Thor: Ragnarok

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Parto subito avvertendovi: la recensione parte con un brevisssssimo preambolo: se volete andare subito al cuore del film, saltate i prossimi 3 paragrafi!

Finche entravo al cinema l’altra sera stavo facendo il conto mentale di tutti i film dell’universo condiviso Marvel che mi sono andato a vedere in sala, e ci sono un po’ rimasto. Non tanto perché la risposta era “tutti tranne l’Hulk di Leterrier” (quello con Edward Norton…ve lo ricordate?) , quanto perché ho realizzato che Thor: Ragnarok è il 17esimo uscito…diciassette film su supereroi che condividono lo stesso universo, la stessa visione d’insieme e spesso gli stessi personaggi. Come si può essere ancora originali e invogliare il pubblico ad andare a vederli mantenendo al contempo un collegamento tra tutte le storie?

Il primo Thor era qualcosa di davvero interessante perché girato dallo Shakesperiano Kenneth Branagh, che ci ha messo tutta l’epica e quel tono solenne che ci si poteva aspettare da un film il cui protagonista è un dio della mitologia nordica (era il 2011). Poi però dopo l’arrivo del divertente e divertito Joss Whedon e il suo Avengers le carte in tavola si sono mescolate un po’ per tutti: diciamo che dopo una battuta come “È mio fratello!” – “Ha ucciso 80 persone in due giorni…” – “Beh, è stato adottato”, era palese che nulla sarebbe stato più come prima. Ed infatti con il secondo “Thor:The dark World” che di dark aveva solo il titolo, s’è vista una incredibile inversione di tendenza non dico verso la commedia, ma quasi. Ma le montagne russe non sono finite in quel 2013: Thor infatti lo ritroviamo anche nel secondo Avengers (2015) quello sì volutamente “serioso”.

L’altro tassello importante in questo saliscendi è del 2014: Guardiani della Galassia di James Gunn e il suo seguito del 2017. E che dire…con canzoni rock’n roll, ironia (questa volta sì, piena ironia) e un aspetto visivo anni ’80, i Marvel Studios hanno introdotto il tema dello spazio, degli alieni, degli altri pianeti, usando il film come introduzione all’universo che vedremo nel terzo Avengers, Infinity War. Cosa mancava in tutto questo? Semplice, un ponte. Qualcosa che fosse legato ai supereroi “terrestri”, alle storie degli Avengers ma al contempo anche coi Guardiani della Galassia. Ed ecco il perché di questo Thor, un film con due personaggi che siamo abituati a vedere sulla terra (Thor e Hulk) nel contesto dei Guardiani, e soprattutto con quello stesso tono scanzonato, rock’n roll e questa volta ancora più smaccatamente anni ’80 di tutti gli altri film precedenti. E niente, devo fare i complimenti alla Marvel perché questa operazione è andata benissimo, è girata liscia liscia, mantenendo una grande unità nel loro universo condiviso.

Detto questo, cominciamo a parlare del film, con la trama: “Il ritorno di Thor ad Asgard si fa amaro quando scopre che Loki si è sostituito al padre Odino sul trono, spedendo quest’ultimo in un ospizio terrestre. Ma il peggio deve ancora arrivare: Hela, sorella maggiore e dea della morte, sta per uscire dalla sua prigione e vuole vendicarsi su Asgard”.

Non conoscevo il regista della pellicola, il neozelandese Taika Waititi, ma devo dire che mi piacerebbe approfondirlo. La sensazione che ho avuto alla fine del film è stata quella di un “sano divertimento”, nel senso che c’è un’aria generalmente divertente in ogni scena che però non diventa mai così preponderante da trasformare tutto in commedia; è un film che al pari del primo Avengers riesce a divertire ma al contempo ad “esaltare” il pubblico, nello specifico ha davvero tirato fuori il bambino che è in me. Dopo quattro film con Thor come personaggio, devo dire che questo è l’unico in cui mi sono finalmente gasato nel vederlo usare tutta la sua forza e tutti i suoi poteri, senza dubbio il film in cui il personaggio “viene fuori” meglio. Stessa cosa peraltro si può dire per Hulk, che qui è molto meno Bruce Banner e molto più mostro verde: finalmente ce lo godiamo un po’ di più e come si dovrebbe.

L’ambientazione come suggerito prima è molto Guardiani della galassia, ma ha il pregio di essere anche vagamente “fantasy” in un continuo giustapporsi degli scenari del tecnologico pianeta Sakaar con navicelle spaziali, fucili laser e tutto il resto e dall’altra parte l’Asgard mitologica delle divinità, della magia, di quell’ambientazione tra soldati con armature, spade e vestiti simil-medievali che ricordano il Signore degli anelli e tutto quel filone. E la cosa bella è che tutto gira in maniera molto efficace, in un minestrone di migliaia di colori, personaggi e suoni synth anni ’80 giustapposti con un successo dei Led Zeppelin del 1970 (Immigrat Song). Non era facile far quadrare tutto, ma su questo devo dire che il regista c’è riuscito alla grande!

Ovvio comunque che non stiamo parlando di cinema d’autore, non stiamo parlando di un lavoro che ha neanche lontanamente un abbozzo di profondità, di introspezione, di pensieri o cose del genere: a dispetto del titolo (il Ragnarok è l’apocalisse della mitologia nordica) non c’è nulla che vada più in là del fumo negli occhi (colorato) che ci viene buttato in faccia. Ma sapete che c’è? Preferisco molto ma molto di più un film come questo che dice a chiare lettere “sono un film leggero sui supereroi” piuttosto che tanti altri prodotti dello stesso genere che vengono forzatamente riempiti di un senso più profondo tirato per le orecchie o di un messaggio che c’è ma magari è di una banalità sconcertante o non arriva.

Menzione speciale anche per il cast, che mi ha fatto davvero pensare che il mondo del cinema (tutto il mondo del cinema) checché se ne dica deve confrontarsi con questa realtà dei cinecomic e con il loro incredibile successo di pubblico, confrontarsi e farne anche parte anche nonostante la loro leggerezza. Ecco allora che nel film troviamo credo i migliori attori inglesi giovani del momento, ovvero Tom Hiddleston e Benedict Cumberbatch (in una brevissima ma bellissima apparizione), troviamo Anthony Hopkins, Jeff Goldblum e la due volte premio Oscar Cate Blanchett, che alla faccia del cinema autoriale qui veste i panni della dea della morte con una tutina attillata, un enorme copricapo e tanti magici coltelli da lanciare. Brava Cate che non hai la puzza sotto il naso!

THOR: RAGNAROK
Taika Waititi, USA 2017, 130’
VOTO (Max 5)
8

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ilpina
Creatore, curatore, amministratore, webmaster e in sostanza dittatore supremo e monarca assoluto di The Ed Wooder. Amo darmi alla latitanza quando il tempo me lo permette.