Radio America

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radio-america.png Ultima opera del regista Robert Altman, autore che sfortunatamente non conosco ma che se ha saputo lasciare come ultimo messaggio questo film a mio modo di vedere meraviglioso, merita tutta la sua nomea (e il mio interesse).

Trama: “La storia è quella di una piccola stazione radio del Minnesota che trasmette lo stesso spettacolo di musica e pubblicità da moltissimi anni; i protagonisti, sempre gli stessi, sono ormai anziani. Questi ultimi mantengono sempre la stessa formula, anacronistica ma con un pubblico affezionato e un’umanità e capacità delle più tragicomiche improvvisazioni ormai rare. Ma la radio viene assorbita da una grossa compagnia che decide di liquidare tutto il personale, chiudere la frequenza e demolire il teatro dal quale lo show viene trasmesso. Si assiste quindi alla messa in onda dell’ultimo spettacolo seguendo l’evolversi della serata attraverso i vari personaggi coinvolti nello show“.

Questo lavoro mi ha davvero stregato. Non tanto per la singola scena, quell’inquadratura specifica, le interpretazioni o quant’altro, quanto perché ogni volta che lo vedo riesce a trasmettermi una incredibile serenità. Nel corso della pellicola non succede un granché, c’è solamente la descrizione dell’ultima serata live di questo programma radiofonico con tutti i suoi protagonisti. La cosa che rende il tutto incredibilmente vivo però è la semplicità e il sentimento con cui interagiscono i personaggi, che pur nella loro normalità e pur nella “normalità” della serata accompagnati da un continuo tappeto di musiche country, riescono a farti sentire a casa. Non so, penso a questo film e sento l’odore della torta della nonna appena sfornata, tanto per capirci (!!!) .

Ma perché se era l’ultima serata della trasmissione radiofonica si trattava lo stesso di una serata come un’altra? Qui entra in scena la morale del film, che a pensarci bene è un po’ il mio modo di vedere le cose (ecco forse perché mi è piaciuto così tanto): nella radio come nella vita bisogna sempre andare avanti. E questo non è detto in senso lacrimoso o in senso epico, ma è un passaggio passato con una semplicità ed una raffinatezza direi uniche. Alla radio nessuno invecchia, nessuno in fondo muore, ma tutto va avanti come un fiume che scorre, con i suoi alti e i suoi bassi. L’importante è accettare tutto questo, vivere tutto come un “eterno presente” in cui essere sempre e comunque felici.

A riguardo ho amato il personaggio di G.K. (Garrison Keillor) con il suo sembrare sempre perennemente affettuoso ma distaccato, interessato ma mai pienamente colpito dalle vicende anche non belle che succedono durante la serata, chiusura del programma in primis. Perché le cose belle passano ma non si perdono, perché le cose brutte succedono ma…non sono poi così male.

Il film ha un cast corale, un insieme di personaggi abbastanza variegato che lo spettatore a fine pellicola non può che amare per la semplicità e la serenità che trasmettono, o forse perché (come si dice a un certo punto della pellicola) “sono delle brave persone“. Partiamo dalle sorelle Yolanda e Rhonda Johnson (la divina Meryl Streep e Lily Tomlin), due cantanti di mezza età che trasmettono tutto l’amore per la musica e il canto, che sottolineano raccontando con le loro canzoni e la loro vita come l’amore e gli affetti siano importanti anche se imperfetti. Divertente anche la parte di Lindsay Lohan che qui interpreta la figlia di Yolanda, una ragazza abbastanza depressa che si lascerà trasportare dalla gioia di queste persone. Nel cast anche un incredibile Kevin Kline nella divertente parte di un uomo che sembra uscito da un film poliziesco di metà secolo scorso (da qui il suo nome, Guy Noir) e Tommy Lee Jones nei panni del classico affarista senza scrupoli che non vede al di là del dollaro che ha in tasca.

Tornando alla fattura della pellicola non posso non menzionare le meravigliose musiche della Radio, suonate e cantate tutte live dai personaggi (e da professionisti) di fronte al loro pubblico. Da musicista non posso che amare questa scelta perché arricchisce la pellicola e non utilizza la musica solo come “sfondo muto” delle vicende, non la utilizza nemmeno come “veicolo del testo” come succede nei musical, ma semplicemente la mette in primo piano tra una scena e l’altra, proprio come succede ascoltando una radio con gli stacchi musicali tra un discorso dei presentatori e l’altro. A riguardo consiglio di vedere il film in lingua originale, o comunque di recuperare una versione coi sottotitoli anche per le canzoni (non originali) che si sentono: seppur avulse (alcune più altre di meno) dalla trama vera e propria, sono a mio paese essenziali per farsi trasportare nell’atmosfera un po’ retrò di quel teatro e di quella trasmissione.

Ottima poi l’idea di inserire un elemento assolutamente surreale come la donna con l’impermeabile bianco (non voglio dire nulla per non rovinare la sorpresa), un personaggio totalmente al di fuori delle vicende e da quella realtà che viene trattato dai protagonisti come tutto il resto, con grande semplicità e senza clamori. Un personaggio che aiuta ulteriormente a capire il senso di questo ultimo meraviglioso regalo del regista Robert Altman.

RADIO AMERICA
A Prairie Home Companion
Robert Altman, USA 2006, 105′
VOTO (Max 5)

About ilpina

ilpina
Creatore, curatore, amministratore, webmaster e in sostanza dittatore supremo e monarca assoluto di The Ed Wooder. Amo darmi alla latitanza quando il tempo me lo permette.