Tim Burton e il mostro – Pt3

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Terza parte dell’approfondimento sul tema del mostro e della mostruosità in Tim Burton.
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MORTE
MALINCONICA DEL BAMBINO OSTRICA E ALTRE STORIE

Il rifiuto del mostro a causa della sua fisicità viene più volte messo in luce anche nella serie di poesie illustrate “per bambini” (anche se secondo me il messaggio è molto più per adulti)  “Morte malinconica del bambino ostrica e altre storie”. In questa raccolta Burton dipinge (in senso di racconto ma anche di immagine) una serie di inquietanti e piccoli personaggi deformi, anomali, dalla vita breve e accidentata, figure struggenti di bambini vittime di una società dalla quale vengono allontanati e ripudiati. Il regista in questa veste da “poeta” è molto più cinico e disilluso di quanto non lo sia nelle sue opere cinematografiche, i bambini deformi risultano essere sempre delle vittime di un sistema che li isola senza una motivazione che vada oltre il mero aspetto estetico, e lo sono ingiustamente vista la loro natura non offensiva.

tb10Il cinismo della società è ben chiaro in alcune storie nelle quali sono i genitori stessi a ripudiare il loro primogenito mostruoso -come del resto avviene nel film “Batman returns” alla nascita del piccolo pinguino- : faccio riferimento specialmente alla poesia “Morte malinconica del bambino ostrica” (che dà il titolo al libro) che qui utilizzerò come esempio chiave per la comprensione del messaggio portante del libricino.

La storia è quella della nascita in una famiglia di un bambino deforme, nato con le sembianze di un’ostrica. Questo fatto viene vissuto subito in maniera drammatica e negativa, non tanto per il timore di non poter dare una vita ed un futuro “normali” al bambino, quanto esclusivamente per la sua mostruosità esteriore che creava ribrezzo nei suoi stessi  genitori. C’è infatti un immediato ripudio del bimbo, un ripudio incoscente e irrazionale figlio della paura del diverso.

“This unnatural birth, this canker, this blight,
was the start and the end and the sum of their plight.
She railed at the doctor:
– He cannot be mine.
He smells of the ocean, of seaweed and brine-.”  [1]
“Questa nascita fuor di natura
segnò la fine della loro vita
futura.Lei se la prese col dottore
-Non può essere mio figlio:
sa di mare, di alghe, di sale
a tutte le ore-”. [2]

L’emarginazione alla quale il piccolo va subito incontro viene amplificata dal suo essere preso come capro espiatorio per i problemi di coppia dei coniugi, come a dire che la società incolpa dei suoi problemi chi non è conforme alle sue aspettative, anche se esclusivamente fisiche e superficiali:

 

“-Really, sweetheart-, she said,
-I dont’ mean to make fun,
but something smells fishy
and I thik it’s our son.
I don’t like to say this, but it must be said,
you’re bleaming our son for your problems in bed” [1]
“E al marito disse: – Caro, mi
rincresce, ma qualcosa fra di noi
sa di pesce. Credo sia, devo
dirlo, nostro figlio. E credo
anche, va detto, che per
colpa sua, tu hai problemi a letto”. [2]

Si ripresenta quindi la storia di Frankenstein con il prototipo del mostro che viene allontanato dal suo stesso “genitore-creatore”. Di per sé anche il mostro di Frankenstei era un bambino, qualcuno che all’inizio della sua vita necessitava solamente di una guida e di qualcuno che si prendesse cura di lui. E anche lui come il bambino ostrica viene incolpato solamente per le sue fattezze: è più facile accusare chi è “fuori” dalla normalità (lo si esclude in maniera più naturale) che qualcuno ben radicato al suo interno (per quanto riguarda il romanzo della Shelley faccio riferimento alla scena in cui il mostro è sul luogo dove una bambina muore annegata).

La situazione del piccolo bambino deforme si complica maggiormente quando i genitori chiedono il parere del loro medico.

“The doctor diagnosed
-I can’t be quite sure,
but the cause of the problem may also be the cure.
They says oysters improve your sexual powers.
Perhaps eating your son
would help you do it for hours!-” [1]
Il dottore diagnosticò:
-Non ne sono sicuro
ma la causa del problema
può esserne la cura.
Ora, si sa, l’ostrica procura gran virilità.
Se lei mangia suo figlio
ne avrà per sempre voglia-”. [2]

La società difficilmente potrà essere redenta perché anche chi al suo interno dovrebbe rappresentare il buon senso e l’oggettività scientifica (il medico) cade vittima degli stessi pregiudizi dei genitori dando la colpa dell’impotenza del padre all’aspetto del figlio e inoltre consigliando di cibarsene per risolvere la situazione. La vita del mostro non ha quindi nessun valore, nemmeno per i suoi stessi genitori. In questo caso come in molti altri (direi quasi tutti), si ritorna alla radice del mostro stesso, al significato in nuce della mostruosità.

La parola “mostro” (monstrum) deriva infatti dal verbo latino MONSTRARE (mostrare): la sua figura ci rende chiaro non il suo aspetto orribile, ma evidenziando le reazioni della società di fronte a lui ci MOSTRA la natura cinica e colma di pregiudizio dell’uomo.

L’epilogo della vicenda è tragico, con il padre che mette in pratica il consiglio del dottore e con una tomba scavata nella sabbia con una scritta su di essa che verrà presto cancellata dalle onde del mare.

“Words writ in the sand
promised Jesus would save.
But his memory was lost with one high-tide wave” [1]
“Ma un’onda d’alto mare,
veloce, asciugò la scritta
e si prese quella croce, né storta,
né dritta.” [2]

Non c’è redenzione, non c’è compassione né tenerezze, il diverso subisce esclusione, viene utilizzato come capro espiatorio e viene eliminato con semplicità dalla mente e dalle storie personali dei personaggi. Nella traduzione italiana non è poi presente l’elemento religioso in questi ultimi versi, che si trova invece nell’originale. Le parole scritte sulla sua tomba nella sabbia dicevano che Gesù avrebbe potuto salvarlo, ma una grande onda cancellò anche quelle. La disullusione è totale e al piccolo mostro è preclusa anche la speranza dopo la morte.

TO BE CONTINUED…!

 

NOTE:
[1] – Tratto da “The Melancholy Death of Oster Boy & Other Stories” – Tim Burton 1997
[2] – Tratto da “Morte Malinconica del bambino ostrica” – Traduzione italiana di Nico Orengo, Einaudi Stile Libero, 1998 Giulio Einaudi Editore, Torino

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Creatore, curatore, amministratore, webmaster e in sostanza dittatore supremo e monarca assoluto di The Ed Wooder. Amo darmi alla latitanza quando il tempo me lo permette.