Terminator

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Per la serie “i classici perduti” ho approfittato dell’ennesima bella serata cinematografica di RAI4 per riguardarmi il primo Terminator, che sinceramente non ricordo nemmeno quanti anni fa ho visto l’ultima volta (forse andremmo sulle due cifre). E, col senno di poi dove per “poi” intendo Avatar (eh sì, non riuscirò mai a mandare giù l’eco che quella pellicola sopravvalutatissima ha avuto) , devo dire che sono rimasto impressionato da questo film nonostante la regia di James Cameron. Visto con gli occhi di oggi mi ha detto molto ma molto di più rispetto a quello che ricordavo; mi piace quando le pellicole mi fanno ricredere!

Trama: “Anno 2029: un computer chiamato Skynet sta lottando contro un gruppo di resistenza umana, dopo aver distrutto l’umanità nel 1997. Skynet manda nel passato uno dei suoi guerrieri, un cyborg di sembianze umane chiamato Terminator, per uccidere Sarah Connor, la madre del leader della resistenza, prima che dia alla luce suo figlio. La resistenza manda un guerriero di nome Kyle Reese nel 1984 per proteggere Sarah”.

Cosa colpisce nel 2017 di Terminator? A più di 30 anni di distanza dalla sua uscita questo lavoro assume a mio modo di vedere una valenza più importante del semplice “film famoso di fantascienza” o del “film cult”. Questo perché anzitutto non stiamo parlando di un’opera di solo intrattenimento, ma di qualcosa che ci dice molto di più: è praticamente un manifesto degli anni ’80, la sintesi dello spirito di un’epoca. Il regista soprattutto nella parte iniziale continua insistentemente a inserire musiche di quel periodo: nei bar, in discoteca e persino nelle scene in casa, ci sembra quasi di vedere un videoclip. E con le musiche da apripista troviamo anche tutto il resto, quindi capelli cotonati, walkman, motorini e bandane. Naturalmente risulta ovvio che quando il film è uscito Cameron voleva attirare il pubblico giovane, ma con il passare degli anni questa fattura ha assunto tutti i connotati del manifesto di quell’epoca, di una storia che per quanto fantascientifica può raccontarci con realismo di un periodo e della passione esplosa in quegli anni per i videogame, la fantascienza, e tutto ciò che aveva a che fare con le nuove tecnologie che stavano prendendo piede. Lo stesso fulcro della storia (ovvero le macchine che in un futuro hanno preso il sopravvento) ci racconta di come il mondo in quella decade si interrogasse sulla funzione e sui limiti dell’utilizzo del computer e dei macchinari che si stavano facendo via via sempre più automatizzati.

La passione e la voglia di descrivere una certa tecnologia “nuova” ci viene mostrata anche nelle scene ambientate nel futuro, dove troviamo tutto quello che serve per far rimanere a bocca aperta lo spettatore del 1984: astronavi, enormi robot cingolati che schiacciano i teschi di una umanità fatta a brandelli, raggi laser…sembra di essere all’interno di un videogioco! Cosa peraltro volutamente sottolineata dalle particolari soggettive del Terminator: credo sia la prima volta che al cinema si vede la scena “con gli occhi di un robot”, con lo schermo rosso, le scritte computerizzate ai lati e la visione del solo fucile, chiaro richiamo ai videogame FPS (gli “spara tutto in soggettiva”).

Sempre parlando dell’ambientazione futuristica e per capire l’impatto che la pellicola ha avuto, dico solo una cosa: Matrix. Terminator è stato davvero un punto di svolta di una certa fantascienza al cinema, non si può non riconoscere come sia stata l’idea generale di questo lavoro a condurre le Wachowski (che a suo tempo erano ancora “i fratelli W.”) a partorire la storia di Neo & co.

L’altra cosa che mi ha stupito piacevolmente (e di cui a suo tempo non mi ero minimamente accorto) è la natura se vogliamo “ibrida” della pellicola. Nonostante possa sembrare un film avventuroso/fantascientifico, direi che senza dubbio incasellarlo in questa categoria (più adatta agli altri film della saga) sarebbe sbagliato o quantomeno riduttivo. La prima parte infatti ha molto del thriller nel senso che, al di là dell’arrivo dei protagonisti tra fulmini blu, la trama ha al centro un assassino venuto dal nulla che cerca e uccide le donne di nome Sarah Connor; se ci pensate sembra la storia di un classico poliziesco con i detective (presenti anche qui) alla ricerca di un serial killer. Se non ci fossero degli intermezzi con scene ambientate nel futuro post-apocalittico da cui provengono i protagonisti sembrerebbe di guardare un film anni ’90 alla Se7en. O, addirittura, un film di Wes Craven…

So che sembra strano da dire ma credo che l’anima di questo lavoro abbia davvero qualcosa a che vedere con l’horror, ma non quello fantascientifico alla “Alien” (di cui ricordiamo Cameron ha diretto il secondo capitolo nel 1986), ma di quello slasher, inaugurato dall’Halloween di John Carpenter e portato avanti dai vari Venerdì 13 e negli anni successivi dal Nightmare (uscito lo stesso anno di Terminator) e dallo Scream di Craven citando i più conosciuti. Questa immagine del’assassino silenzioso che senza un motivo entra in una casa, magari abitata in quel momento da una coppia di giovani che hanno appena fatto l’amore, e che li uccide in maniera cruenta, non può non ricordare la figura di Michael Myers. E sulla linea di queste “ispirazioni” che tanto andavano di moda in quegli anni il film non si fa mancare certe scene che, se non vogliamo definire splatter, difficilmente non possono essere definite come particolarmente cruente. Cosa naturalmente molto voluta: perché diamine il Terminator avrebbe dovuto avere pelle e sangue umani se non per mostrarli? Ma tranquilli, in tutto questo Cameron non si fa mancare naturalmente quello che è lo spirito che i più ricordano del film, ovvero il suo essere una storia avventurosa, con inseguimenti in macchina, esplosioni e tutto quello che farebbe felice Michael Bay. È forse con questa mescolanza di generi che il lavoro trova una dimensione tutta sua, che lo rende perfettamente inserito negli anni di sua uscita ma al contempo molto originale anche e soprattutto per i giorni nostri.

A livello tecnico è impossibile non parlare degli effetti speciali, che per l’epoca sono davvero degni di nota: tra modellini in movimento, animatronics e scene in stop motion, il regista non rinuncia a nulla della sua visione del film, spingendosi ben oltre quelli che erano gli effetti dell’epoca. Del resto Cameron ha sempre voluto essere un pioniere in queste cose!

Dopo tutto questo sproloquio che alla fine della fiera può esser visto come un mio totale e completo elogio al regista (mio dio, io che elogio Cameron è roba da pazzi!) volevo solo sottolineare come la scelta di Arnold Schwarzenegger per la parte sia stata estremamente interessante e lungimirante: grazie alla sua interpretazione (muta, per carità) è nata una vera e propria icona pop che tra allungamenti e strascichi della saga è arrivata fino ai giorni nostri.


TERMINATOR

The Terminator
James Cameron, USA 1984, 107’
VOTO (Max 5)

About ilpina

ilpina
Creatore, curatore, amministratore, webmaster e in sostanza dittatore supremo e monarca assoluto di The Ed Wooder. Amo darmi alla latitanza quando il tempo me lo permette.