The Village

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Un film che se non è piaciuto, è solo perché non è stato capito. Non dico che si tratti di quelle opere criptiche di cui è impossibile comprendere il significato, ma di un prodotto che nel 90% dei casi viene affrontato con delle aspettative che vengono puntualmente deluse: The Village ha l’aspetto esteriore di un film horror ma un cuore e un fulcro molto ma molto differenti, quindi capisco la cocente delusione di chi all’uscita della sala o dopo aver spento la TV è rimasto a bocca asciutta per non aver visto l’ennesimo film dell’orrore. Anche se non potrebbe essere che così…it’s M.Night Shyamalan baby!

Trama (di superficie…): “Fine 1800. Covington è un piccolo villaggio della Pennsylvania che conta circa 60 abitanti che vivono, apparentemente, in un clima tranquillo e felice. Ma nessuno di loro si allontana mai dal villaggio e tantomeno si addentra nella vicina foresta, in cui, secondo antiche credenze, abitano delle mitiche creature sconosciute e innominabili. Ma il coraggioso Lucius coinvolgendo Ivy (una ragazza cieca dalla nascita) decide che è tempo di sfatare il mito”.

La prima volta che ho visto questo film sono rimasto incredibilmente meravigliato per l’ambientazione, un’atmosfera alla Sleepy Hollow (che per me rimane comunque sempre il top!) con l’aggiunta di questi verdi, ocra e rossi onnipresenti, una fotografia davvero spettacolare opera di Roger Deakins (direttore della fotografia per moltissimi film dei fratelli Coen) che per me è stata la vera “quadratura del cerchio” rispetto agli altri film di M. Night Shyamaln, sempre interessanti (a parte rare eccezioni…mi sentite After Earth e L’ultimo dominatore dell’aria?) ma abbastanza asciutti da un punto di vista visivo. Parto proprio da qui perché quello che per me rimane il suo capolavoro è tale anche e soprattutto perché visivamente ha molto di più rispetto ai vari Signs, Sesto Senso o Unbreakable, il suo miglior film è quello che visivamente si stacca più dagli altri (e questo non so se sia un complimento).

Se poi ad una fotografia così potente e fiabesca si aggiunge una colonna sonora tra le più belle mai scritte da James Newton Howard, il film è riuscito almeno per la sua metà: the Village è un lavoro che come solo i grandi sanno fare resta impresso nella mente come un sogno visivo e sonoro, qualità che trascendono una storia comunque interessante, ricca e piena di significato che crea un’atmosfera che è tutto un programma. Sì perché senza entrare (non ancora!) nello specifico della storia, del film rimane anche un’aura che non ho problemi a definire hitchcockiana: per tutto il lavoro si respira un’aria di mistero che non si riesce a capire fino in fondo, ci si ritrova in questo villaggio dove sembra che tutti parlino sottovoce tra di loro per tramare qualcosa, è un ambiente molto circoscritto circondato da boschi che incutono un continuo senso di inquietudine, mistero e pericolo imminente (sottolineato benissimo nel loro essere onnipresenti nelle inquadrature esterne), ci sono capanni proibiti, scatole nere in vista che non si possono aprire, luoghi ai quali non avvicinarsi. È tutto completamente e tremendamente claustrofobico e carico d’ansia!

La perfetta atmosfera che si crea è la base su cui si sviluppa l’aspetto horror della pellicola, che come tutti i grandi film di questo genere non viene data dal mostrare qualcosa (in questo caso dei mostri “innominabili”), ma dal farla percepire e vedere fugacemente. Parlando proprio di questo The Village è anche una riflessione su quanto la paura in sé possa essere potente, su quanto le persone anche senza una reale esperienza diretta si facciano traviare dalla paura di qualcosa che non si è mai visto e che non si conosce. In senso più ampio sembra anche che Shyamalan, formatosi in rigide scuole cattoliche, voglia parlarci anche di come sia facile condizionare i comportamenti e le azioni delle persone crescendole con verità incontestabili, ponendo dei limiti mentali invalicabili e creando una situazione di isteria collettiva dove tutti credono senza conoscere. E in tutto questo la figura della protagonista Ivy risulta essere metaforica, in quanto è proprio una persona cieca ad avere la forza e il coraggio di superare i propri limiti mentali nonostante quelli fisici.

Il che mi porta a parlarvi anche dell’altro fulcro della pellicola, ovvero l’amore. Potrebbe sembrare banale ma non lo è affatto: l’amore è l’unica forza che ci permette di aprire gli occhi, di  affrontare qualsiasi avversità e qualsiasi paura più o meno fondata. Il mondo si muove fondamentalmente per amore, e le scene in cui la protagonista si trova nel bosco (non spoilero il perché) ce lo mostrano molto chiaramente nella sua corsa impaurita, affannata e disperata in mezzo agli alberi nonostante la cecità. Ecco, in queste scene e anche in quelle precedenti è chiaro come l’intento horror del regista sia solo una parte di questo lavoro, che si espande in ben altre direzioni come il dramma con pure un pizzico di romanticismo (a riguardo bellissima la scena di Ivy e  Lucius sotto la tettoia). Ovvio che si si aspettava un film dell’orrore su queste scene può solo che storcere il naso!

Altra riflessione che Shyamalan, anche sceneggiatore della pellicola (dovevo ancora dirvelo, l’avevo dato per scontato eh eh), ci fa, è quella sul senso del male e sulla natura degli uomini. Senza addentrarmi nella trama (decisamente troppo pericoloso per via dei vari colpi di scena) mi limito a dire che la morale che ne esce è che il mondo non è malato in sé come se gli uomini in questo fossero solo innocenti, ma al contrario che non esiste uomo innocente,  tutto il male parte sempre e comunque da noi, indipendentemente dagli estremi sforzi che si fanno per tenerlo lontano dalla propria porta. È la natura umana che crea e porta avanti il male!

Concludo tornando all’aspetto tecnico ed elogiando le prove di Bryce Dallas Howard, Joaquin Phoenix e Adrien Brody, ma anche di William Hurt e Sigourney Weaver. Il cast comunque è tutto un programma perché troviamo anche un giovane (e ancora sconosciuto) Jesse Eisenberg e Michael Pitt, attore che mi piace molto ma che da qualche tempo è sparito dai miei radar.

Poi vabbè, parliamo di Shyamalan quindi chi lo deve ancora vedere si aspetti pure il colpo di scena finale…a mio modo di vedere uno dei più geniali di sempre.

Per me, un capolavoro!

 

THE VILLAGE
M. Night Shyamalan, USA 2004, 108’
VOTO (Max 5)

About ilpina

ilpina
Creatore, curatore, amministratore, webmaster e in sostanza dittatore supremo e monarca assoluto di The Ed Wooder. Amo darmi alla latitanza quando il tempo me lo permette.