Salò o le 120 giornate di Sodoma

Letto 3678 volte

sal_sodomaUn film di Pasolini che fu lapidato (ma con garbo) alla sua uscita nel 1975 e che è stato recentemente osannato (ingiustamente?) a capolavoro di satira ed efferatezza.Mi era stato descritto come la summa di disgusto, nichilismo e sadismo. manifesto della critica sulla mercificazione degli esseri umani.

La trama è quanto mai semplice: Durante l’occupazione fascista quattro uomini (conosciuti solo dai loro titoli: Duca, Eccellenza, Monsignore e Presidente) organizzano con la complicità di quattro ruffiane (le narratrici) e diversi colllaborazionisti e camice nere, il rapimento e la segregazione di 9 ragazzi e nove ragazze (che diverranno da subito 8 e 9 e poi 8 e 8) in una villa. Qui, regolamentati dalle leggi della casa (scritte dai quattro signori all’immediato inizio del film) i giovani diverranno oggetto delle attenzioni o meglio delle perversioni dei quattro signori, fomentate dai racconti spinti delle Ruffiane che, a turno racconteranno storie (definite da Eccellenza, su un tema particolare).

Tecnicamente il film è ineccepibile. La fotografia e i costumi soprattutto contribuiscono a dare quel senso di opulenza che solo D’annunzio riusciva a rendere. Nelle immagini vi è un contrasto fra l’etichetta rigida dell’alta classe e le perversioni che sono le più basse e le più disgustose. Nota dolente per i (pochi) effetti visivi delle torture (che invece che come da promessa nell’antinferno sembravano essere ripetute e continue, queste occupano solo una minima parte finale del tutto) una fra tutte il famoso taglio della lingua che tanto fece scandalo (era sulla locandina del film) al tempo. Non risulta artificioso solo ora nell’era di Greg Nicotero, abilissimo allievo del maestro Savini, ma anche con gli occhi di allora.

Punti in più per l’apporto musicale: é un anticolonna sonora, ovvero è parte stessa del film (le musiche le sentiamo dal pianoforte, dai cori e dalla radio, non è mai un elemento esterno per creare enfasi).

In fatto di recitazione e soprattutto del dialogo abbiamo diverse note dolenti: Molti attori sono non professionisti (e molti dopo questa pellicola non trovarono più lavoro) e le poche battute date ai giovani (sia vittime che camice nere con qualche eccezione fra questi ultimi) sono recitate con un cipiglio annoiato, quasi scolastico che innervosisce e stufa. La recitazione dei quattro signori invece è caratterizzata da un opulenza d’annunziana e un inutile ricercatezza di linguaggio forbito che (forse volutamente?) in alcune situazioni scade nel grottesco e nello scurrile creando esilaranti frasi degne degli annali delle citazioni ( Duca: “Dica dica signora maggi, sua sorella c’aveva un bel culo?” solo per citarne una)
Il film è stato diviso in un antinferno e tre giornate: Le manie, la merda e il sangue. in cui secondo logica saranno contenute tutte le perversioni umane giusto? SBAGLIATO!

Nel girone delle manie parliamo di sodomia, adorazione per il culo ed escatologia, nel girone della merda parliamo di sodomia adorazione per il culo e coprofagia. Nel girone del sangue vediamo Sodomia, Escatologia e infine delle torture a distanza di binocolo (negli ultimi 2 minuti di film + o meno)
Infatti la grande pecca che delude e disgusta al limite del conato di vomito è in sostanza questo: Il film non presenta come promesso (o forse minacciato?) tutte le umane perversioni e abiettitudini che un essere umano può arrivare a compiere ad un altro, ma si sofferma solo su due: L’escatologia e la Sodomia tanto che ci si chiede se Pasolini non abbia in effetti messo a nudo solo le sue di perversioni (il film è tratto da De Sade e lui spaziava molto di più nel perverso) Infatti si può notare come Ai ragazzi (soprattutto ricciolini e mori, una parentesi: pasolini li prediligeva in tutti i sensi) vengano dedicate più attenzioni sessuali che alle ragazze alle quali i 4 si dilettano a far mangiare loro escrementi freschi e non (nella famigerata scena della tinozza troviamo solo ragazze e sono tutte e otto le ragazze punite nel finale mentre alcuni maschi verranno salvati) e fra tavolate a base di escrementi, scene di sesso omosessuale continuo, e storielle di pedofilia, coprofagia e altre amenità il film scade in una piattezza inesorabile fino al girone del sangue dove abbiamo alcune delle immagini più evocative (il dissacramento del matrimonio, il tradimento reciproco di tutte le vittime per cercare di sopravvivere fino ad arrvare all’uccisione di una camicia nera che prima di morire alza il pugno sinistro sconcertando i quattro signori) Lo spaunning vero e proprio, ovvero il massacro finale che doveva essere il punto di massima atrocità, dopo due ore di film incentrato su feci, nudità e umiliazioni, sembra quasi il momento di distensione e a causa della scelta stilistica del regista di mostrarlo attraverso un binocolo e soprattutto dei mediocri effetti speciali scivola via tranquillamente senza troppe preoccupazioni fino ad arrivare al vero finale ovvero quando due camice nere annoiate attaccano un valzer alla radio e provano dei passi di danza simbolo di un sano menefreghismo e qualunquismo italiano.

Forse la vera pecca del film sta nel fatto che le umiliazioni e le torture disgustano senza ombra di dubbio ma fermo restando che i personaggi che le subiscono sono talmente piatti che solo due hanno un minimo di storia e degli altri conosciamo solo il nome (a patto di non confonderlo) così in scena alla fine abbiamo solo quattro attempati che perpetrano torture su dei manichini di carne senza personalità ne nulla che ci porti a provare compassione per loro.tanto che appunto il discorso della mercificazione dell’essere umano ci sembra ordinario (tanto più in tempi come questi) e invece di farci riflettere ci scivola via (tale tema è stato trattato molto più efficacemente in: Coma Profondo, FEED e il più commerciale ma altrettanto efficace Dittico di Hostel).
La riflessione sul potere che corrompe tutti e tutto, la critica alla classe dirigente e il sesso non come valvola si sfogo ma come forza dipendente a cui tutti devono sottostare invece sono ben sviluppati e ben trattati (anche se appunto il sesso è uno: quello omosessuale- Pasolini lo spiega così con le parole dei quattro signori:” il gesto del sodomita è pari a quello del carnefice” Duca “Si sbaglia il gesto del sodomita è il più assoluto per quanto contiene di mortale per la specie umana e il più ambiguo in quanto accetta le norme sociali per infrangerle e ha vantaggio di essere ripetuta all’infinito”)

In conclusione qual’era l’intento di pasolini con il film che avrebbe dovuto inaugurare la sua Triologia della morte (mai completato visto che il regista è morto prematuramente prima di vedere Salò nelle sale)?

Perchè voleva calcare la mano? è un grande regista con una grande provocazione e critica alla classe dominante o un regista affermato che ha tentato un tuffo nel cinema estremo (il 75 è stato un anno molto favorevole) fallendo nel tentativo di far accettare e acclamare un orrore come se fosse otto e mezzo? Forse entrambe le cose. Pasolini ha esplorato nel suo ultimo film un terreno fino ad ora battuto solo dalla Grindhouse in quanto efferatezza mescolandolo all’opulenza e alla decadenza degli anni 20 e 30 che tanto affascinano il Marilyn Manson maturo ma ha inciampato sul suo stesso uccello creando un film monotematico (Il culo) forse per incapacità di distaccarsi dai suoi gusti nella sfera privata che sarà la causa della sua morte.

 

SALO’ E LE 120 GIORNATE DI SODOMA
Pier Paolo Pasolini, Italia 1975, 117′
VOTO (Max 5)

About Marco De Lazzer

Marco De Lazzer
Il Fascino del male su pellicola parte dal fatto che c'è più poetica nello splatter che in una storia d'amore.