Star Wars: Il risveglio della Forza

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Sono un fanboy di Star Wars, uno di quelli che qualsiasi cosa succeda rimane a bocca aperta con gli occhi a cuore pensando a quanto è fortunato ad aver vissuto nell’epoca in cui è uscita questa saga. Tuttavia quando sono andato a vedere “Il risveglio della forza” (il giorno di uscita, of course) ero estremamente appagato, gratificato da fan nel vedere esattamente tutto quello che mi aspettavo, ma al contempo non so, avevo un po’ di amaro in bocca. Palare di “delusione” certamente no, ma un po’ di naso storto sì.

Ebbene, a un po’ di tempo di distanza e con episodio VIII alle porte me lo sono rigustato questa volta in lingua originale (grazie NETFLIX!), e niente, è successa la magia.

Trama: “Star Wars Episodio VII Il Risveglio della Forza si svolge circa 30 anni dopo i fatti raccontati in Episodio VI Il Ritorno dello Jedi. Dopo la distruzione della seconda Morte Nera e la caduta dell’Impero, dalle ceneri di quest’ultimo è nato il sinistro Primo Ordine, con a capo il Leader Supremo Snoke e il suo braccio destro Kylo Ren. Oltre alla Resistenza, sostenuta dalla Repubblica e guidata dal generale Leia Organa, il pericolo numero uno del Primo Ordine è l’ultimo dei cavalieri Jedi, Luke Skywalker, misteriosamente sparito da tempo. A cercare Luke è anche sua sorella Leia che vede in lui l’unica possibilità di ristabilire pace e giustizia nella galassia. Per trovarlo, Leia ha inviato sul pianeta Jakku uno dei suoi più bravi e coraggiosi piloti, Poe Dameron. La missione segreta di Poe è quella di recuperare un indizio sul luogo in cui si trova Luke…

La Disney la spara sempre grossa. L’ha sempre fatto, con le sue manie di protagonismo e il suo pallino per gli affari che in questi anni l’hanno portata ad acquistare molto di ciò che mi piace (la Lucas Film alias i diritti su Star Wars e la Marvel, per dirne due non di poco peso…), e mettendoci naturalmente tutto il naso che poteva. Continuare la saga di Star Wars con ulteriori sequel e con degli spin-off è una cosa che all’inizio mi ha fatto sbiancare/ribollire il sangue nelle vene anche e soprattutto pensando allo scempio che hanno fatto di altro, come per esempio dell’immagine che avevo del mio mito Tim Burton (grazie Alice, grazie inutile live action di Frankenweenie).

Con “Il risveglio della forza” (a suo tempo doveva ancora uscire lo splendido “Rouge One”, di cui devo ancora scrivere) hanno in un certo senso confermato una certa visione che avevo di loro perché hanno puntato dritti alla strada semplice e già battuta verso i dollaroni: mettere sullo schermo una enorme “operazione nostalgia” che non osasse assolutamente nulla in più di quanto già visto, per tipologia di personaggi, luoghi, storia, conditi naturalmente con le guest star dei film originali che ci vengono centellinate fin dall’inizio per mantenere alto l’effetto hype fino al secondo prima della loro comparsa.

Il film nelle sue linee generali più che un sequel potrebbe sembrare “quasi” un remake del primissimo “Guerre Stellari” (chiamandolo col nome vecchio), quel “Una nuova speranza” che ha incantato e dato il via a tutto. Si parte su un pianeta desertico con un personaggio di cui non conosciamo il passato e che dovrà fuggire per crescere e capire il suo reale valore (che rimane comunque un mistero) , c’è un cattivo con la maschera vestito di nero, un grave pericolo incombente rappresentato da una stazione spaziale che spara raggi distruggi-pianeti, un gruppo di ribelli pronti a dare guerra a chi vuole conquistare la galassia e via discorrendo. Nulla di nuovo, nulla di originale, tutto già visto e stravisto e devo dire in maniera molto minore rispetto allo scheletro della storia dei prequel, che avevano comunque una loro identità molto più forte e personale.

Eppure chevvedevodì, il film gira, gira bene, ha fatto leva sulle cose giuste (anche rispetto alla questione hype di cui accennavo prima) ed è estremamente appagante nel suo continuare una storia a cui sono particolarmente affezionato. Lo so che si poteva osare, lo so che si poteva fare dell’altro e provare a dare una sua identità a questa pellicola, ma quello che conta alla fine è il risultato, e qui sfido a dire che queste due abbondanti ore nell’universo di Star Wars non funzionino.

I diversi pianeti sono come sempre rappresentati in maniera stupefacente, molto ma molto di più (per naturali questioni di budget e di nuove tecnologie) rispetto ai film di 40 anni fa, i vari costumi, gli oggetti di scena, i richiami alla saga originale sono azzeccatissimi e oltre a farti restare con gli occhi spalancati ti fanno sentire a casa;  le musiche ancora una volta di John Williams sono perfette, la regia di J.J. Abrahms funziona e alzi la mano chi pensa possa essere meno di quella di Lucas nel primo Guerre Stellari (su cui io avrei molto, MA MOLTO da ridire…vi ricordate la prima entrata assolutamente piatta e senza pathos di Darth Fener?). Tutto questo per dire che anche se fosse stato un mero remake, sarebbe stato un OTTIMO remake, di una fattura su cui alzo le mani.

A livello di trama come dicevo prima non c’è nulla che stupisce, se non il personaggio di Kylo Ren che ribalta un attimo la logica del “farsi corrompere” dal lato oscuro della forza viste le sue tendenze contrarie a farsi “sedurre” dal suo lato buono. Inoltre questo suo essere un po’ “bambino capriccioso” con le scene volutamene ironiche che lo descrivono per alcuni aspetti caratteriali, lo rendono a suo modo originale, come un ammettere anche al pubblico che “di  Darth Fener ce n’è uno solo”. Riguardando poi il film ora, dopo aver letto diverse teorie sull’evoluzione della storia nei prossimi capitoli (naturalmente non dirò nulla per non fare spoiler), devo dire che ho avuto quella sensazione di “oh mio dio sì, tutto ciò è perfetto”, roba che mi ha fatto rivalutare totalmente alcune caratteristiche della protagonista Rey ed alcune scelte di trama che lì per lì mi avevano lasciato un po’ perplesso. Quindi niente, spero vivamente che la storia evolva davvero in quella maniera perché questo film potrebbe essere visto sotto un’altra luce, e si chiuderebbe il cerchio di questa lunga saga in maniera fenomenale. Che poi lo so, sto usando termini troppo entusiastici, ma come vi dicevo sono un fanboy di quelli con il prosciutto sugli occhi.

Tirando le somme posso quindi dire che Il risveglio della forza è molte cose: è certamente un “contentino” (anzi un contentone!) per i fan nel riportarli in quel mondo in compagnia della vera principessa Leila, di Han Solo, Chewbecca, Luke Skywalker,  C-3PO e C1-P8 (anche se io preferisco sempre i nomi originali), è anche un parziale remake o se vogliamo una “nuova introduzione” a Star Wars per le nuove generazioni nella maniera in cui lo è stato per le vecchie, ma è soprattutto un nuovo piccolo inizio di quella che secondo me sarà la vera e degna conclusione di questa storia, la conclusione di un ciclo cominicato 40 anni fa. Sempre ammesso che la Disney in episodio VIII e IX non faccia cazzate; in quel caso prepariamo i pupazzetti di topolino da sventrare e bruciare in pubblica piazza.


STAR WARS: IL RISVEGLIO DELLA FORZA

Star Wars: The Force Awakens
J.J. Abrams, USA 2015 , 136’
VOTO (Max 5)
8

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ilpina
Creatore, curatore, amministratore, webmaster e in sostanza dittatore supremo e monarca assoluto di The Ed Wooder. Amo darmi alla latitanza quando il tempo me lo permette.