Prometheus

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Viviamo in un periodo in cui le idee davvero originali scarseggiano, per non dire che sono completamente, totalmente, pienamente scomparse dal panorama cinematografico e non solo. Viviamo però anche in un periodo di nostalgici, di spettatori cresciuti guardando dei “filmoni”, di quelli che hanno fatto la storia forse in un momento in cui sembrava esserci ancora qualcosa da dire. Ridley Scott in tutto questo è uno di quelli che è riuscito a portare molto di nuovo, e nello specifico (nel senso nello specifico di questa recensione) nessuno può dire che non abbia dato molto al cinema di sci-fi con Blade Runner del 1982 e qualche anno prima (1979) con Alien (di cui parlo qui).

Nonostante il grande successo di quelle pellicole e l’apporto dato al genere, Scott non fece però più film fantascientifici per quasi trent’anni, regalandoci altri lavori meravigliosi (Thelma & Louise, Soldato Jane, Il Gladiatore, Hannibal etc.) ma distanti per tono ed argomento da mondi futuristici. Ovvio che quindi alla notizia della produzione di un film “legato” all’Alien originale (all’inizio non si sapeva ancora come precisamente) i vari fan del lavoro che nel frattempo era diventata una saga -con tanto di spin-off per un totale di 6 film- , sono andati letteralmente in fibrillazione. La volontà del regista di tornare a quella storia per spiegarne la genesi risale comunque agli anni ’80, ma per una serie di vicissitudini, problemi con la produzione e passaggi di testimone, il progetto è stato accantonato fino all’uscita di questo prequel nel 2012. O per essere più precisi un pre-prequel, perché per quanto la storia sia effettivamente collegata alla genesi di Alien non vi è un vero e proprio collegamento diretto con il lavoro originale: nei piani della produzione ci saranno infatti altri prequel ambientati in questo universo, partendo da “Alien: Covenant” in uscita in queste settimane.

Dopo questa giusta parentesi introduttiva, la trama: “Nell’anno 2093 l’astronave Prometheus giunge, dopo un lungo viaggio, sul pianeta LV-233. A bordo c’è un team assemblato da un ricco imprenditore con il compito di rintracciare gli “Ingegneri”, una specie aliena umanoide che secondo due archeologi ha dato origine alla razza umana sulla Terra”.

L’idea generatrice di questo film è davvero molto bella e profonda a suo modo: ricercare l’origine della vita usando la scienza. Prometeo nella mitologia greca è il gigante che contro il volere degli dèi rubò loro il fuoco per portarlo agli uomini, sciogliendo quindi le briglie dell’uomo nella dipendenza dalla divinità e permettendogli di avvicinarsi maggiormente ai propri creatori. La sua figura nel corso dei secoli è sempre stata associata alla scienza nel senso che questa è lo strumento tramite il quale l’uomo può governare la natura e capire le leggi che la governano avvicinandosi alla potenza creatrice. L’altra faccia del mito di Prometeo è però che la volontà di giocare a fare Dio porta ad una necessaria punizione, come ci insegna in letteratura il Frankenstein di Mary Shelley, il cui titolo completo (non tutti lo sanno) è “Frankenstein, o il moderno Prometeo”: il gigante verrà punito con una tortura eterna, il dottor Frankenstein verrà ucciso dalla sua stessa creatura.

Il film è del tutto sulla scia di questa letteratura in quanto al di là del titolo è incentrato sulla forte volontà di conoscenza, di superamento del limite umano per scoprire l’origine e il senso delle cose, il tutto in un setting in cui la scienza naturalmente la fa da padrona. Ed anche le conseguenze come da tradizione non tarderanno ad arrivare mettendo ulteriormente in discussione anche quel poco che si pensava di aver scoperto, ed anzi (cercherò di formulare la frase senza fare spoiler) ribaltando la logica di Prometeo sugli “Ingegneri”, gli esseri alieni che secondo i ricercatori a inizio film hanno creato la vita sul nostro pianeta. A fine pellicola ci troviamo insomma ad aver aperto una matrioska e ad avercene trovata dentro un’altra. Tante domande ancora che verranno affrontate probabilmente nei prossimi film della saga.

Al di là del senso generale tuttavia Prometheus a differenza del suo predecessore risulta essere un film abbastanza pieno di cliché e cose viste: se Alien era riuscito a “mescolare” la tradizione fantascientifica aggiungendo nuovi elementi, questo lavoro riprende molto di quello che si è visto negli ultimi 20 anni in ambito fantascientifico e lo ripropone a mio modo di vedere senza neanche una grandissima rielaborazione. Ci sono molti elementi di trama, di sceneggiatura ma anche a livello visivo che nel girato sembra vogliano essere venduti come “colpi di scena” o “cose nuove” ma che in realtà non lo sono per niente. Non voglio fare degli esempi per non rovinare nulla però diciamo che in alcuni casi ci sono state delle scelte di trama così telefonate da risultare quasi forzate, o delle “tappe obbligate”. In alcune scene addirittura si supera la soglia della classica “idiozia da film horror americano”, scivoloni da teen horror movie che sinceramente non avrei voluto vedere in un film di Ridley Scott e meno che meno nel prequel di un capolavoro. E questa è in assoluto la cosa che meno ha funzionato nella pellicola, ahimè.

Fortuna vuole però che questi elementi che hanno funzionato di meno fossero controbilanciati in maniera molto importante da quello che per tutta la durata della pellicola fa rimanere a bocca aperta: l’aspetto visivo. Tralasciando i meravigliosi titoli di testa che per descrizioni della natura mi hanno ricordato il Tree of Life di Malick (ne parlo qui), ogni particolare degli ambienti esterni ed interni è assolutamente sbalorditivo: dall’ambientazione del pianeta all’interno delle astronavi (tutto costruito in set reali, senza CGI…e si vede!) non si può che rimanere incantati per l’incredibile lavoro fatto. Oltre a questo sottolineo anche i piccoli particolari visivi, come le tute spaziali, l’utilizzo delle luci al neon e una fotografia generale (parliamo di Dariusz Wolski, quello di Pirati dei Caraibi, Sweeney Todd e Alice in Wonderland) che insieme a degli effetti speciali mozzafiato ha incontrato perfettamente i miei gusti. Il film meriterebbe anche solo se visto ad audio spento!

Per quanto riguarda le interpretazioni invece c’è il classico “problema Fassbender”, qui nella parte di un androide: quando c’è lui non si riescono a vedere gli altri. Non che Noomi Rapace, Charlize Theron, Idris Elba (+ vari ed eventuali) non siano stati nelle rispettive parti, ma forse i loro personaggi sono stati scritti in maniera abbastanza stereotipata, facendo mancare nella maniera più assoluta la protagonista femminile della serie originale, la Ellen Ripley di Sigourney Weaver. Non so se la Rapace sarà protagonista anche delle prossime pellicole, ma pensare di rivederla in quei panni mi lascia abbastanza tiepido.

 

PROMETHEUS
Ridley Scott, USA 2012, 124’
VOTO (Max 5)
7

About ilpina

ilpina
Creatore, curatore, amministratore, webmaster e in sostanza dittatore supremo e monarca assoluto di The Ed Wooder. Amo darmi alla latitanza quando il tempo me lo permette.