The Hole 3D

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the_holeChiarissima in questo lavoro la mano del regista che finalmente non è più “anonimo”, ma dà del suo, fa vedere chi è e da dove viene. Sì perché è chiarissimo da dove provenga Dante: il grande cinema horror anni ’70 e ’80.

Trama (The Space): “Susan e’ una madre che insieme ai sue due figli adolescenti si trasferisce in una casa in una piccola cittadina. Qui i giovani Dane e Lucas fanno amicizia con la bella vicina Julie e, insieme a lei, scoprono una strana botola nel seminterrato della nuova abitazione. L’inquietante buco, apparentemente senza fondo, ha il potere di liberare forze malefiche e misteriose e li condurra’ a confrontarsi con le loro paure e angosce piu’ profonde”.

La qualità può essere passata in tanti modi”, questo mi viene da dire. Stiamo parlando di un film horror per ragazzi (un teen-horror movie americano come ne escono a secchiate ogni anno) eppure si tratta di un film fatto veramente bene. Stranezza?No, è il pubblico che ormai non si aspetta più nulla e sa che se andrà a vedere un film di questo genere certamente sarà una sciocchezza. Joe Dante invece ci ricorda che la qualità è trasversale, che non esistono (o non dovrebbero esistere) film autoriali oppure film di genere, ma che si può trovare autorialità nell’horror come nel comico; dipende tutto dal regista (produttori permettendo).

La trama di per sé segue giustamente qualche cliché, come i protagonisti giovani e belli, qualche battuta ecc, come diventa cliché anche la distribuzione solo in 3D (i produttori insomma sanno benissimo dove andare a parare per attirare i ragazzi al cinema). Cosa cambia da altri milioni di prodotti del genere? La mano del regista che finalmente non è più “anonimo”, ma dà del suo, fa vedere chi è e da dove viene. Sì perché è chiarissimo da dove provenga Dante: il grande cinema horror anni ’70 e ’80 , cinema che lui ha respirato e fatto. Il regista come un altro Sam Raimi insomma, attinge nel 2010 a piene mani da un immaginario che haimé è stato un pò perso ultimamente: quello di Carpenter, dei primi Jackson e Craven, quello addirittura di Mario Bava (del quale il regista ha dichiarato di essere grane estimatore). Nessuno spargimento di sangue, niente scene frenetiche, ma solo una grande e sapiente capacità di calcolare i silenzi, i rumori, le musiche, le inquadrature, i movimenti di camera. Inquietanti anche se a tratti suscitavano un pò il riso (proprio alla Raimi insomma) alcune figure, buono poi l’utilizzo delle luci. Veramente ammirevoli da un punto di vista visivo infine alcune immagini come l’interno della fabbrica di guanti o il paesaggio in fondo alla botola assolutamente tratto (anzi, direi proprio copiato al 100%, ma ci sta) dalle architetture dell’espressionismo tedesco -riprese in parte anche da Burton- che qui ci vengono date in maniera molto più diretta, come se stessimo guardano “Il gabinetto del Dottor Caligari”.
Non spendo invece parole sul 3D perché haimé, non mi convince in toto (quindi non mi convince nemmeno qui come non mi ha convinto con Alice, Avatar ecc…).
Se dovessi consigliare un film horror a un ragazzino, fra i tanti banalissimi e vuotissimi “Final destination XVI in 3D”, “San Valentino di sangue 3D”, “Saw 8 3D” e compagnia cantando, consiglierei senza nemmeno pensarci questo. Almeno si creerebbe un pubblico giovane con un gusto per il cinema già più “fine” di quello che si sta creando bevendosi tutta quella robaccia made in USA.

THE HOLE IN 3D
Joe Dante, USA-2010 (’09 in America), 92′
VOTO (max 5)

About ilpina

ilpina
Creatore, curatore, amministratore, webmaster e in sostanza dittatore supremo e monarca assoluto di The Ed Wooder. Amo darmi alla latitanza quando il tempo me lo permette.