The nightcrawler – Lo sciacallo

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Lou non riesce a trovare lavoro. Un giorno assiste per caso a un incidente stradale e ha un’illuminazione: si procura una videocamera e da quel momento passa le notti correndo sui luoghi delle emergenze, per riprendere le scene più cruente e vendere il materiale ai network televisivi. La sua scalata al successo lo rende sempre più spietato finché, pur di mettere a segno uno scoop sensazionale, arriva a interferire pericolosamente con l’arresto di due assassini…

Qualcuno qui ha visto Drive (i produttori sono gli stessi, ndr)! Sì, ma a differenza di tanti che copiano sterilmente, il regista di questo “The nightcrawler” ha saputo trarre la lezione del magnifico film di Winding Refn adattandola al suo stile e soprattutto ad una sceneggiatura degna di nota. Immaginate una Los Angeles notturna, piena di luci al neon incredibilmente colorate giustapposte da un lato al buio del cielo e dall’altro alla luna piena e alla natura arida del posto. Un’automobile, un uomo solo, storie di malvivenza, dolore ed emarginazione…ecco il setting di Drive ed ecco il setting di questo bellissimo primo lavoro dello sceneggiatore (ed ora regista) Dan Gilroy.

Al di là dell’aspetto visivo davvero eccellente bisogna sottolineare anche l’importante valenza sociale del lavoro. Il film infatti può essere visto nel suo complesso come una tremenda denuncia della società americana attuale, denuncia che potrebbe essere estesa senza dubbio anche a noi. Il protagonista è una sorta di Robert De Niro in Taxi Driver “versione moderna”: entrambi hanno in comune una sorta di misantropia profonda accompagnata da uno scollamento dalla società civile. Stiamo parlando di un outsider, di un uomo che passa la vita chiuso in casa a leggere su internet come poter fare cose che non farà mai e che si vede accrescere così un profondo senso di frustrazione e rabbia.

Il personaggio del film di Scorsese però aveva una sua morale, era intrinsecamente buono ma era stato traviato dalla guerra prima (ricordiamo che si trattava di un reduce del Vietnam) e dalla società americana poi, una società che fagocitava i suoi figli per poi dimenticarsene.

Il personaggio interpretato da Jake Gyllenhaal invece non ha dovuto subire nulla di tutto ciò; è semplicemente figlio e frutto di più di cinquant’anni di un sistema che mira esclusivamente all’ambizione, al successo, alla ricchezza, ai soldi. Non si tratta di un classico anti-eroe da new Hollywood, ma di un vero e proprio villain viscido e senza scrupoli, di quelli che non hanno il coraggio di raggiungere i propri obiettivi se non con l’imbroglio, con la menzogna e i falsi sorrisi. È solo scoprendo la sua natura più infima e scorretta che tira fuori tutto il male che c’è dentro lui, non come un leone che padroneggia tutta la vita, ma appunto come uno sciacallo (titolo italiano del film, per una volta azzeccato!), un animale che si nutre di morte e della disperazione altrui senza un minimo senso del pudore e dell’etica.

Il regista vuole passare comunque un altro messaggio molto importante: non è solo il protagonista ad essere cattivo, ma è la società nel suo complesso ad essere malata nel portare le persone a logiche di questo tipo, siamo noi i primi responsabili. Il tutto è passato tramite la figura di Nina, la direttrice del TG notturno di un canale di L.A. a cui Lou vende i suoi video. La logica della donna è quella dell’audience, del successo del suo lavoro, del denaro; per questo è disposta a “passare sopra tutto”, passare sopra all’etica professionale, alla dignità delle persone ferite o morte che sono presenti nelle immagini vendutele dal protagonista. “Le immagini che vedrete sono molto crude, invitiamo gli spettatori sensibili a non guardare”…e intanto ci si emoziona quasi fino al sublime nel guardare e sentire sempre più vicino il dolore altrui, con tutto il suo pesante bagaglio di sangue.

La colpa è quindi nostra, di noi che guardiamo distrattamente le notizie di economia e politica ma che abbiamo una passione perversa verso tutto ciò che è cronaca nera, verso tutto ciò che è il male altrui: più macabra è la situazione (pensate al plastico della villetta di Cogne a Porta a Porta per dirne uno…), più interesse si crea.
Nella visione pessimista e disincantata del regista non esistono “personaggi positivi”, ma solo pesci grossi che mangiano pesci più piccoli, persone che con la loro assenza di scrupoli e di moralità, riescono a progredire e schiacciare tutti gli altri; le persone buone nella logica di questo mondo diventano necessariamente vittime inermi.

Non mi soffermo sulle interpretazioni che ho trovato davvero molto buone (un Jake Gyllenhaal magrissimo e molto inquietante) ma voglio fare un plauso al mio buon vecchio amico (?!) James Newton Howard: delle musiche davvero belle, non evocative ma certamente adatte alla pellicola.

Un film quindi da vedere, i cui unici difetti che ho trovato sono stati una certa freddezza e la totale assenza di sentimento/poesia (che per carità, per un film del genere ci sta). Per essere il primo lavoro scritto/sceneggiato/diretto da Gilroy direi un ottimo risultato!

THE NIGHTCRAWLER – LO SCIACALLO
The Nightcrawler
Dan Gilroy, USA 2014, 117’
VOTO (Max 5)
8

About ilpina

ilpina
Creatore, curatore, amministratore, webmaster e in sostanza dittatore supremo e monarca assoluto di The Ed Wooder. Amo darmi alla latitanza quando il tempo me lo permette.