Robin Hood – Un uomo in calzamaglia

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Di film comici o comico/demenziali ne è pieno il mondo. Eppure ce ne sono alcuni che apparentemente senza una ragione precisa riescono a far ridere di più, a restare più impressi e a diventare davvero iconici. “Chi ha cervato l’uccisio del re”?

Dopo l’ennesima visione (lo trovate su Netflix) mi son messo quindi a pensare al perché “Robin Hood: un uomo in calzamaglia” a distanza di decenni mi faccia ancora così ridere. Perché sì, Mel Brooks e la sua comicità demenziale sono una grande garanzia, ma non tutti i suoi film fanno sbellicare dalle risate in questa maniera.

La trama (per quello che può servire) è questa: “Nel XIII secolo Riccardo Cuor di Leone, Re d’Inghilterra, partito per la Crociata resta prigioniero in Terra Santa. Robin di Loxley, un nobile suo fido, riesce ad evadere ed avventurosamente rientra in Patria. Qui il perfido principe Giovanni, fratello del Re, ne ha usurpato il trono, aiutato dallo Sceriffo di Ruttingham, ed opprime i contadini ridotti alla miseria. Ma, nella foresta di Sherwood, Robin di costoro ne diviene il protettore, addestrandoli alle armi anziché all’uso dei forconi, trovando il tempo per innamorarsi, ricambiato, di Marian, una principessa munita di una cintura di castità ed afflitta da una pudicissima governante tedesca, Brutthilde. Con l’aiuto di Etci, figlio di un principe Moro, del servo cieco Bellosguardo e di Little John, un omone della foresta, Robin capeggia la rivolta”.

Il punto di forza principale della pellicola è sicuramente la caratterizzazione dei personaggi. Non c’è una figura che sia una nel film che non abbia qualcosa di divertente in sé, e qualcosa che lo distingua dagli altri; magari si tratta di piccole cose, di una frase particolare, di un modo di parlare o di muoversi, ma ognuno riesce a far ridere a modo suo. Pensate a Smerdino, lo sceriffo di Ruttingham e il suo confondere e mescolare le parole, Lady Marian di Batman (!!) e la parlata da diva anni ’50, la fidata Brutthilde col suo cavallo Vaffanculen, il “romanccio” principe Giovanni col neo che si sposta ad ogni scena, passando poi per la strega, Bellosguardo, Etcì (salute!) , Little John e arrivando ai personaggi minori, come il mafioso Don Giovanni e la sua lucertola. Tutti riescono a far ridere, tutti rimangono in testa anche solo per una battuta o una cavolata detta. Tutti forse meno che il protagonista (interpretato da Cary Elwes, che ha segnato la mia infanzia in “La storia fantastica”) , che fa sì ridere, ma che rimane una delle figure meno caratterizzate forse per il suo ruolo quasi più di “spalla”, il tipico personaggio da film comico che si guarda intorno dopo aver sentito l’ennesima battuta spiazzante.

Di questo film amo anche il tenore delle battute perché, anche se potrebbe sembrare scontato, non si prendono mai sul serio. Diciamo che non c’è quella voglia di fare comicità elevata o che possa passare un messaggio che vada oltre la risata: qui spesso e volentieri le battute hanno il tenore di quelle infantili che si potrebbero fare tra bambini, dei semplici giochi di parole che fanno ridere, o sono caustiche e razziste. Razziste in senso buono, se pensiamo per esempio alla autoironia che Mel Brooks mette nel prendere in giro gli ebrei e i luoghi comuni a loro dedicati.

La risata riesce ad essere persino doppia poi per quelli che hanno visto e conoscono “Robin Hood: principe dei ladri” con Kevin Costner, film che viene preso come base di tutta questa burla. È lo stesso metodo usato per Frankenstein Jr. (col Frankenstein d Whale), “Balle spaziali” (con Guerre Stellari) come per tutti gli Scary movie e simili. È il cinema che fa ironia su sé stesso, dando un punto di vista ironico e dissacrante su altre storie altrimenti troppo serie. Che peraltro è un po’ quello a cui serve la comicità in generale!

Ultima menzione d’onore per il doppiaggio. Non sono un grande fan dei film stranieri in italiano, ed anzi se si può cerco di vederli sempre in lingua originale (come si fa altrimenti a capire la bravura di un attore o evitare di sentire cose totalmente traviate o perse nell’adattamento?). Tuttavia in casi come questo c’è da sottolineare l’ottimo lavoro fatto, nel senso che la versione italiana per quanto possa distaccarsi dalla versione originale (non lo so, mai visto in originale) riesce a tradurre tutte le battute e i giochi di parole in maniera ottima, tanto da far ridere a crepapelle da una parte e a far affezionare il pubblico a quella versione dall’altra (com’è successo a me).

 

ROBIN HOOD – UN UOMO IN CALZAMAGLIA
Robin Hood: Men in Tights
Mel Brooks, USA / Francia 1993, 104’
VOTO (Max 5)

VOTO RISATA

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ilpina
Creatore, curatore, amministratore, webmaster e in sostanza dittatore supremo e monarca assoluto di The Ed Wooder. Amo darmi alla latitanza quando il tempo me lo permette.