Rosemary’s baby

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rosemary_baby.png Per la serie “gravi mancanze/lacune da colmare” questa sera ho visto “Rosmary’s baby“, forse uno dei film più celebrati di Roman Polanski e modello per molti film horror a livello soprattutto di tematiche.

Trama: “Rosemary’s Baby narra la storia di una coppia newyorkese, Rosemary e Guy Woodhouse. La vita per i due sembra essere in un ottimo momento: si sono appena trasferiti in un nuovo appartamento, Guy, attore teatrale, sta ottenendo un buon successo e Rosemary aspetta un bambino. L’attesa però non è facile: Rosemary, infatti, inizia ad avere strane sensazioni dentro di sé, e quando una ragazza del condominio si suicida comincia ad essere al centro di grandi attenzioni (spesso eccessive) da parte di strani individui. Cercando di proteggere il proprio bambino, in un’atmosfera sempre più sinistra, dove sogno e realtà si confondono, Rosemary perde poco alla volta il controllo della situazione…“.

La cosa che c’è da dire innanzitutto è che questo lavoro checché se ne dica non è un horror, o almeno non lo è pienamente. La tematica inizialmente avvertita e poi dichiarata lo è, una scena in particolare può definirsi tale, ma nel complesso non potrei che definire questo lavoro un thriller, un thriller psicologico in cui il confine tra realtà e immaginazione è particolarmente labile. Al di là di un caso a sé stante non sono infatti presenti scene orrorifiche, immagini tenebrose o paurose, eventi sovrannaturali. Succede quel che deve succedere in maniera del tutto normale, senza troppi clamori e senza mostrare nulla, ma solo facendo passare un forte senso di ansia oltre che un incontenibile desiderio da parte dello spettatore di mettere tutti i tasselli del puzzle al proprio posto.

Il regista gioca con il suo pubblico facendo intuire, dando indizi, ma al contempo togliendoli di continuo. La sensazione che si avverte è quella di non avere effettivamente una direzione univoca, sembra che tutto possa essere un indizio per scoprire verità terribili come semplici deliri da parte della protagonista; diciamo che tramite gli occhi di Rosemary anche lo spettatore è perennemente insicuro su quello che sta succedendo, e più volte ci si domanda se sia solo lei ad essere una pazza paranoica nel vedere diabolici piani nei suoi confronti nei gesti parecchio apprensivi dei vicini e dei loro amici.

Mi ha fatto un certo che comunque vedere come la tematica (piccolo *spoiler*) della setta venisse trattata, come i richiami a quell’horror “satanico” legato alle credenze della Chiesa Cattolica. Viene passato tutto con una straordinaria semplicità, quasi a sottolineare come effettivamente possano succedere certe cose nella quotidianità di tutti i giorni ad opera di persone che sembrerebbero in tutto e per tutto insospettabili. Il film è del 1968 wooders, non credo che allora sia stato così facile pensare/girare/digerire una trama e un senso profondo di questo tipo.

Ottime le interpretazioni soprattutto (naturalmente) quella di Mia Farrow, donna (anzi, “ragazza” a suo tempo) di una espressività e di una bellezza davvero uniche. Facendo una nota un po’ “off topic” la sua fisionomia come il cambio di pettinatura (da lungo a corto corto) mi ha ricordato la Gwyneth Paltrow di Sliding Doors…citazione voluta dal regista del film più recente?

Non voglio/posso dire molto altro sul film per non svelare nulla, certo è che, tra un inizio un po’ inquietante, uno sviluppo tremendamente intrigante e un finale shock, questo è il classico filmone che deve essere visto.

ROSEMARY’S BABY – NASTRO ROSSO A NEW YORK
Rosemary’s Baby
Roman Polanski, USA 1968, 136′
VOTO (max 5)

About ilpina

ilpina
Creatore, curatore, amministratore, webmaster e in sostanza dittatore supremo e monarca assoluto di The Ed Wooder. Amo darmi alla latitanza quando il tempo me lo permette.