Profondo rosso e Mario Bava

Letto 1587 volte

ATTENZIONE! Questo commento è una continuazione ideale della recensione di Profondo Rosso che trovate in questa pagina. Ho voluto legare i due articoli perché fortemente interconnessi.

Premessa doverosa è dire che Profondo Rosso è uno di quei film che non possono che essere visti come cult visto il suo impatto negli anni in cui è uscito e vista la nomea che si è portato dietro fino ai giorni nostri. Ho già sottolineato nella recensione del film come Argento più che un genio creativo sia però un artista capace di riprendere gli spunti e le lezioni dei maestri a lui precedenti per farne una sintesi coi fiocchi.

Ho citato per esempio gli omaggi che il regista fa a Hitchcock, come i richiami a Fellini e a Leone. Tuttavia da amante del genere non posso che constatare che la vera linfa del film per Argento è una in particolare, e rappresenta a mio parere il vero cuore dell’idea di questo lavoro. Mi fa sinceramente un po’ rabbia e credo che sia giusto da un punto di vista cinematografico riconoscere che sì, Profondo Rosso è un filmone, ma non sarebbe potuto esistere senza la filmografia di Mario Bava, quello che a mio modo di vedere rimane l’indiscusso re del cinema horror italiano (e non solo a dirla tutta…). E’ giusto riconoscere il pesante, anzi pesantissimo apporto che la lezione del maestro Bava ha avuto in questo film, soprattutto tra gli altri con un lavoro di 9 anni prima di Profondo Rosso intitolato “Sei donne per l’assassino”, che evidentemente il regista ha visto più e più volte.

La prima cosa che colpisce nel vedere il film (che naturalmente consiglio a tutti!) è la capacità che aveva Bava già nel ’64 di muovere la macchina in senso “moderno”, con continui zoom, soggettive e spostamenti repentini che hanno fatto negli anni successivi la fortuna di Argento. Idem per quanto riguarda alcuni temi e “trucchetti” come l’utilizzo nel sonoro di un rumore persistente di vento (nel genere horror tipico di Bava, anche se in altri contesti è stato utilizzato anche da Fellini) o utilizzare la figura del bambino e di elementi legati all’infanzia (per esempio il carillon con la canzoncina,le bambole etc) per creare inquietudine. A riguardo consiglio la visione di “Operazione Paura” di Bava. Altri elementi ripresi a man bassa sono anche le tende rosse, i colori accesi della pellicola e in generale l’efferatezza degli omicidi.

Punto che veramente colpisce nel confrontare Profondo Rosso con 6 donne per l’assassino è la rappresentazione del serial killer. Si tratta per entrambi i lavori di una figura coperta da un lungo impermeabile, cappello e guanti in pelle. L’unica reale differenza sta nella sua rappresentazione a livello registico: in Profondo Rosso per la quasi totalità del film o ci viene mostrato in soggettiva (quindi solo tramite le sue mani o al massimo la sua ombra) mentre nel lavoro di Bava ci viene sempre fatto vedere anche se con il volto coperto (ricorda moltissimo il Rorschach del fumetto Watchmen, anche quello successivo).

*SPOILER*
Ma la cosa fondamentale è il colpo di scena finale che in entrambi i casi sta nell’identità dell’assassino, ovvero una donna. Per tutto il film il killer rimane avvolto nel mistero e non è mai chiaro chi sia; tutti credono (e i registi portano a farcelo credere) che si tratti di un uomo. Con Bava tutto questo succedeva 9 anni prima di Argento!

Dallo stesso lavoro è ripreso anche l’elemento della casa antica (tipico comunque di tutti i film di Bava) con alte pareti ed antichi oggetti barocchi che per entrambi i film rappresentano i luoghi dove si consumano scene nodali. Argento ricalca a riguardo persino l’idea di una particolare scena in cui il protagonista sta per cadere dal cornicione.
Idem (e questo fa ancora più pensare) per una scena di omicidio dove una donna viene annegata nella vasca da bagno. Tra le due cambia certamente l’efferatezza dell’azione (nel film di Argento l’acqua è bollente e ustiona il viso della vittima) ma non l’omicidio in sé. Senza contare che di nuovo in “Sei donne per l’assassino” il killer commette un altro omicidio ustionando su una stufa la faccia della sua vittima; Argento ha insomma fatto un collage delle due scene di Bava.

Anche la parte più “leggera” del lavoro che lo permea da inizio a fine, è ispirata a mio parere da “La ragazza che sapeva troppo”, film sempre di Bava del 1962 dove come in questo lavoro si alternavano parti più poliziesche a parti più leggere o addirittura divertenti, quelle che Bava a sua volta aveva parzialmente tratto da alcuni lavori di Hitchcock.

Insomma, nulla togliendo al film e al regista, Mario Bava è stato il Demiurgo, il creatore, l’anticipatore di temi e stili; Argento lo vedo più come colui che ha “portato a compimento” la visione di Bava, come un discepolo che utilizza la sua maggiore aderenza ai tempi moderni (vista la differenza d’età) per attualizzare quegli elementi che ai tempi di Bava erano da B movies, mentre ai tempi di Argento hanno potuto ottenere un grandissimo successo di pubblico ma anche di critica.

Dicendo tutto questo non voglio assolutamente sminuire il lavoro di Argento che ritengo essere uno dei migliori registi di genere che abbiamo mai avuto nel nostro paese (anzi, forse il migliore…anche se solo per i primi lavori naturalmente). Voglio solo sottolineare come l’operazione che ha attuato con “Profondo Rosso” sia una sorta di anticipazione di quello che farà Quentin Tarantino sempre coi B movies italiani e non solo: una ripresa che sfocia talvolta nell’omaggio e nel citazionismo.

Profondo rosso e Sei donne per l'assassino

Profondo rosso e Sei donne per l’assassino

 

About ilpina

ilpina
Creatore, curatore, amministratore, webmaster e in sostanza dittatore supremo e monarca assoluto di The Ed Wooder. Amo darmi alla latitanza quando il tempo me lo permette.