The Prestige

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prestige“Ogni numero di magia è composto da tre parti o atti: la prima parte è chiamata la promessa, l’illusionista vi mostra qualcosa di ordinario; il secondo atto è chiamata la svolta, l’illusionista prende quel qualcosa di ordinario e lo trasforma in qualcosa di straordinario; ma ancora non applaudite, perché far sparire qualcosa non è sufficiente: bisogna anche farlo riapparire! […]”

The Prestige è la storia di due apprendisti maghi, Alfred Borden e Robert Angier, entrambi alla ricerca del trucco perfetto e inimitabile ma spinti l’uno contro l’altro da un’inestinguibile rivalità.Borden, uno straordinario Christian Bale, è istintivo e sfuggente, nonché il più talentuoso dei due. Egli immola la sua intera esistenza alla magia nonostante questo comporti pesantissime ripercussioni sul suo rapporto con la moglie, rapporto che collasserà definitivamente con l’entrata in scena della conturbante assistente Olivia (Scarlett Johansson).Angier, l’ambiguo Hugh Jackman che qui ritroviamo nuovamente alle prese con un film sulla magia e affiancato dalla stessa partner di Scoop, è più freddo e metodico, vive ormai con il solo scopo di annientare il rivale, sia professionalmente sia soprattutto umanamente. La sua è una vera e propria ossessione e altro non desidera che punire Alfred, l’uomo che ritiene responsabile dell’annegamento della compagna durante un rischioso numero di escapologia. Per riuscire nell’intento ricorrerà persino all’aiuto di Tesla (un David Bowie decisamente a suo agio nei panni dello scienziato un po’ pazzoide), e alle sue conquiste in materia di elettricità per mettere a punto il trucco del “vero trasporto umano” grazie al quale spera di potersi liberare definitivamente della sua nemesi.

Tratto dall’omonimo romanzo di Christopher Priest, The Prestige è una vera e propria caduta libera all’interno della fragilità della psiche umana, una riflessione profonda sull’altro e sulle molteplici identità dell’individuo, un’indagine sulla natura dell’ossessione e sulla perenne impossibilità di discernere la realtà dall’illusione.Nolan suggerisce, senza tuttavia mai imporla, l’assenza di un vero e proprio dualismo bene/male, vero/falso, amore/odio, in favore di una terza via che sublima le precedenti; è questo il fil rouge che possiamo scorgere senza difficoltà in ogni suo lavoro: The Dark Knight è il frutto della riflessione su temi quali giustizia e vendetta, in Inception diventano protagonisti la vita e il sogno, in Memento presente e ricordo.Anche il tessuto temporale della narrazione è tutt’altro che lineare e avvolto in spire su sé stesso; nelle primissime sequenze infatti ci viene in parte anticipato il finale per tornare poi allo svolgimento vero e proprio dell’azione, con rimandi avanti e indietro nel tempo e nello spazio: si ha quasi la sensazione di varcare le porte del trasporto umano ed entrare a far parte del trucco.

È altresì vero che in più di due ore di film momenti spettacolari si alternano ad altri più macchinosi (la parte centrale a tratti perde di grip) ma che risultano pur sempre sostenuti da bellissime scenografie e una fotografia che ci riporta all’epoca vittoriana senza diventare mero esercizio di stile.In nome dell’indiscutibile talento e della sua ennesima opera più che godibile a Nolan si perdonano anche quelle sapienti malizie di regia disseminate qua e là, che unitamente alle musiche di grande effetto, confezionano alcuni momenti di pathos un po’ troppo affettati.La sfida col pubblico è comunque vinta e il regista ancora una volta riesce a destare nello spettatore stupore e meraviglia firmando una pellicola che è anche una splendida metafora sul cinema, che proprio nell’Ottocento, secolo in cui la storia è ambientata, muove i primi passi.

Concludo citando il premio Oscar Michael Caine (il collaboratore di Angier) e il suo monologo finale:“[…]Ora voi state cercando il segreto ma non lo troverete perché in realtà non state realmente guardando… voi non volete sapere… voi volete essere ingannati!“

THE PRESTIGE
Christopher Nolan, USA- Gran Bretagna 2006, 130’
VOTO (Max 5)
9

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