Roma

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romaUn altro grande lavoro di Federico Fellini che come al solito difficilmente delude. E non tanto per la trama o per chissà che, ma solo per il fatto (assolutamente non comune) di riuscire a mettere in pellicola l’anima di qualcosa, l’anima in questo caso di una città: Roma.

Non sono romano e sono stato se non erro due o tre volte in quella città quindi non so quanto attendibile o realistico possa essere lo sguardo del grande regista di Rimini. Tuttavia nella finzione del lungometraggio la vita di tutti i giorni è descritta realisticamente, con grande scrupolo e con una ricchezza di particolari unica. E’ una sorta di “documentario” creato montando spezzoni di vita della città passata e futura (epoca del fascismo e inizio anni ’70)  per riuscire a carpirne la vera essenza che trascende dal fatto che si tratti di un anno piuttosto che di un altro. Il lavoro non ha fondamentalmente una trama, ma solo personaggi che si muovono all’interno dell’unica indiscussa protagonista, la città.

Il film sembra mantenere una struttura “a onda”, dove a momenti di grande confusione o goliardia (ad esempio la scena del ristorante in piazza negli anni ’40 o quella del traffico degli anni ’70 sul raccordo anulare) se ne alternano altri più silenziosi, riflessivi e addirittura onirici. Si passa quindi dalle grandi piazze piene di gente che parla ad alta voce, che canticchia, che urla e che si sovrappone alla voce altrui, ai silenziosi vicoli notturni della città eterna, colmi di bellezza e del loro fascino senza tempo magistralmente carpito dal regista.

Scena simile per “andatura” che ho particolarmente apprezzato è quella del teatrino dove si faceva cabaret: si passano molti minuti a godersi lo spettacolo, a entrare nell’atmosfera carica di italianità che contraddistingue certi luoghi con cantanti amatoriali o comici sul palco rivolti a una platea che risulta essere la vera protagonista con tutti i suoi “tipi umani”, come quello che fa la pernacchia, quello che urla “eeevvattene!” o la signora che dà del burino a un signore che rutta. D’un tratto le sirene della città suonano per avvisare la popolazione che sta cominciando un bombardamento aereo della città: il registro si fa più serio, la pellicola più silenziosa e seppur nella leggerezza generale si riescono a toccare temi come la guerra e la volontà di andare comunque avanti con il sorriso sulle labbra.

La prima parte di questa scena trovo sia molto interessante anche per capire la poetica di Fellini, una poetica “populista” dove al centro non c’è chi è sul palco, ma chi è in platea, chi è intorno allo spettacolo. E infatti qui si può vedere (come d’altronde in tutte le altre scene di descrizione reale della società che ci vengono fatte) che i protagonisti sono le comparse, i personaggi che si vedono ma che non hanno un ruolo nel film se non il fatto di essere loro stessi. La donna che fuma, la vecchia molto grassa, il bambino che fa le linguacce, il signore che si toglie gli occhiali e guarda dentro la macchina da presa: Fellini riesce a dare con pochissimi tratti distintivi di costume/movenze/atteggiamento una personalità a ciascuna sua comparsa. Questo è a mio parere uno degli elementi più pregnanti e interessanti del suo cinema (si vedrà molto in Amarcord ma anche in tutti gli altri suoi lavori), il voler dare vita, anima a ogni minima ombra che viene inquadrata e messa sullo schermo; ci fa percepire una vitalità e un realismo sociale in maniera talmente forte che si arriva a respirare il film, a sentirsi totalmente immersi in questo.

Ho trovato la parte “attuale” (di inizio anni ’70) un pò meno riuscita invece; qui si cerca infatti di abbandonare quelli che sono i temi cari al regista (la vita vissuta nella sua infanzia) per cercare di fare un pò di critica sociale alla società borghese che reprime i moti studenteschi e questa voglia di libertà “hippie” molto forte all’epoca, o la critica alla modernità che avanza inesorabile e maldestramente distrugge il suo passato (la scena della costruzione della metropolitana).

Nella versione che ho visto poi, erano presenti a fine film delle scene tagliate; è con enorme dispiacere che ho appreso il taglio delle comparsate di Mastroianni e Sordi nella parte di loro stessi, per lasciare spazio solo al brevissimo cameo di Anna Magniani. Mi sono dispiaciuto un pò anche perché scene come queste a mio parere erano più vivaci e godibili di altre che invece puntavano forse un pò troppo sulla mescolanza con il tema dell’onirico. Non che non mi piaccia l’idea, sia ben chiaro…solo che Fellini quando si lancia nel dare spazio totale alla sua immaginazione onirica a volte non pensa a quello che potrebbe essere l’effetto sul pubblico, e lo dico da amante folle di quel capolavoro assoluto che è   8 1/2. La scena del defilé ecclesiastico (l’incriminata!) ha quelle caratteristiche tipiche del lato sognante del regista: molto silenzio, musiche cupe, fumo, il suono del vento etc. L’idea è molto bella e a tratti anche simpatica ed inquietante al contempo, solo che quei minuti girati in quel modo sono effettivamente difficili da digerire, se non per gli stomaci più abituati e i palati più fini.

Le musiche sono ad opera di Nino Rota e devo ammettere che, al di là di qualche piccolissima scena calante, sono come al solito perfette.

Ottima ovviamente la regia da un punto di vista tecnico, tantissime le fotografie, molto interessanti i movimenti di macchina e in questo anche geniale il finale, con un gruppo di ragazzi in moto che sfrecciando nella Roma notturna proiettano le ombre dei monumenti e delle statue della città eterna sui palazzi.

Un film insomma che nonostante qualche piccola pecca (che me lo fa apprezzare di meno rispetto ad altri lavori del regista) rimane comunque un masterpiece da vedere e rivedere.

AGGIORNAMENTO EX-ANTE!  🙂
Ancora prima della pubblicazione ho potuto rivedere il film…e mi vedo costretto ad alzare un pelo il voto. In effetti alla seconda visione anche le scene più lente prendono fluidità e il ritmo si fa migliore. Anche la scena del défilé ecclesiastico l’ho apprezzata di più. Roma sembra essere un film come il buon vino… lo si apprezza maggiormente col tempo!

ROMA
Federico Fellini, Italia 1972, 120′
VOTO (Max 5)
9

About ilpina

ilpina
Creatore, curatore, amministratore, webmaster e in sostanza dittatore supremo e monarca assoluto di The Ed Wooder. Amo darmi alla latitanza quando il tempo me lo permette.