Profondo rosso

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Profondo rossoMarc, giovane pianista, assiste all’assassinio di una parapsicologa ma non riesce a vedere il volto dell’omicida. Mentre indaga aiutato da una giornalista, le persone con cui viene in contatto cominciano ad essere assassinate una dopo l’altra. La verità è insospettabile…

Più che cult uno stracult del cinema nostrano, un film che ha appassionato generazioni di cinefili e di amanti del thriller/horror che dimostra la vivacità creativa del nostro paese negli anni ’70, vivacità di cui Dario Argento è figlio legittimo. Non uso a caso il termine “figlio” in quanto se devo muovere non una critica ma un appunto al regista è che in diversi punti è chiarissimo quali sono i suoi “padri cinematografici” di cui ha studiato le opere al microscopio nella sua attività di critico cinematografico, precedente ai suoi primi film. Argento più che un grande innovatore o un genio creativo mi è sempre parso nel complesso più un regista che riesce a trarre da altre opere ottimi insegnamenti di cui si appropria per mescolarli insieme trovandone una sintesi e un equilibrio tutti sui. Non a caso finita l’età d’oro dell’horror il regista non ha più saputo tornare ai livelli dei suoi primi lavori, cadendo piano piano in opere via via sempre di minor interesse (inutile che citi “Il fantasma dell’opera”, “Il cartaio” o “Dracula 3D”).

Dopo l’ennesima visione di Profondo Rosso (questa volta al cinema in versione restaurata…che meraviglia!) ho potuto avere conferma di questo rivedendo nel film molto di grandi registi italiani e non, scene e inquadrature che più che essere delle “copie” risultano visto il loro chiarissimo riferimento dei veri e propri “omaggi” ai grandi del cinema. Penso per esempio ad Alfred Hitchcock (la scena del bagno a inizio film con l’inquadratura “alla Psycho” di rubinetto, acqua e scarico), a Fellini con i sui personaggi estremamente caratterizzati sullo sfondo, Leone e gli zoom di occhi e gocce di sudore fino a Mario Bava. Su quest’ultimo ci sarebbe davvero molto da dire viste le estreme e numerosissime similitudini tra Argento e quello che per me rimane in assoluto il padre incontrastato del giallo/horror all’italiana, ma per questo farò un articolo a parte.

Psycho e profondo rosso

Psycho e profondo rosso

Rispetto alla carriera di Argento la cosa che mi colpisce sempre di questo lavoro è la sua forma da “film di passaggio” tra una fase più da giallo/thriller, a una più horror/splatter. Nel film infatti sono presenti essenzialmente queste due anime, da una parte i semi di quello che sarà Suspiria col tema dell’esoterismo, dei fantasmi etc, dall’altra una tendenza al poliziesco e al realismo (anche negli omicidi). Entrambe le “parti” vengono sviluppate nel migliore dei modi, creando un mix che a mio parere ha reso questo lavoro unico.

Chiara poi è la minuziosità del regista nel girare, sia da un punto di vista di inquadrature e movimenti di macchina (sempre studiati e precisi) sia per le varie chicche di cui Argento sparge tutto il film. Al di là della celebre scena in cui quasi all’inizio si può vedere chiaramente l’assassino sul luogo del delitto (non dico dove per non fare spoiler) mi sono rimaste impresse delle inquadrature nelle quali, attorno ai personaggi principali che dialogano fra loro, ci sono dei particolari a volte divertenti, a volte belli da un punto di vista artistico, che sembrano quasi una provocazione: è il regista che gioca con l’attenzione dello spettatore facendogli intuire una visione dopo l’altra quanto il nostro occhio sia poco attento all’insieme. Mi riferisco ad alcune scene in cui per esempio finche i protagonisti parlano si trova in primo piano una donna di felliniana memoria che si mette il rossetto in maniera piuttosto vistosa (suscita quasi la risata) oppure in molte altre dove i personaggi “di sfondo” sono immobili in maniera del tutto innaturale, o compiono movimenti quasi impercettibili. Sapendo praticamente già le scene a memoria durante questa ultima visione mi sono soffermato più su questi personaggi molto caratterizzati sullo sfondo e vi consiglio di provare a fare la stessa cosa: si apre un mondo! Tutto ciò fatto con le giuste inquadrature rende alcune scene dei veri e propri quadri (citato esplicitamente per esempio il “Nighthawks” di Edward Hopper) nei quali si svolge l’azione, pare di vedere delle fotografie appositamente statiche.

Profondo Rosso e Nighthawks di Edward Hopper

Profondo Rosso e Nighthawks di Edward Hopper

Molto ben calibrato rispetto al mood generale del film è il suo essere anche “leggero” a tratti, con personaggi appositamente un po’ comici come ad esempio il commissario di polizia ma soprattutto con la figura di Gianna (interpretata da Daria Nicolodi), che io ho sempre adorato. Prendendo un po’ in prestito la Midge del Vertigo di Hitchcock (alias La donna che visse due volte, omaggiato anche in una delle locandine del film) Argento da una vera e propria spalla “comica” al protagonista: il modo in cui battibeccano, il carattere di lei, le scene divertenti in macchina e tutta un’altra serie di cose, fanno sì che venga passata una gran leggerezza per tutta la durata del lavoro, quasi a fare da contrappeso al resto. Da notare anche come nel 1975 il regista volesse mettere l’accento sul tema della parità dei sessi e delle donne forti e indipendenti, come a sottolineare che si trattava di una realtà più che comprovata. Idem anche per la figura del travestito frequentato dal personaggio di Carlo, che ci viene presentato con una naturalezza che per quegli anni era tutta un programma. Non credo che a mettere sullo schermo personaggi così Argento volesse stupire, ma solo fare la parte del “normalizzatore” di questioni che per quando è uscito il film erano piuttosto dibattute (e lo sono un po’ anche oggi).

Le locandine di Vertigo e Profondo Rosso

Le locandine di Vertigo e Profondo Rosso

Gli omicidi come ogni frammento che vuole creare paura e mistero nello spettatore sono sempre ben diretti ed estremamente intriganti. Mi è piaciuto il modo del regista di non lasciare nulla all’immaginazione, ma di puntare sempre e comunque su omicidi shock, sul mostrare anche nella via più gretta e realistica. In quegli anni infatti si stava cominciando un nuovo approccio ai film dell’orrore (e non solo), che comprendeva anche una buona dose di splatter o comunque di immagini che non lasciano nulla all’immaginazione: si pensi allo slasher italiano (il “Reazione a catena di Mario Bava e ” La bestia uccide a sangue freddo” di Fernando DiLeo in primis, entrambi del 1971 – 4 anni prima di questo) o ai film cosiddetti “poliziotteschi” dove cominciava a uscire una forte violenza visiva. Argento sulla scia di questi spunti crea immagini (una in particolare a mio modo di vedere) che non possono che rimanere stampate in testa non tanto per la quantità di sangue mostrata, quanto per il loro fare leva su piccole paure e su oggetti quotidiani (l’uso di coltelli da cucina per esempio).

Non mi viene nulla da dire invece sugli attori che trovo sì assolutamente nella parte ma che non hanno regalato prove attoriali da ricordare. Del resto per un film di genere è giusto che la centralità sia sull’immagine, sull’impatto delle scene, su quegli elementi che non necessitano di interpretazioni superbe per mantenere la loro forza espressiva.

Una delle tipicità di Argento riprese anche stavolta dal nascente genere del “poliziottesco” all’italiana, è invece l’utilizzo di gruppi progressive rock per le musiche, in questo caso dei Goblin. Ho adorato tutti i commenti musicali al film, riescono a caricare le scene senza utilizzare le classiche musiche spettrali o da thriller (la mente va sempre al Bernard Herrmann di Psycho). Del resto la colonna sonora di Profondo Rosso è diventata estremamente cult, forse una delle più conosciute dei film horror. Mi viene tuttavia da sottolineare anche la grandissima somiglianza fra il tema principale di Profondo Rosso e quello utilizzato in “L’esorcista” (1973), ovvero la canzone “Tubular bells” di Mike Oldfield (peraltro simile anche al tema di “Halloween” di Carpenter). Il fatto che l’ispirazione sia assolutamente quella la possiamo trovare anche in altri passaggi che definirei quasi un plagio della canzone sopra citata.

Finito di recensire il film vorrei aprire una parentesi sul già citato Mario Bava, autore di thriller italiani senza il quale Argento probabilmente non avrebbe mai diretto Profondo Rosso viste le incredibili (a volte da non crederci!) similitudini che troviamo tra il film e un lavoro di Bava uscito quasi 10 anni prima. A riguardo consiglio la lettura del mio commento Profondo rosso e Mario Bava!

PROFONDO ROSSO
Dario Argento, Italia-1975, 126′
VOTO (max 5)

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ilpina
Creatore, curatore, amministratore, webmaster e in sostanza dittatore supremo e monarca assoluto di The Ed Wooder. Amo darmi alla latitanza quando il tempo me lo permette.