Spider-Man Homecoming

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Devo per forza fare una recensione atipica perché questo ultimo Spiderman è diventato praticamente una questione di stato. Al centro di tutto il vil denaro, nel senso che i diritti di sfruttamento del personaggio sono da sempre in mano alla Columbia Pictures (che fa capo alla SONY), la quale in questi anni ha spremuto il bimbo-ragno con ben 5 film dal 2002 al 2014 (3 di Sam Raimi e un reboot + suo sequel di Mark Webb) con risultati diciamo “altalenanti”. Nel frattempo nel 2008 con il primo Iron Man di Favreau e l’Hulk di Leterrier (quello con Edward Norton per capirci), nascevano in parallelo i Marvel Studios, con l’intento di creare sotto la direzione di Kevin Feige un universo cinematografico condiviso per tutti gli eroi dei fumetti Marvel. O meglio, non proprio tutti visto che oltre a Spidey nelle mani della Sony i diritti di utilizzo degli X-Men nel frattempo erano stati acquisiti dalla Fox (che dal 2000 c’ha fatto ben 10 film, Deadpool compreso), come quelli di “I fantastici 4” (anche qui, 2 film e un reboot discutibile).

Tutto questo per dire che vedere l’Uomo Ragno “tornare a casa” (come ci dice il titolo) dopo anni di bullismo sui social perché era rimasto fuori dagli Avengers e trovarlo finalmente inserito nel MCU (l’Universo condiviso dei Marvel Studios), non è cosa da poco; posso solo immaginare quante trattative abbiano fatto Sony e Marvel per raggiungere questo accordo, roba che manco un trattato di pace tra Hamas e Israele. Aggiungete a tutto questo la curiosità del pubblico poco interessato a queste manovre di diritti e guadagni: ma come, un ennesimo reboot di Spiderman? Se ne sentiva davvero la necessità?!

In questa recensione non farò spoiler, ma non posso non parlare di alcuni elementi presenti nel film per fare i giusti raffronti: se siete dei puristi della sorpresa al cinema, non continuate la lettura!

Trama (Coming Soon): “Reduce dallo straordinario debutto nella battaglia in aeroporto di Captain America: Civil War, Spiderman ritorna da protagonista nella prima pellicola Marvel dedicata a lui. Tagliato fuori dalle imprese dei grandi, il giovane Peter Parker (Tom Holland) è stanco dell’eroismo “da quartiere” e sente il bisogno di sconfinare il perimetro rionale per poter dimostrare il suo vero potenziale. Fino a quando un nemico sconosciuto di nome Avvoltoio (Michael Keaton) non minaccia la sua famiglia e i suoi affetti”.

Normalmente in questi casi direi che fare un terzo reboot di un personaggio nel giro di 15 anni è molto rischioso, per non dire di peggio. Questa volta però mi sono dovuto ricredere e devo fare i complimenti ai produttori della pellicola perché hanno fatto una cosa molto semplice ma non scontata: hanno cambiato totalmente rotta al personaggio e non hanno appesantito la storia di fatti che ormai sanno anche i muri (tipo com’è successo con le origini di Batman descritte nel primo film di Burton, nel Batman Begins di Nolan e anche in Batman VS Superman): non troviamo quindi ragni radioattivi, storie sui genitori di Peter Parker, lo zio Ben del “da grandi poteri derivano grandi responsabilità”, non troviamo Mary Jane, Goblin vari, il calcare la mano sui “sensi di ragno” e via discorrendo. In più l’idea che hanno avuto per discostare il personaggio anche dagli altri supereroi del MCU è stata una vera ventata di freschezza: Spiderman è un ragazzino. Originalità quindi doppia perché lo si vede su un piano totalmente diverso rispetto agli altri film della saga ma anche rispetto ai vari Iron Man, Thor e compagnia. Lo hanno voluto rendere un personaggio unico a suo modo.

Il fatto dell’età (15 anni) non è solo anagrafico, ma porta con sé anche una impronta importante per il tono del film. Anche l’uomo ragno interpretato da Garfield (e parzialmente quello di Maguire) andavano al liceo, ma veniva descritto e trattato come si fa spesso nelle produzioni americane: come un adulto. Avete presente Dawson’s Creek con sti attori con l’età dei datteri che dovevano fare i ragazzini e che parlavano di grandi amori per la vita e grandi temi indispensabili per il futuro dell’umanità? Ecco, in questo lavoro Peter Parker è diverso, un ragazzino a tutti gli effetti: è divertente, leggero, impulsivo, non ha ancora chiara l’idea della morte, è giustamente gasato per i suoi superpoteri, è impacciato, ha una cotta “semplice” per una ragazza, non ragiona sulle conseguenze delle sue azioni e anche fisicamente ha l’età che dimostra. Un tocco di realismo al di fuori della patinatura cinematografica insomma, proprio nel solco della ormai “tradizione” dei film dei Marvel Studios, che rende questo film volutamente meno dark e “pesante” di alcuni suoi predecessori.

Se posso già dire una cosa negativa che però è difetto comune all’MCU, è la troppa comicità. Ci sta assolutamente che Spidey sia un chiacchierone e che faccia le battute (è nella natura del personaggio), ma non stiamo parlando di Deadpool. Alcune scene le ho trovate forse un po’ esagerate da questo punto di vista soprattutto nella prima parte del film, dove oltre al protagonista anche altri personaggi se ne venivano fuori con le battute così a caso, giusto per alimentare la già presente leggerezza del film. Nella seconda parte del lavoro tuttavia la cosa viene un attimo arginata, e con delle azzeccate scelte di trama e mettendo sul tavolo qualche tema un po’ più importante benché telefonato (lo scontro con il mondo reale e la necessità di maturare nell’atteggiamento), il film si fa perdonare ed arriva ad una degna conclusione, non del tutto scontata come ci si potrebbe aspettare.

Ottima la scelta di Tom Holland come protagonista (e complimenti in generale ai casting Marvel perché tutti i protagonisti delle pellicole sono PERFETTI) e del Buon Michael Keaton, che dopo aver vestito il costume di Batman e quello dissacrante di Birdman, diventa qui un villain assolutamente credibile, anche se la sua storia non mi ha entusiasmato particolarmente (diciamo che ci sono cattivi molto più interessanti da esplorare).

La scelta di mettere nel film Tony Stark con il sempre-strepitoso Robert Downey Jr. è stata assolutamente vincente perché da un lato riesce sempre con quel realismo Marvel a giustificare molte caratteristiche dell’uomo ragno che nei fumetti potevano reggere di meno (tutto merito del costume high tech delle Stark Industries) ed anche perché ho vissuto la cosa come la preparazione ad un vero e proprio passaggio di testimone, da quelli che sono stati per 10 anni i supereroi dell’Universo Marvel a quelli che lo saranno in futuro visti i piani di produzione ora in corso. A questo proposito direi che quelli che dicevano che i cinecomics erano una parentesi passeggera nel mondo del cinema si sbagliavano, e non di poco.

A livello di “chicche” segnalo la seconda scena post-credits davvero divertente, la voluta e ripetuta marchetta a Star Wars con la presentazione di un modellino Lego della Morte Nera (sì perché i Marvel Studios sono di proprietà della Disney che ha acquisito la LucasFilm, quindi anche i diritti del franchise di Star Wars…tutto in famiglia insomma!) e, che non è tanto una chicca, la continua e martellante presenza del marchio SONY molto più presente rispetto a quello Marvel anche nei titoli di coda, per la serie “ok cara Marvel, ti prestiamo il giocattolino ma devi ricordarti che è MIO ah ah ah”. Molto azzeccate anche le musiche durante tutta la durata, anche se la parte migliore è stata sentire il tema di Spiderman nei titoli di testa sulla scritta “MARVEL STUDIOS” : mi ha fatto davvero pensare che sì, finalmente Spidey è tornato a casa.

 

SPIDER-MAN: HOMECOMING
Jon Watts, USA 2017, 133’
VOTO (Max 5)
8

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ilpina
Creatore, curatore, amministratore, webmaster e in sostanza dittatore supremo e monarca assoluto di The Ed Wooder. Amo darmi alla latitanza quando il tempo me lo permette.