Qualunquemente

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qualunquementeSono un grandissimo fan di Antonio Albanese, e un grande fan ovviamente del personaggio di Cetto La Qualunque, che trovo oltre che estremamente divertente anche interessante da un punto di vista di critica sociale. Tuttavia il film non mi è piaciuto, per niente…

Trama (comingsoon) : “Perché Cetto La Qualunque torna in Italia dopo una lunga latitanza all’estero? E’ stata una sua scelta? O qualcuno trama nell’ombra? Con lui rientrano anche una bella ragazza di colore ed un bambina di cui non riesce a ricordare il nome: la sua nuova famiglia. Al ritorno in patria Cetto ritrova il fidato braccio destro Pino e la famiglia di origine: la moglie Carmen e il figlio Melo. Ovviamente far convivere il tutto non sarà facile. I suoi vecchi amici lo informano che le sue proprietà sono minacciate da una inarrestabile ondata di legalità che sta invadendo la loro cittadina.”

Il problema di questo tipo di lavori a mio parere sta a monte ed è una domanda che l’autore e gli sceneggiatori dovrebbero sempre porsi. Ok , abbiamo un personaggio molto interessante e divertente per le mani…ma riusciamo a tirarci fuori un film? Fare un film non significa fare uno sketch con personaggi collaudati, ma ricreare un mondo. Un esempio al negativo è stato “Il cosmo sul comò” di Aldo Giovanni e Giacomo che per quanto fosse stato proiettato nelle sale non era cinema, ma una serie di scenette. O alcuni film di Lino Banfi (alla “Vieni avanti cretino” per intenderci), non erano altro che scenette che fanno sì ridere, ma che non sono film.

Il regista Giulio Manfredonia e Albanese invece tengono a fare una vera e propria opera cinematografica sul personaggio di Cetto La Qualunque, ed è questo pensiero che basti il personaggio a fare il film che ha portato ad un prodotto del genere. Il protagonista è ed è sempre stato un uomo spregevole, cinico, ignorante, misogino e avverso a qualsiasi forma di stato e di legalità. E’ questo in effetti il suo bello, ed è partendo da qui che Albanese ha potuto fare sempre una bella satira di alcuni costumi del nostro paese. Solo che trasformare questa scenetta in film significa creare un mondo intorno a lui, con una serie di personaggi che siano a questo legati. E trattandosi di un personaggio spregevole che però ha molto successo da un punto di vista politico, è chiaro che anche le persone che gli girano intorno saranno altrettanto spregevoli.

Ecco che quindi il film ci dipinge una Calabria inesistente ed eccessivamente caricaturale, piena di persone che credono che seguire la legge sia un’onta, persone che trattano le donne come oggetti, che sparano in aria, che se ne fregano della cultura e del mondo, lontano e vicino. E reggere un film in cui tutti sono così forzatamente “delinquenti” non è facile, soprattutto se non fanno ridere. Certo, la strada differente sarebbe stata quella di circondare il personaggio di qualche figura positiva, magari con un happy end moralista e scontato, ma anche questo sarebbe stato terribile da un punto di vista cinematografico a parer mio. Un’idea iproponibile in nuce insomma.

La cosa che ho avvertito e che mi ha dato un pò fastidio perché la ritengo un pò fuori dalla grande commedia all’italiana (ok, so che è ingiusto riferirsi sempre a quella ma in questo caso ci sta) è che non ho per nulla sentito l’amore verso i personaggi. Nelle commedie ben fatte lo spettatore riesce in qualche modo a entrare in contatto con i personaggi, nonostante i loro difetti e le loro scellerataggini in alcuni casi, chi guarda sente l’amore del regista verso queste “figure imperfette” che mette sullo schermo, forse perché sono più reali di quello che sembra. Ho sentito questo nel film di Checco Zalone come in quello di Aldo Giovanni e Giacomo (impossibile non confrontare tutte queste pellicole uscite in questi mesi) ed è una cosa che invece non sento mai nei cinepanettoni dove viene messa sullo schermo solo l’immagine dell’Italietta arraffona, cornuta, traditrice e volgare. E questo film, haimé, si avvicina più a questo secondo modello…

Ovvio poi che si può dire che si tratta di critica sociale, di amara satira portata all’eccesso; ciò non toglie che a parte quelle scene in cui Albanese ci regala il Cetto che abbiamo amato nei suoi sketch (ovvero lui che fa il comizio), il lavoro raramente fa ridere. O comunque non è la comicità che strappa le risate a me.

Qualunquemente è un lavoro che dimenticherò molto in fretta ma che spero con i suoi incassi (sommati agli incassi dei film comici di questa florida stagione per la commedia italiana) faccia una bella iniezione di capitali nella nostra industria cinematografica haimé bisognosa di ossigeno per poter produrre film di qualità.

QUALUNQUEMENTE
Giulio Manfredonia, ITALIA 2010, 96′
VOTO (Max 5)
3
VOTO RISATA
Sorridente

About ilpina

ilpina
Creatore, curatore, amministratore, webmaster e in sostanza dittatore supremo e monarca assoluto di The Ed Wooder. Amo darmi alla latitanza quando il tempo me lo permette.