Saving Mr.Banks

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saving_mr_banks.png “Vento dall’est, la nebbia è là…Qualcosa di strano tra poco accadrà”…sinceramente non sono sicuro di poter scrivere questa recensione; al cinema già con questa frase stavo crollando in un vortice di lacrime e commozione ah ah ah. La questione è semplice: un lavoro che parla della genesi del film Mary Poppins visto da uno che ha passato letteralmente tutta l’infanzia su quella pellicola, può solo che far riaffiorare ricordi ed emozioni.

E questo nonostante il mio odio verso i film Disney moderni con la loro patinatura buonista (in Italia diremo alla “famiglia della Mulino Bianco”), la scontentezza della trama e la povertà di sceneggiatura. In parte anche questo Saving Mr.Banks ha alcuni di questi piccoli diffettucci, ma c’è talmente tanto altro di buono che scompaiono letteralmente.

La trama del film è questa (UCI cinema): “Quando le sue figlie lo pregarono di realizzare un film tratto dal loro libro preferito “Mary Poppins” , Walt Disney fa loro una promessa, non immaginando che ci vorranno 20 anni per riuscire a mantenerla. Nella sua ricerca per ottenerne i diritti, infatti, Walt si trova ad affrontare un’ipocondriaca scrittrice (l’autrice del libro ndr), irremovibile nella sua decisione di non permettere che il personaggio della sua amata e magica tata venga stravolto dalla macchina di Hollywood”.

Il film parte subito in quarta con un’accoppiata a mio modo di vedere incredibile: i rimandi musicali (e non solo) a Mary Poppins e una Emma Thompson DA URLO nei panni della scrittrice Pamela Lyndon Travers. Il perno del film è senza dubbio lei. Un personaggio meravigliosamente scritto e interpretato, una signora londinese fermissima sulle sue decisioni, abbastanza cinica, elegante, posata, estremamente formale, ma che con i suoi atteggiamenti davvero al limite riesce a strappare più che una risata.

La sceneggiatura si snoda sulla sua figura nel continuo giustapporsi di scene presenti e passate della donna per far comprendere il perché della sua estrema “freddezza” e il perché del suo attaccamento viscerale a quella tata e a tutti gli altri personaggi presenti nel suo libro, soprattutto il signor Banks. Scopriamo quindi come tutto ciò che era presente sulla carta altro non era che una rielaborazione dell’infanzia della scrittrice con i suoi disagi da bambina legati per la maggiore al rapporto di amore nei confronti di quel padre che tanto le voleva bene ma che tanto la turbava con la sua dipendenza dall’alcol. Il film ci insegna che quello che siamo da adulti è il frutto di una reazione o di una rielaborazione di quello che siamo stati e di quello che abbiamo passato nei nostri primi anni.

Al pari della scrittrice anche il personaggio di Walt Disney interpretato da Tom Hanks è alle prese con la rielaborazione di un suo disagio infantile incarnato anche qui in suo padre. La creazione del film di Mary Poppins rappresenterà una chance per entrambi di fare pace con il proprio passato tramite questa tata magica che durante la pellicola “riabilita” la figura del padre presente nel film (il signor Banks appunto), dandone dignità maggiore e facendo riconciliare Pamela e Walt con i ricordi dei loro rispettivi papà.

Tutto ciò condito naturalmente da “magica salsa Disney” (un mix di melassa, buoni sentimenti e commozione) ma anche da un sano e crudo realismo (soprattutto nei flashback) che rende questo lavoro un film più drammatico per adulti che per bambini. Per carità, si potrebbe definirlo anche una “commedia” ma l’intento fin da subito non è quello di far morire dalle risate, ma di trasmettere un messaggio.

Non male le altre interpretazioni anche se sarebbe meglio sentirle in originale viste le diversi parti cantate. Nel cast troviamo il grandissimo Paul Giamatti in una parte piccola ma molto commovente, Jason Schwartzman, Bradley Whitford e voglio ricordare anche Kathy Baker, la Joyce Monroe di Edward mani di forbice. Parte piuttosto importante anche per Colin Farrell (il padre di Pamela nei flashback) che però per quanto cerchi di fare l’attore drammatico non mi convince (ma perché non mi ha proprio mai convinto).

Inutile parlare delle musiche perché sono spesso e volentieri quelle del film Mary Poppins (originali o suonate con il piano) che per gente come me possono solo che far affiorare miliardi di bei ricordi d’infanzia con conseguenti commozioni a spot. La regia di John Lee Hancock non è nulla di eclatante, ma del resto per un film così ben scritto e con così tanti punti positivi sarebbe comunque passata in secondo piano.

Per concludere, un lavoro che certamente ha convinto un amante del capolavoro Disney con la “tata volante” come me, ma che credo potrebbe piacere a chiunque nonostante la classica e dovuta patina disneyana.

SAVING MR.BANKS
John Lee Hancock, USA, Gran Bretagna, Australia 2013 (uscita italiana 2014), 126′
VOTO (Max 5)

About ilpina

ilpina
Creatore, curatore, amministratore, webmaster e in sostanza dittatore supremo e monarca assoluto di The Ed Wooder. Amo darmi alla latitanza quando il tempo me lo permette.