Posti in piedi in paradiso

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posti_in_piedi_in_paradiso.png Con quest’ultimo film Carlo Verdone vuole tornare a parlare con il linguaggio della grande commedia all’italiana, fatta di tante risate ma soprattutto (e direi fondamentalmente) di amarezza.

Trama (Uci cinema): “Ulisse, Fulvio e Domenico sono tre padri separati costretti a versare quasi tutto quello che guadagnano per mantenere ex mogli e figli. Ulisse, già discografico di successo, vive nel retro del suo negozio di vinili ed ha una figlia, Agnese, che vive a Parigi con la madre Claire. Fulvio, ex critico cinematografico, scrive di gossip e risiede presso un convitto di religiose. Anche lui ha una bambina, di tre anni, che non vede quasi mai a causa del pessimo rapporto con l’ex moglie Lorenza. Domenico, in passato ricco imprenditore, si è riciclato come agente immobiliare, dorme sulla barca di un amico e, per mantenere ben due famiglie, fa il gigolò per signore di una certa età. Dopo un incontro casuale, i tre decidono di andare a vivere insieme per dividere le spese di un appartamento. Inizia così la loro convivenza e la loro amicizia e, dopo una serie di avventure tragicomiche, per i tre giunge il momento di fare i conti con le proprie responsabilità “.

Nella prima parte del film si respira al di là delle gag e delle battute simpatiche, un’atmosfera particolarmente seria e quasi drammatica. Si parla infatti dei giorni d’oggi, della crisi finanziaria, dei problemi sentimentali che uno si cerca/che capitano, e più concretamente della difficoltà di arrivare a fine mese con un lavoro non troppo redditizio e gli alimenti da pagare alle ex mogli e ai figli. Un tema insomma drammatico ed attuale, che mette in luce la categoria dei “nuovi poveri”, persone che fino a qualche anno prima potevano definirsi benestanti ma che per il turbinio degli eventi si sono ritrovate in una situazione poco agiata.

Nonostante l’intenzione e il tema siano molto profondi ed attuali, la controparte “divertente” a queste vicende risulta un po’ più smorzata, dando l’effetto finale di un lavoro che più che essere una commedia agrodolce diventa un ibrido non troppo bilanciato. Sarà la presenza delle troppe figure maschili nella prima parte, sarà per come è stato scritto il suo personaggio, fatto sta che con l’arrivo di Micaela Ramazzotti tutto prende un’altra piega. Il suo personaggio è certamente il meglio scritto (e interpretato direi), con la sua aria svampita e quel precario equilibrio emotivo che la rende così umana da una parte e così divertente dall’altra ridesta lo spettatore e ingarbuglia la trama rendendola più leggera e interessante.

Il film procede così fra problemi via via sempre più difficili da sbrogliare e situazioni che più che risolversi si accartocciano su loro stesse aggiungendo dramma al dramma, fino ad un finale devo dire molto bello, aperto ad una soluzione per tutti che passa direttamente dalla classica crescita emotiva dei protagonisti.

Il personaggio interpretato da Verdone è un po’ quello che interpreta spesso, con la sua parlata, le sue mimiche, i suoi modi di ragionare: direi che in un modo o nell’altro il regista voglia sempre rappresentare sé stesso e il suo punto di vista (completato sul finale) nei film che dirige. Ormai intrappolato nel suo personaggio anche Marco Giallini, un attore che adoro nel suo dare vita a uomini sempre disastrosi ma che ho apprezzato (e apprezzerei anche in futuro se gli dessero la possibilità) anche in prove più serie, come ha già fatto nel meraviglioso cortometraggio “La pagella” di Alessandro Celli. La sua parte è certamente la più divertente e fa scappare più di una risata. Buono anche Pierfrancesco Favio, un altro attore con grandissimo potenziale e ottime qualità che però ho visto un po’ sottotono in questa pellicola, quasi certamente a causa del suo personaggio non troppo interessante.

Registicamente parlando non ho molto da dire, nel senso che Verdone non ha mai avuto queste grandi trovate , anzi. Mi viene solo in mente un terribile effetto dissolvenza usato per introdurre un flashback, roba da filmini delle vacanze.

Un film non male, con buoni propositi ma che poteva certamente dare di più.

POSTI IN PIEDI IN PARADISO
Carlo Verdone, Italia 2012, 119′
VOTO (Max 5)

VOTO RISATA
SorridenteSorridenteSorridente

About ilpina

ilpina
Creatore, curatore, amministratore, webmaster e in sostanza dittatore supremo e monarca assoluto di The Ed Wooder. Amo darmi alla latitanza quando il tempo me lo permette.