Perfetti sconosciuti

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La mia sottovalutazione a priori del cinema italiano (troppe le scottature prese?) mi ha portato al tempo dell’uscita a non interessarmi di questo “Perfetti sconosciuti”, film del 2016 di Paolo Genovese (di cui avevo visto solo “La banda dei babbi Natale” con Aldo, Giovanni e Giacomo) con un nutrito ed interessante cast. E ho fatto male, perché guardandolo con quasi due anni di ritardo devo ammettere che mi è piaciuto molto.

Trama: “Durante una cena, un gruppo di amici decide di fare una specie di gioco della verità mettendo i loro cellulari sul tavolo. Per la durata della cena, messaggi e telefonate sono condivisi tra loro, mettendo a conoscenza l’un l’altro dei propri segreti più profondi”.

Il regista per scrivere il soggetto di questo lavoro deve aver sicuramente visto e rivisto il meraviglioso Carnage di Polanski, film del 2011 che mi ha lasciato letteralmente senza parole. L’idea generale infatti è assolutamente quella ovvero l’utilizzo di un setting molto teatrale fatto ad hoc per stimolare buone sceneggiature: tutto il lavoro è ambientato all’interno di un appartamento in cui i protagonisti riuniti si ritrovano partendo da delle piccolezze ad andare fuori di testa. La ricetta della buona riuscita di un’operazione di questo tipo non essendoci altro a cui appigliarsi (luoghi differenti, personaggi secondari, sottotrame) sta, come è successo in questo caso, nella scelta di attori capaci da una parte e di una sceneggiatura intrigante e dinamica dall’altra che possa reggere un’ora e mezza di film.

La storia ha al centro una riflessione sui nostri tempi, ma non tanto sul classico discorso dell’alienazione del singolo sempre più immerso nella socialità virtuale e sempre meno nella vita vera, ma sulla “scatola nera” di ognuno di noi, nella quale è possibile trovare la dimensione più privata ed intima di ciascuno scheletri nell’armadio compresi: il cellulare. L’idea è vincente perché perfetta per il contenitore scelto, nel senso che mettere a tavola sette amici con i propri cellulari e i loro contenuti “pubblicamente” su un tavolo (messaggi, chiamate etc.) significa sostanzialmente mettere a nudo tutti, mostrare agli altri la verità delle cose senza coperture. Il che in un mondo in cui ciascuno ha i propri segreti significa dare il via ad una vera e propria carneficina: come dice ad un certo punto il personaggio interpretato da Marco Giallini “siamo frangibili tutti, chi più chi meno”.

È così che partendo da un messaggio equivoco ed una chiamata un po’ strana che i commensali si ritroveranno pian piano a sbattere la faccia sempre più forte contro la realtà dei fatti, ovvero che anche le persone a noi più vicine ci sono in una certa misura sconosciute. Anche parlando tutti i giorni con una persona non possiamo comunque essere nella sua testa, sapere delle sue insicurezze, dei suoi segreti, dei tradimenti, delle cose non dette. E la cosa che fa pensare grazie a questa sceneggiatura divertente ma drammatica al punto giusto è che tutti noi da un lato vorremmo mantenere una dimensione privata, personale e nascosta a tutti, ma dall’altra siamo i primi che ci imbufaliamo quando prendiamo atto che le persone a noi vicine ci nascondono qualcosa, sia che si tratti di qualcosa che ci tocca personalmente (piccoli e grandi tradimenti) sia che si tratti di altro (“non mi avevi detto che ti volevi rifare il seno”, “non sapevo che andassi in terapia”). La verità è che ci sentiamo feriti, ci sentiamo poco importanti se non abbiamo sotto controllo la vita di chi ci sta vicino, è il nostro ego spropositato che ci vuole portare a essere nella posizione di supremazia di conoscere gli altri e di non far conoscere sé stessi.

Il che è tutto molto bello, ma se posso passare ai difetti di questa pellicola è supportato da espedienti di trama davvero troppo forzati per un film drammatico. Nel senso, che su 7 persone 5 abbiano degli amanti è una esagerazione fuori da ogni logica, come è assolutamente improbabile che nel corso di due ore di cena fatalità i protagonisti ricevano solo chiamate e messaggi che rivelano realtà celate. Poi ovvio, non sono qui a disquisire sulla verosimiglianza di un film, ma nella visione visto il taglio da dramma che ha la pellicola questa cosa dopo un po’ fa storcere il naso: non stiamo parlando di una commedia dove certe esagerazioni sono assolutamente più digeribili. A ben vedere c’è comunque il tentativo di giustificare il tutto con una sorta di “aura magica” data dall’eclisse lunare presente al momento della cena, ma a mio modo di vedere non basta.

Altre cose che non mi sono piaciute sono le musiche (troppo pompose e forzatamente drammatiche in alcuni punti) e il classico set da film italiano,  una casa grande come un campo da calcio arredata dal signor IKEA in persona: troppo forzatamente da copertina di giornale di home decorating, era stupenda ma puzzava di finto da un miglio.

Ciliegina sulla torta (in positivo!) sono invece le interpretazioni dei sette protagonisti: Marco Giallini, Edoardo Leo, Valerio Mastandrea, Giuseppe Battiston, Alba Rohrwacher,  Kasia Smutniak e Anna Foglietta. Siamo nella tipica situazione del “ti piace vincere facile”, perché sono i classici nomi da film italiano che messi intorno ad un tavolo con una sceneggiatura comunque dinamica e ben scritta non potevano che rendere al massimo. Non ci sono prove minori o migliori, sono davvero tutti all’altezza del loro ruolo e tutti assolutamente nel mood del film. Vedere certe facce sullo schermo in situazioni così “classiche” non può che far sentire lo spettatore a casa!

PERFETTI SCONOSCIUTI
Paolo Genovese , Italia 2016, 97′
VOTO (Max 5)
8

About ilpina

ilpina
Creatore, curatore, amministratore, webmaster e in sostanza dittatore supremo e monarca assoluto di The Ed Wooder. Amo darmi alla latitanza quando il tempo me lo permette.