Nosferatu, il principe della notte

Letto 1127 volte

nosferatu_principe_notte Preso dalla notizia che Dario Argento dirigerà l’ennesima riproposizione del mito del Dracula di Stoker, ho deciso di guardarmi il remake targato Werner Herzog del primo film che rese celebre il vampiro: Nosferatu il principe della notte tratto dal leggendario Nosferatu il Vampiro di Wilhelm Murnau.

Trama: “Jonathan Harker, incaricato di trattare con il richiedente Conte Dracula l’acquisto di una vecchia casa di Wismar, lascia l’Olanda e si dirige verso la Transilvania nonostante l’opposizione della giovane moglie Lucy che nel contempo ha sofferto paurosi incubi. Anche gli abitanti del villaggio rumeno e gli zingari accampati nelle vicinanze del diroccato castello fanno il loro possibile per trattenere lo straniero che testardamente prosegue. Il vecchio Conte Dracula non ha quasi più nulla di umano; firma senza trattative l’atto di acquisto: ben presto aggredisce Jonathan e lo vampireggia. Ciò fatto, il “principe della notte” si imbarca per raggiungere Lucy della quale ha ammirato l’effige su di un medaglione del marito e che vuole conquistare…”.

Anzitutto bisogna premettere che in quanto remake il film non prende spunto dal romanzo di Stoker, ma principalmente dall’immortale lavoro espressionista del regista Friedrich Murnau del quale ripropongo qui la recensione per leggerne trama e contenuti. Tedesco come lui, Werner Herzog dà colori e voce al lavoro del 1922, prendendosi qualche licenza in più e creando un po’ di confusione a livello di trama per i fan del romanzo originale. Non avendo avuto i problemi di copyright di Murnau il regista rinomina il conte Orolok Dracula (tornando quindi all’originale del libro), e allo stesso modo riporta la vicenda dai generici Carpazi alla Transilvania. Ciò che non ho compreso è stata invece l’idea di chiamare la protagonista (nel romanzo Mina e in Nosferatu Ellen) “Lucy”, come l’altro celebre personaggio femminile della storia; esclusiva volontà di far confusione o eccessiva licenza poetica?

A di là di questi aspetti “da fan” e al di là del finale storpiato, il film risulta veramente ben fatto, riprendendo visivamente il cinema tedesco di inizio secolo scorso attualizzato con nuove forme. Lo stile visivo ricorda vagamente in alcuni tratti quello del Dario Argento post-suspiria (penso soprattutto a Phenomena), con realistiche inquadrature di particolari macabri e una pellicola dai colori e dai toni naturali.

Irreali sono invece le luci e il trucco utilizzati, certo omaggio alla corrente espressionista, che sembrano tratte da un Tim Burton ante-tempore. Il film riesce a creare un forte senso di inquietudine grazie a dei giochi d’ombre ottimi e a musiche classiche inquietanti e persistenti che creano un tappeto cupo sullo sfondo delle vicende. Non c’è clamore, non ci sono sangue e immagini forti, e paradossalmente sono stati eliminati persino gli effetti speciali che erano (seppur “primitivi”) presenti nel lavoro originale.

Sebbene il film manchi di passione e di quella sensualità che ho trovato nel Dracula di Coppola, trova la sua forza in una certa freddezza dei personaggi che raggela il sangue nelle vene. Meravigliosa a riguardo (ovviamente) la figura di Dracula, un mostro fisicamente inquietante che non incute il classico “terrore romantico alla visione del sublime”, ma che crea un senso di sottile preoccupazione. Un vampiro che non fa mai cose estreme o esageratamente crudeli, ma che si insinua silenzioso nelle vite dei protagonisti portando morte e sofferenza. Il bello è però che non sembra spinto da una qualche pulsione o da amore, ma solo da una certa curiosità dettata dal fatto che la sua vita, perpetuata nei secoli con giornate sempre uguali alle altre, non ha ormai più alcun senso. In questo il personaggio fa in effetti un po’ pena, ma non è certamente lacrimoso. Si lamenta sì, ma l’oscurità del suo animo è sempre presente e chiara, non da l’impressione di un vampiro che si strugge bramoso di amore,ma di un male assoluto che si sta stancando del suo essere, ma che in questo permane.

Ottima anche la regia, in mente ho soprattutto le tante riprese fatte con camera in mano alle spalle dei personaggi in movimento, che tanto mi avevano creato inquietudine anche nel Black Swan di Darren Aronofsky.

In definitiva un remake ottimo, che partendo dalla lezione del primo Nosferatu il vampiro riattualizza a più di 50 anni dall’originale una figura immortale…in tutti i sensi.

NOSFERATU, IL PRINCIPE DELLA NOTTE
Nosferatu: Phantom der Nacht
Werner Herzog, Germania/Francia 1979, 107′
VOTO (Max 5)

About ilpina

ilpina
Creatore, curatore, amministratore, webmaster e in sostanza dittatore supremo e monarca assoluto di The Ed Wooder. Amo darmi alla latitanza quando il tempo me lo permette.