Rashōmon

Letto 1111 volte

rasciomonHo visto un film in giapponese. Detta così è una frase che può fare paura o suscitare ammirazione, oppure un bel niente. Allora integri e dici il titolo, “Rashomon”! – “rascio-che?” – “RASHOMON!” – “Salute!” (battuta che ho sempre odiato). Allora tiri fuori l’asso dalla manica: “Akira Kurosawa!” – “AH! quello di DRAGONBALL!” …

Scherzi a parte tra cinepanettoni, inquietanti libri con annessi inquietanti spot pubblicitari della Arcuri e Grande Fratello ogni tanto è bene staccare la spina per buttarsi in una realtà mistica come quella orientale, soprattutto se giapponese.

La storia è tratta dal racconto “Nel bosco” di Ryūnosuke Akutagawa e da stralci di “Rashōmon” sempre di Akutagawa, uno scrittore che si è distinto per il distacco che mantenne dal filone letterario giapponese dei primi del ‘900.
Il racconto è una critica all’ipocrisia, l’egoismo e il cinismo dell’uomo ma la particolarità sta in come vengono narrati gli eventi.
Tre uomini, un boscaiolo un passante e un monaco si riparano dalla pioggia sotto la grande porta di Rasho (Rasho-mon) e si mettono a discutere di un omicidio avvenuto nelle vicinanze in cui sono coinvolti un samurai (non specificato) sua moglie e un noto bandito della zona, Tajomaru. Ognuno racconta una versione diversa dell’ accaduto.

La prima e la testimonianza diretta diretta del bandito al tribunale. L’uomo confessa l’omicidio ma dice di aver combattuto il samurai in uno scontro onorevole anche se l’aveva in precedenza assalito con l’inganno e legato. Lo libera dopo aver fatto le cosacce con la moglie (consenziente) perchè quest’ultima chiedeva che uno solo dei due uomini a cui si era data potesse sopravvivere. Dopo il combattimento si allontana da solo.

La seconda testimonianza diretta è quella della donna al tribunale.
Fino al momento in cui Tajomaru lega il samurai le versioni coincidono, ma lei assicura di essere stata presa dal bandito con la forza. Stando alle sue parole Tajomaru fuggì subito dopo e fu lei a liberare il marito con il suo stiletto intarsiato di pietre preziose. Pregò l’uomo di ucciderla piuttosto essere ripudiata piangendo fino a perdere i sensi. Al suo risveglio trovo il marito morto suicida col pugnale di lei.

La terza e più incridibile versione è quella dello stesso samurai deceduto attraverso una medium.
L’uomo (spirito) accusa la moglie di aver istigato Tajomaru ad ucciderlo così che avrebbero potuto fuggire insieme. Tajomaru però rifiuta e libera l’uomo per poi andarsene per la sua strada. Così il Samurai rimasto solo si suicida con lo stiletto della moglie e aggiunge che qualcuno avrebbe poi rimosso dal suo cuore lo stesso.

A questo punto il boscaiolo, che era stato il primo a trovare il cadavere dice che nessuna di queste versioni è veritiera e che lui stesso ha in realtà assistito ai fatti.
Secondo quest’ultimo fu la donna a spingere i due contendenti a combattere fino alla morte. Ma dopo lo scontro la donna sarebbe fuggita lasciando Tajomaru solo e inorridito da quanto appena successo.

Il boscaiolo non avrebbe riferito niente di quanto visto alla corte per non rimanere coinvolto. In realtà però non confessa perchè dopo i fatti si era impadronito dello stiletto prezioso lasciato dalla donna e temeva di essere giudicato.
Il finale vede il passante accusare il boscaiolo di predicare bene e razzolar male perchè anche lui si è macchiato di un reato. Il boscaiolo scoperto ammetta la sua vergogna e cede al cinismo asserendo pure lui che in questo mondo bisogna essere egoisti per sopravvivere (come diceva il passante). Il monaco invece commosso dal pentimento del boscaiolo si rasserena e dice di aver trovato di nuovo fede nelle persone in un finale alla “La vita è meravigliosa” degna del cinema anni 50.

Sicuramente un grande film, anche a livello tecnico il montaggio è moderno e non trascura i particolari come l’atto di tagliare le corde del samurai che di volta in volta cambia ma viene sempre enfatizzato. Le musiche, tra le altre il Bolero di Ravel, si fondono in una magistrale colonna sonora con i rumori del bosco.
Premiata a giusto merito l’interpretazione di tutti gli attori in particolare Toshirō Mifune (Tajomaru) e Machiko Kyō (la moglie del samurai). Tutto lo stile recitativo prende molto dal genere teatrale con movimenti ampi e grandi contrasti di vocalità, dalla voce squiettante della donna alle grasse risate isteriche di Tajomaru danvanti alla corte.
Mozione speciale per la medium che potrebbe tranquillamente fare un horror coreano di quelli che erano tanto di moda qualche anno fa..
Sarà un film del 50, sarà in bianco e nero, sarà giapponese ma non bisogna essere cinefili per goderselo!

Pur essendo stato riconosciuto anche in Italia come un grande film (leone d’oro a Venezia a Kurosawa), fa sorridere il manifesto con cui è stato presentato da noi. La traslitterazione utilizzata fu “Rasciomon” per il titolo e per quanto riguarda gli attori principali diventarono Tosciro Mifune, Macico Ciyo e Masaiuchi Mori. Non so se fosse già stata codificata una traslitterazione col nostro alfabeto ma così forse è eccesivo anche per gli anni ’50.


RASHOMON

羅生門,
Akira Kurosawa, Giappone, 1950, 88′
VOTO (Max 5)
9

About Gianluca

Gianluca

“Io posso farti avere quello che vuoi..posso farlo posso procurarti qualunque cosa non devi fare altro che parlare con me, fidati di me fidati perché io sono il tuo confessore..sono sono il tuo strizzacervelli, io sono il tuo collegamento diretto alla..centralina delle anime.Io sono l’uomo magico.. il Babbo Natale del subconscio. Lo dici, lo pensi, puoi averlo”