Piranha 3D

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piranha_3d.png Un cinema culturale e innovativo. Questo è Piranha 3d. La base solida è l’elemento biologico del pesce fossile tritatutto giustamente sopravvissuto dopo 2 milioni di anni cibandosi vicendevolmente dei propri simili. E questo non lo sappiamo per caso: ovviemente il buon DOC ha recuperato il fossile della stessa identica specie (a quanti di voi non è mai capitato di raccogliere scheletri millenari e che vi vengano a chiamare per un consulto proprio su quelli?).

La magia del 3d (in assoluto la più grande innovazione del ventunesimo secolo, quello di cui davvero ha bisogno questo cinema per risorgere dalle ceneri di ultimi disastri come Black Swan) ci accompagna in un viaggio onirico pieno di poesia e magia.
Personalmente mi capita spessimo di andare a pescare canticchiando melodie di filmetti di Spielberg e di ritrovarmi nel mezzo di un maelstrom lacustre con migliaia di piranha che risalgono neanche fossero salmoni in calore il vortice acquatico per la merenda delle 4 con Bim Bum Bam in tv.
Quindi fino a qui tutto bene e si prosegue con una dettagliata e del tutto plausibile spiegazione del fenomeno sismico che ha aperto il varco ad una grotta sotterranea.

L’overture ci introduce al primo movimento, la primavera. E qui mi sento di dover ringraziare tutta la produzione, non solo di questo piccolo capolavoro ma di tutto il cinema di genere che finalmente ritrae-senza cliché ma con essenzialità-la figura femminile nella sua dolcezza come solo il maestro Neri Parenti sa fare. Dimenticate le volgarità inutili di filmacci come The Dreamers o Eyes Wide Shut, il regista Aja è un fine artista della ripresa, quasi acquarellistico nei suoi toni pastello e nella scelta devo dire davvero coraggiosa di far debuttare anime nobili della recitazione quali Riley Steele, Ashlynn Brooke e Gianna Michaels.

La poesia continua con l’esplorazione della grotta sottomarina ricca di forbitissimi dialoghi aristotelici o meglio ancora freudiani, con le musiche vagamente tratte da operette di avanspettacolo tipo “Lo Squalo” (ci piace ricordare in questa sede artisti minori come John Williams). La tensione è alle stelle e nulla fa presupporre l’imminente tragedia di una tranquilla vancanza primaverile.

Da dove veniamo? Qual’è il senso della vita? C’é qualcosa oltre la morte? A queste domande risponde egregiamente la pellicola nei corpi botticelliani di giovani nel fiore degli anni, devoti a nobili cause anche durante le loro quiete vacanze di marzo. A questo punto la regia raggiunge il suo apice e lo stesso regista ci mostra tutta la sua conoscenza delle sottoculture undergruond. La grande confusione che erroneamente può essere riferita al film di Spielberg è in realtà un palese omaggio alla scalinata della “Corazzata Potemkin”, rivisitata e migliorata. Personalmente non ho saputo trattenere le lacrime durante le riprese dei corpi mutilati, dell’eroico quanto utilissimo ed intelligente stratagemma del nero di turno che usa a mo’ di minipiner un motore a tre eliche. Che dire della ragazza che letteralmente perde la faccia impigliandosi i capelli in un altro motore di un povero ragazzo in preda al panico ma la scena che più mi è rimasta nel cuore è senza dubbio quando una ragazza che viene portata a braccia da due nerboruti volontari si spezza a metà (tipo The Hitcher) e negli occhi le si legge la frase “e che cazzo!” per poi spirare immediatamente dopo. Menzione particolare per un’altra citazione di cinema impegnato, ricordate Re-animator? il topo che litiga col pene?), e davvero geniale e fresca l’idea del piranha che rutta in faccia al pubblico.

Morbido e straziante al tempo stesso ci tiene incollati alle poltrone fino al finale con un insospettabile cliffhanger (per niente illogico e buttato lì) che fa forse presagire ad un seguito sicuramente non legato agli incassi. In questo mondo dove registi di dubbio talento rischiano (per fortuna senza successo) di stravolgere un sistema oliato, sentivamo davvero il bisogno di un remake di così alto livello.

La più poetica cafonata che abbia mai visto, Hosanna a questa innovativa visione della settima arte.

PIRANHA 3D
Alexandre Aja, USA 2010, 84′
VOTO (Max 5)

About Gianluca

Gianluca
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