Quella casa nel bosco

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Come si può essere ancora originali nel genere horror? O come si può fare ancora del cinema diverso quando ormai è già stato detto tutto? La risposta la si trova in film usciti ultimamente come il Dark Shadows di Burton o il Drag me to hell di Raimi, lavori che come questo film giocano con lo spettatore e con la cinematografia mescolando “alla Lucio Fulci” generi e mood differenti dando un risultato originale e con un certo valore aggiunto.

Premetto: il film può essere una sorpresa. Per quanto in questa recensione non tratterò affatto di quello che succede effettivamente (vi evito volentieri gli spoiler, anche se si tratta di cose che scoprirete dopo 2 secondi di pellicola) , nel parlare dello spirito e della fattura di questo fantastico lavoro certamente toglierò un po’ della “magia del cinema” che mai come in questo caso può essere data dalla sorpresa e dallo spaesamento che un regista può creare nel suo pubblico. Quindi il mio consiglio è di leggere se volete, altrimenti andate a vedere il film e tornate poi a dirmi come la pensate! 🙂

Trama (UCI cinemas): “Un gruppo di giovani sfrenati composto da cinque compagni di college va in gita in campagna, in un’isolatissima casetta, per un weekend di dissolutezze, ma subiscono l’attacco di orripilanti esseri sovrannaturali e trascorrono una notte di infinito terrore tinto da fiumi di sangue. Ti sembra una storia già sentita? Aspetta!

Il trailer di questo film ci mostra situazioni del tutto assimilabili per tipologia, trama e immagini a milioni di altri film horror già visti e rivisti. La particolarità che si nota subito è che al di là dei “mostri” della situazione il filmato ci fa intuire la presenza di una “regia” che controlla tutte le terribili situazioni che vengono a crearsi. Mai spettatore senza informarsi avrebbe potuto rendersi conto che la stessa operazione stava accadendo proprio sulla sua testa: con “l’inganno” di un film horror comune il pubblico è spinto a vedere un’opera che più che ripercorrere per l’ennesima volta i dettagli del genere vuole sottolineare come nella maggior parte dei casi questi siano cliché, utilizzando una grande ironia e uno spirito trash che mi ha ricordato roba come il Machete di Rodriguez. È il regista (e direi anche il produttore, il geniale Josh Wedon) che gioca con gli spettatori e che dalla prima all’ultima scena fa rimanere in bilico sul vero spirito della pellicola: si tratta di un’ironia e un trash voluto o è solo l’ennesimo filmaccio horror? La cosa è molto intrigante e divertente perché da un lato fa percepire che il confine tra il cliché di genere e il ridicolo è davvero sottile, e dall’altro permette allo spettatore attento (diciamo chi ha masticato molti horror) di “fare un punto” e di interrogarsi sulla situazione attuale del genere.

I protagonisti sono le classiche figure “tipiche” ovvero la strapagnona molto lasciva, il palestrato, lo studioso, la verginella e il mattacchione. Sono figure “solite” che trovano nel lavoro un vero e proprio senso di essere e che ci permettono di ragionare ancora una volta sui cliché di dialoghi, immagini e scene. La bella che si veste in maniera molto “leggera” e che sembra messa lì solo per mostrare le sue carni, l’eroico atleta che è anche un po’ sbruffone o la timida ragazza dai sani principi, interagiscono in dialoghi che sebbene sembrino all’apparenza normali portano all’esasperazione i tratti delle loro figure, diventando quasi dei “modelli caricaturali” di loro stessi.

Idem per i “cattivi” della situazione (o meglio, per quelli che vediamo per buona parte del film…) che sono descritti con le solite storie, le solite movenze, le solite inquadrature. E sottolineo a riguardo che il lavoro registico fatto non è per niente male, anzi! Drew Goddard riesce perfettamente a inserire spezzoni davvero paurosi in mezzo a tanto trashume pesato e controllato, ed è anche per questo che lo spettatore meno avvezzo al genere certamente non può capire subito di essere nel bel mezzo di un “trappolone”, proprio come i protagonisti. Sempre per quanto riguarda “l’evil side” della pellicola preparatevi cari wooders…al di là dello splatter fatto come Dio comanda, al di là dei grandi spaventi e della pressione che la pellicola riesce a provocare, vi aspetta una parte finale da oscar; fidatevi, sareste frastornati da quante citazioni cinefile vedrete, da quanto sangue, da quanto tripudio orrorifico. Mi è parso di essere nella classica casa horror come quella dei parchi a tema…davvero una goduria.

Chiudo anticipandovi due chicche…una guest star (che io apprezzo molto) nel finale non citata nei titoli di testa, e la spiegazione, finalmente, sul perché nei film horror tutti si comportino in maniera talvolta davvero idiota.


QUELLA CASA NEL BOSCO

The Cabin in the Woods
Drew Goddard USA 2011, 95′
VOTO (Max 5)
8
VOTO RISATA
SorridenteSorridenteSorridente
VOTO TRASH
trashtrashtrash

About ilpina

ilpina
Creatore, curatore, amministratore, webmaster e in sostanza dittatore supremo e monarca assoluto di The Ed Wooder. Amo darmi alla latitanza quando il tempo me lo permette.