Smetto quando voglio

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smetto_quando_voglio.png Sono molto contento wooders, contento ogni tanto di vedere film italiani come questo. Sapete che a me piace il nostro cinema, ed esempi di film molto belli se non ottimi nel nostro paese ultimamente se ne sono visti davvero molti (e per fortuna aggiungo). Il giovane regista Sydney Sibilia (classe 1981) e questo suo esordio sono ulteriore prova dell’interesse che l’Italia può ancora suscitare cinematograficamente.

Trama: “Pietro Zinni ha trentasette anni, fa il ricercatore ed è un genio. Questo, però, non è sufficiente. Arrivano i tagli all’università e viene licenziato. Cosa può fare per sopravvivere un nerd che nella vita ha sempre e solo studiato? L’idea è drammaticamente semplice: mettere insieme una banda criminale come non se ne sono mai viste. Recluta i migliori tra i suoi ex colleghi, che nonostante le competenze vivono ormai tutti ai margini della società. Macroeconomia, Neurobiologia, Antropologia, Lettere Classiche e Archeologia si riveleranno perfette per scalare la piramide malavitosa. Il successo è immediato e deflagrante, arrivano finalmente i soldi, il potere, le donne e il successo. Il problema sarà gestire tutto questo”.

Smetto quando voglio” è una commedia leggera che come nella tradizione del nostro paese cerca di far ridere ponendo l’accento su una tematica di interesse sociale, un po’ come facevano e fanno i nostri registi più celebri o, se vogliamo, i più accorti. Per quanto le storie d’amore siano interessanti e universali credo che il cinema a volte debba esulare un attimo da tematiche troppo “generali” per calarsi nella vota di tutti i giorni; come ogni opera d’arte i film a mio parere devono essere “figli del loro tempo”, non avrebbe senso per me guardare un film e non sentirlo legato al suo contesto di rifermento. Un lavoro che parla come molti suoi predecessori della crisi economica nel nostro paese e delle ricadute economiche e soprattutto sociali che questa ha avuto, parte con una marcia in più; è uno stratagemma che usano spesso Carlo Verdone, il grande Virzì, e anche Sorrentino con il suo ultimo lavoro. “Smetto quando voglio” su questa scia prende una situazione del tutto verosimile per il nostro paese ai giorni nostri e la sviluppa come una commedia, facendo ridere e al contempo pensare.

Da 27enne laureato capisco cosa significhi aver passato una vita sui libri, e capisco ancor di più la difficoltà per chi di questo ha cercato di farne una fonte di reddito, cosa davvero difficile in un paese in cui la cultura spesso e volentieri è declassata a “superflua”. C’è frustrazione, c’è un forte senso di impotenza nel vedere come le belle favole dello “studia più che puoi per il tuo futuro” siano una sostanziale sciocchezza (se la guadiamo dal punto di vista meramente economico), c’è amarezza nel vedere che l’impegno messo sui libri è meno considerato dello “sporcarsi le mani” con il lavoro materiale, con la vita vera. E da questi presupposti si capisce e in un certo senso si può anche condividere il fare “di necessità virtù” del protagonista.

La storia si snoda in maniera assolutamente spassosa nel mettere continuamente insieme gli opposti, nel giustapporre la cultura con il suo linguaggio forbito alla parlata “de borgada” romana (che io adoro), nel vedere questi dottori abituati ad un certo atteggiamento alle prese con situazioni completamente al di fuori della loro sfera. I protagonisti presi da diversi “rami” accademici (ci sono i biologi, l’economista, i latinisti, l’antropologo…) sono tutti ben delineati nelle loro personalità, e creano un equilibrio comico davvero interessante grazie anche alle interpretazioni oltre che alla bella sceneggiatura. Ottimo quindi Edoardo Leo, Valerio Apresa, la iena Paolo Calabresi, Stefano Fresi (le parti in cui è “fatto” fanno spanciare dal ridere), Lorenzo Lavia, il medico in famiglia Pietro Sermonti e il regista/attore Libero De Rienzo che non ricordavo così divertente (nonostante non caschi mai nel macchiettistico). E visto che gli attori sono il perno del lavoro cito anche la bravissima (e bellissima) Valeria Solarino nella parte di una fidanzata piuttosto algida ma estremamente diretta (anche lei crea dei bei momenti comici) e il professore interpretato da Sergio Solli, forse l’unica vera macchietta del film.

Il lavoro ha anche un suo lato più “serio” che non tocca certamente la drammaticità del “Tutta la vita davanti” di Virzì (sebbene abbia con questo lavoro alcuni punti in comune), ma che fa sì che alla fine della fiera si esca dal cinema con in testa anche un messaggio in più, una riflessione interessante (soprattutto sul finale) che non guasta mai.

La regia è molto buona tra movimenti di macchina inusuali (anche se alcuni li ho trovati un po’ “azzardati”) e una fotografia al neon molto interessante; azzeccatissime anche le musiche. Ora sono solo curioso di vedere il celebratissimo telefilm “Braking Bad“, a detta di molti fonte di ispirazione più che importante per questo lavoro. Sperando di non doverne rivalutare l’originalità…

SMETTO QUANDO VOGLIO
Sydney Sibilia, Italia 2014, 100′
VOTO (Max 5)

VOTO RISATA
SorridenteSorridenteSorridente

About ilpina

ilpina
Creatore, curatore, amministratore, webmaster e in sostanza dittatore supremo e monarca assoluto di The Ed Wooder. Amo darmi alla latitanza quando il tempo me lo permette.