One Day

Letto 1113 volte

one_day.png Giusto qualche giorno fa notavo come i migliori horror degli ultimi anni siano film europei. Dopo un film così, posso dire che anche per quanto riguarda le pellicole sentimentali l’Europa sa avere una forte marcia in più rispetto alle produzioni americane, che ormai al di là dei soliti 3/4 cliché hanno ben poco da aggiungere.

Personalmente non mi ritengo un romantico. O almeno non mi ritengo un romanico al cinema. I film che parlano d’amore secondo me molto spesso propendono o per la commedia sentimentale alla Hugh Grant che detesto (lui e quei suoi dannati occhioni blu da cagnolino bastonato) o per i drammoni che ti fanno uscire dal cinema in lacrime e con una forse propensione al suicidio.

One day in questo contesto è un film particolare, in quanto a differenza dei drammoni è praticamente scevro dalla lacrima triste data da disgrazie varie, come non ha nemmeno quelle irritantissime battute da commedia sentimentale. Non sto dicendo che non si pianga, non sto dicendo che va tutto bene dall’inizio alla fine e che non si ride per niente, ma che succede tutto quello che deve succedere con una eleganza ed una sobrietà ottima. In sostanza sono rimasto con un sorriso da ebete stampato in faccia dalla prima all’ultima scena, per poi commuovermi sul finale…e se un film visto il mio notorio cuore di ghiaccio per il sentimentalismo facile è riuscito a farmi passare questi stati, significa che merita davvero.

Trama: “Il 15 luglio 1988 segna l’inizio di un’amicizia destinata a durare una vita. Emma e Dexter si conoscono il giorno della loro laurea e decidono che ogni anno, il 15 luglio, si incontreranno, per un giorno soltanto. Il film segue le vite separate dei due protagonisti, e di come ogni anno, risate, amori e rimpianti li porteranno a vivere quell’unico giorno insieme“.

La storia e il suo evolversi mi hanno ricordato il meraviglioso Brokeback Mountain di Ang Lee, film dal quale è stata parzialmente tratta la morale della pellicola: non importa il traguardo, non importa vedere appagati i propri desideri, ma è il viaggio che conta. Anche in questo lavoro infatti lo spettatore è portato a sperare dal primo minuto che succeda ciò che sembra inevitabile (la formazione di una nuova famiglia Mulino Bianco, of course) ma che ci metterà un po’ ad arrivare; nel frattempo ciò che smuove emozioni, ciò che si ricorda, ciò che rimane dentro, è il semplice percorso di vita che sebbene all’inizio sembri “normale” nel suo svolgersi tra alti e bassi, sul finale “chiude il cerchio” facendo comprendere l’importanza di alcuni singoli istanti.

Da un punto di vista tecnico i punti forti della pellicola sono veramente tanti, ma è necessario cominciare con le straordinarie interpretazioni dei due protagonisti. Jim Sturgess non lo conoscevo ma mi ha veramente convinto: una parte fatta con passione e capacità, che varia da momenti di eccitazione giovanile ad altri di successo e infelicità per arrivare infine all’età adulta. Già il fatto che i due protagonisti siano seguiti per più di 20 anni (con tanto di trasformazioni fisiche oltre che di carattere etc.) ha portato gli attori a fare un bello sforzo di elasticità mentale, sforzo che ha permesso ad una meravigliosa Anne Hathaway di regalarci un’interpretazione ottima, degna di un’attrice che nel corso degli ultimi anni è riuscita a stupirmi sempre di più.

Il film è ambientato prevalentemente a Londra e nel Regno Unito (anche se non mancano le incursioni in Francia) e bisogna ammettere che sul lato visivo i paesaggi sono resi con colori meravigliosi, luci perfette e tanta tanta poesia in ogni inquadratura. Merito ovviamente della regista, la danese Lone Scherfig, che mostra per l’ennesima volta come il cinema europeo quando ci si mette sappia essere superiore all’americano sotto ogni aspetto.

Menzione speciale anche per le musiche, sia per il classico stratagemma di utilizzare canzoni famose rispetto all’anno della scena (tipico dei film che coprono un lungo arco di tempo, serve per contestualizzare) sia per il tema principale per orchestra, ripreso più e più volte nella pellicola e composto dalla compositrice britannica Rachel Portman.

Ovviamente un film così durerà poco nelle sale, e verrà visto probabilmente da quelli che trovando piena la sala di “I soliti idioti” saranno costretti dalle loro fidanzate a guardarsi il film romantico, che probabilmente alla fine della fiera non apprezzeranno nemmeno loro perché troppo poco aderente alle logiche bimbominkiose di Twilight. A ogni modo, come mia prassi per certe pellicole, vi invito calorosamente a non perdervelo.

…ed evviva il cinema Europeo.

ONE DAY
Lone Scherfig, Regno Unito 2011, 108′
VOTO (Max 5)

About ilpina

ilpina
Creatore, curatore, amministratore, webmaster e in sostanza dittatore supremo e monarca assoluto di The Ed Wooder. Amo darmi alla latitanza quando il tempo me lo permette.