Nymphomaniac – Volume 1

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nymphomaniac.png Premessa: la versione che ho visto è quella distribuita nelle sale cinematografiche, ovvero quella (come indicato a inizio pellicola) censurata e tagliata, autorizzata da Lars Von Trier ma da lui non montata. E per evitarvi l’effetto “ma è finito?” che per la prima volta mi aveva colto alla fine di “La compagnia dell’anello” (allora ero giovine e inesperto), questo film è solo il “Volume 1”, ergo finisce con taglio netto e una storia ancora completamente aperta.

La trama è questa: ““Nymphomaniac” è la storia poetica e folle di Joe, una ninfomane, come lei stessa si autoproclama, raccontata attraverso la sua voce, dalla nascita fino all’età di 50 anni. Una fredda sera d’inverno il vecchio e affascinante scapolo, Seligman, trova Joe in un vicolo dopo che è stata picchiata. La porta a casa dove cura le sue ferite e le chiede di raccontargli la sua storia. L’ascolta assorto mentre lei narra, nel corso dei successivi 8 capitoli, la storia della sua vita, piena di incontri e di avvenimenti”.

Sinceramente non capisco tutto il parlarne che si è fatto. Tutto quel gridare “allo scandalo”, tutto quel farlo sembrare un film alieno, uno di quei lavori che spingono l’ardore del regista al di là di ogni umana comprensione. Francamente non è così per questo primo volume di Nyphomaniac, a meno che nella versione integrale non si vedano cose indicibili. Che poi wooders, diciamocelo, siamo tutti più o meno adulti, cosa c’è da stupirsi per un pene, una vulva o un rapporto sessuale in più o in meno? Per come è impostato il film trovo che le tematiche affrontate e il modo di affrontarle non siano assolutamente nulla di scandaloso. Nel senso, la trama e gli avvenimenti raccontati non sono nulla di terribile, ho visto film davvero molto, ma molto peggio! Non credo quindi che i tagli abbiano potuto agire in maniera così drastica da cambiare il senso del lavoro. Probabilmente si è parlato di scandalo solo per le tante scene di sesso spesso e volentieri esplicito, che nella versione integrale a questo punto lo era ancora di più. Ma cosa c’è da “scandalizzarsi” per una scena pornografica spinta? Possiamo vederla come inutile (il mio personale pensiero), possiamo vederla come eccessiva, come amorale sullo schermo, come sporca, ma non certo scandalosa. Siamo nel 2014, è il film di uno che si sa, ama spararla grossa. Passato questo (minuscolo) scoglio, non c’è nulla di cui vergognarsi o per cui chiudere gli occhi e possiamo finalmente goderci questo piccolo gioiello.

La cosa che stupisce dalla prima scena è l’incredibile fattezza stilistica del lavoro. Von Trier sa girare, e questo è appurato da anni e anni, ma ancora riesce a stupirmi con le sue inquadrature, con i silenzi, i particolari, i colori, e tutte quelle scelte diciamo “tarantiniane” che piacciono al pubblico (e anche a me naturalmente). La suddivisione in capitoli, parti in bianco e nero, scritte in sovrimpressione sullo schermo, l’utilizzo di musiche particolari (al di là di quelle nel mezzo sono un po’ spiazzanti le canzoni metal a inizio e fine pellicola) o l’alternasi di un linguaggio serio con parole più spinte, sono solo parte di tutto quello che l’estroso regista Danese mette dentro la pellicola. Si tratta di ottime manifestazioni di stile che non possono che far gioire gli occhi di un cinefilo.

Le interpretazioni le ho trovate tutte molto buone, anche perché il cast vanta nomi davvero eccellenti. Prima su tutti Charlotte Gainsbourg con la sua espressione non proprio rassicurante, anche se per le parti di Joe da giovane (la maggior parte del film insomma) è sostituita da una bellissima Stacy Martin; sinceramente la scelta di un’attrice così bella stona un po’ con la Gainsbourg che dovrebbe essere la sua versione adulta…a meno che nel film non si sottoponga ad una plastica facciale. Come sempre perfetto nella parte il buon Stellan Skarsgård, stranamente molto (molto!) credibile l’odiatissimo Shia LaBeouf (archiviati i Transformers?) e divina, ma davvero DIVINA la mia stra-amatissima (superlativi come se piovesse) Uma Thurman, che nella piccola parte che fa dimostra di essere effettivamente la degna erede di Meryl Streep.

Il punto un po’ debole del lavoro a mio parere risulta essere la sua parte contenutistica. Non tanto la sceneggiatura che di per sé è molto bella anche se non troppo scorrevole, quanto il senso profondo della pellicola. In sostanza si tratta delle esperienze di questa ninfomane nel corso della sua vita, dall’infanzia fino a tutta la giovinezza. E poi? Non tanto di più…ci sono una serie di metafore interessanti tra i rapporti sessuali e la pesca come tra i rapporti sessuali e la musica (e da musicista ho adorato quelle parti…) ma si tratta poco quello che potrebbe essere il tema vero, alias il coinvolgimento emotivo. Si parla fin dall’inizio di come sesso e amore si intreccino sotto molteplici punti di vista e sfumature (il sesso è meglio farlo senza amore o l’amore è l’ingrediente segreto del sesso?) ma il tutto viene sommerso dalle altre vicende e dalle tante scene di rapporti che a lungo andare risultano un po’ vuote e insensate ai fini del messaggio del film (figuriamoci la versione estesa!). L’altro tema affrontato dell’anaffettività è interessante ma anche qui liquidato in poche frasi della protagonista (per la serie “ok, non mi sento in colpa se distruggo delle famiglie andando a letto con il marito…e allora?).

Per concludere voglio sfatare un’altra cosa che si poteva pensare su questo primo volume: non è un film noioso e non è un film triste. Anzi, per buona parte della pellicola non so se volontariamente o meno il regista mi ha fatto ridere. Ci sono parti che alternano sapientemente l’aspetto drammatico e quello più ridicolo o comico, in un mix che volente o nolente fa crescere l’interesse per il secondo volume conclusivo di questo ennesimo bel lavoro targato Lars Von Trier.

NYMPHOMANIAC – VOLUME 1
Lars Von Trier, Danimarca, Germania, Regno Unito, Belgio, 2013 (uscita italiana 2014)
VOTO (Max 5)

About ilpina

ilpina
Creatore, curatore, amministratore, webmaster e in sostanza dittatore supremo e monarca assoluto di The Ed Wooder. Amo darmi alla latitanza quando il tempo me lo permette.