei guanti facenti parte del costume bisogna necessariamente fare riferimento alla psicologia del personaggio non solo legata a questo film ma alla figura stessa del supereroe. Batman nasce dalla rabbia di un bambino rimasto orfano di genitori a causa di un malvivente. L’irrazionale e indistinta voglia di vendetta sul mondo criminale accompagnata da un desiderio più razionale di impedire che capiti ad altri quello che è capitato a lui lo porta a decidere di indossare i panni di un eroe cupo, solitario, che potesse intimorire i suoi nemici. E’ così che la figura di Batman nasce senza un costume colorato e senza superpoteri, carica solo del desiderio di spaventare i malviventi.

I guanti del costume hanno così molteplici valenze: da un lato servono semplicemente a difendere l’alter ego di batman, proteggendogli le mani; dall’altro il loro colore e l’uniformità con il costume nonché la presenza di punteruoli sul braccio servono a conferire all’eroe un aspetto spaventoso (sottolineato anche dal colore nero) e a dargli la possibilità di sfogare tutta la violenza necessaria per combattere il crimine. Bruce Wayne nel suo alter-ego insomma vuole essere mostruoso anche se questo (come visto nel film) porta a non poche “incomprensioni” con i cittadini di Gotham che per il suo aspetto non si fidano pienamente. Batman non è come Superman, “colorato e vincente”, ma viene ad essere un mostro come i villain che combatte, un uomo instabile e tormentato interiormente che sente la forte attrazione della mostruosità come mezzo.

br4L’unico momento in cui vediamo la sua mano nuda nel lungometraggio è una volta tornato nella batcaverna dopo uno scontro con catwoman. In questa fotografia Burton ci mostra la solitudine e la fragilità dell’eroe nel suo complesso. Lo vediamo stanco, seduto e affaticato, circondato dal buio che ha voluto crearsi intorno, dal freddo della caverna e dall’oscurità del suo costume. L’unica cosa che in tutto questo emerge è la mano dell’eroe; nuda e senza guanto quasi al centro della scena ci mostra la fragilità e la vulnerabilità dell’uomo- Batman. Ancora una volta la mano è simbolo dell’umanità vera e profonda del personaggio, del suo essere uomo con tutti i limiti che questo ne fa derivare.


MAX SHREK – Il guanto che nasconde la natura mostruosa

br5Uno dei villain del film è il signor Shrek, l’unico antagonista per il nostro eroe a non avere nulla di mostruoso se non la sua interiorità. Batman e Catwoman sono di fatto personaggi “mostruosi” soprattutto per come sono stati dipinti da Burton. Solitari, cupi, vestiti in modo da poter spaventare e offendere; Il pinguino invece non ha nemmeno necessità di indossare maschere per intimorire, è mostruoso nella sua natura, nel suo essere interiore ed esteriore. In questo quadro quindi il potente imprenditore di Gotham viene ad essere una persona “normale”, una persona che non ha (a differenza di Pinguino) nulla da nascondere se non la sua interiorità. Ecco che come Pinguino mette i guanti per nascondere il suo essere mostruoso, così Shrek per tutta la durata del film tiene indosso i guanti sia nelle scene di esterno che di interno come a voler nascondere la sua vera natura: “le mani sono specchio dell’anima”.

Così facendo vanno a delinearsi due coppie di personaggi con molte similitudini tra di loro: Bruce e Selina coprono l’umanità delle loro mani con una nuova pelle per diventare dei mostri, per diventare quei Batman e Catwoman capaci di sfogare le rispettive rabbie e voglie di vendetta; dall’altra parte Shrek e Pinguino si coprono le mani quasi a nascondere di fronte alla gente la loro natura malvagia, interiore per il primo e interiore/esteriore per il secondo.

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ilpina
Creatore, curatore, amministratore, webmaster e in sostanza dittatore supremo e monarca assoluto di The Ed Wooder. Amo darmi alla latitanza quando il tempo me lo permette.