Scappa – get out

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È ormai 10 anni che, passatemi l’eufemismo, spalo merda sugli horror americani. Da amante del genere a parte rare mosche bianche (penso a Rob Zombie e James Wan in primis) non si vede qualcosa di interessante da molto, a causa sia di una perdita totale di nuove idee e spunti creativi (a riguardo rimando al mio commento “la crisi dell’horror USA”…anno 2010!) che di un avvilente appiattimento su un numero smodato di cliché di genere. Ormai vedere il gruppo di ragazzi con la tipa un po’ zoccola, il quarterback, il tipo un po’ più studioso e la ragazzina con gli occhialoni è la norma, magari mentre di fronte a una minaccia sconosciuta decidono di dividersi o di andare in giro al buio.

Ecco, se vi aspettate questo da Get Out vi dovrò deludere, come se vi aspettate bambole indemoniate, bambini che fissano il vuoto, urla e pianti smodati. Sì perché questo film brilla di una cosa che ormai si vede sempre più di rado per il genere, una cosa chiamata “originalità”…pensa te, un film horror originale! Anche se questa non sta tanto nella trama generale (chi è un attimo scafato di horror può capire dove andrà a parare la storia dopo la terza scena) ma nelle tante piccolezze e soprattutto per il taglio generale della pellicola e il suo linguaggio, non così scontatamente decifrabile. Inoltre per precisione il film può addirittura non essere visto come un horror vero e proprio, ma più come un thriller: seppur con uno spirito decisamente volto all’inquietare  e con la presenza di un po’ di sano splatter non ci sono elementi sovrannaturali e di vero orrore nel senso comune del termine.

Visto che so che scriverò parecchio, mi blocco un attimo per la trama: “Chris, un giovane afro-americano, visita la tenuta di famiglia della sua fidanzata bianca dove si scontra con il vero motivo che si cela dietro l’invito.  In un primo momento il ragazzo legge il comportamento eccessivamente accomodante della famiglia come un tentativo di gestire il loro imbarazzo verso il rapporto interrazziale della figlia, ma con il passare del tempo, fa una serie di scoperte sempre più inquietanti, che lo portano ad una verità che non avrebbe mai potuto immaginare”.

Mi sono letto qualche dato all’uscita del cinema: “Get out” è costato una cosa come 4 milioni e mezzo di dollari, e ne ha incassati per ora più di 200 nel mondo. Questo perché la pellicola fa quello che tutti, ma proprio tutti gli horror dovrebbero fare, ovvero mettere un senso di inquietudine e di paura senza quello che io chiamo “l’effetto sangue negli occhi”, senza spendere migliaia di dollari in effetti speciali il più delle volte inutili, ma concentrandosi sulle sole cose che fanno funzionare un film: la trama, la sceneggiatura, le interpretazioni e la bravura dietro la macchina da presa. Che non è cosa da poco!

La regia di Jordan Peele è ottima nel saper ricreare un senso di ansia perenne, accompagnato da qualche classico “sbalzo sulla poltrona” ma mai nella maniera becera a cui siamo abituati. Il film gioca tanto su un senso di forte inquietudine, dato da situazioni normali o pseudo tali che inquadrate in una determinata scena riescono a terrorizzare: un uomo che corre nel buio o una donna che si guarda allo specchio facendo percepire nella loro semplicità la tensione, valgono più di 800 mostri fantasmi e assatanati vari in CGI. La cosa che mi è piaciuta parecchio è che il protagonista a differenza di altri non passa la pellicola a fare facce e guardarsi intorno come se sentisse la paura, ma affronta sempre la situazione in maniera quasi più umana, più reale e più reattiva, eliminando il cliché del personaggio horror che scappa, urla e piange dal terrore. Degne di nota sono anche alcune scene oniriche in cui il ragazzo viene ipnotizzato: fa sempre piacere vedere come si possa rendere artistica una sensazione o una scena del tutto naturale.

Sempre parlando di cliché superati, il film ha il grandissimo pregio di non prendersi troppo sul serio. Questo passa soprattutto dalle scene con Rod (il migliore amico del protagonista) che risulta essere sostanzialmente una macchietta comica e che fino all’ultimo più che stemperare l’atmosfera tesa di alcune scene mescola il thrilling con un’anima quasi da commedia, facendo quel “terrorismo di genere” a cui ci aveva abituato Lucio Fulci e che avevamo visto qualche anno fa nello strepitoso “Quella casa nel bosco”, unico film horror americano a cui mi sentirei di accostare Get Out per via di originalità e tono.

Ho anche apprezzato il generale richiamo ai classici del genere horror, da “La notte dei morti viventi” (a cui i regista ha dichiarato di essersi ispirato…e si vede, ma non spoilero) all’immagine dello scienziato pazzo stile Bela Lugosi nel Bride of the monster di Ed Wood (messo in particolare in una scena che sapeva molto di omaggio all’horror “vintage”) o la semi-citazione di Arancia Meccanica.

Il soggetto, scritto dallo stesso regista (wooders facciamo attenzione che questo Jordan Peele dobbiamo tenerlo d’occhio…), vuole far ragionare sui cambiamenti della società americana negli anni di presidenza di Barack Obama, e dell’ovvio simbolismo e degli effetti sociali che avere un presidente di colore ha potuto avere. Non voglio entrare nello specifico per non spoilerare nulla, ma diciamo che il messaggio che ne ho tratto è che la vera uguaglianza tra gli uomini ci sarà solo quando le diversità tra le persone non verrà più avvertita, né in senso negativo (come abbiamo visto nel XX secolo) né tantomeno in senso positivo: l’altro non è mai meglio ma nemmeno peggio di noi, è semplicemente diverso, è “un’altra cosa”.

Termino elogiando le interpretazioni di praticamente tutto il cast. Anzi, togliamo il praticamente, in questo film non c’è un personaggio o una comparsa che non sia assolutamente nella parte. Cito in primis l’inquietantissima cameriera Georgina interpretata dalla sconosciuta Betty Gabriel: mi è venuta voglia di vedere il film solo a vederla nel trailer, e le aspettative non sono state per nulla deluse. Passo poi all’intera famiglia Armitage (Rose in particolare) e al protagonista interpretato da Daniel Kaluuya, oltre che al già citato Rod portato sullo schermo da Lil Rel Howery. Sinceramente di questi attori non ne avevo già visto neanche mezzo, il che la dice lunga sulle capacità di tanta gente che non ha la fortuna di essere sempre sotto ai riflettori ma che magari vale il doppio.

Credo che lo riguarderò e ci ripenserò sù; voi nel frattempo correte al cinema perché credo sarà una delle più belle pellicole horror dell’anno (anche se, parafrasando una famosa frase, “è di media statura ma non vedo giganti attorno a lui”).


SCAPPA – GET OUT

Get Out
Jordan Peele, USA 2017, 103’
VOTO (Max 5)
9

About ilpina

ilpina
Creatore, curatore, amministratore, webmaster e in sostanza dittatore supremo e monarca assoluto di The Ed Wooder. Amo darmi alla latitanza quando il tempo me lo permette.