Non ho sonno

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Per quanto sia film abbastanza recente, questo Non ho sonno risulta essere una delle poche “ciambelle con il buco” nella filmografia degli ultimi anni di Dario Argento.

Trama (comingsoon): “A Torino nel 1983, il piccolo Giacomo ha assistito senza capire bene cosa stesse accadendo all’omicidio della madre. Il commissario Moretti, incaricato delle indagini, si è impegnato a trovare ad ogni costo il colpevole. Nel 2000 la città torna ad essere minacciata da una serie di misteriosi delitti. Il commissario Manni, nuovo incaricato, non può fare a meno di accettare la collaborazione di Moretti, sia pure anziano e affaticato. Da Roma torna anche Giacomo, e, dopo qualche esitazione, comincia a partecipare alle indagini. Moretti ricorda che 17 anni prima fu accusato un nano, di nome Vincenzo, scrittore di libri gialli, poi a sua volta ucciso pochi mesi dopo. Allora riandando sui luoghi di quel periodo e interrogando persone che avevano conosciuto Vincenzo, Moretti pensa di essere vicino alla soluzione“.

Il problema (che è tale solo per metà) è che se c’è una cosa che può colpire di questo film è certamente il richiamo più o meno esplicito al thriller all’italiana anni ’60/’70 di cui Argento è stato grande esponente. Il lavoro mi ha ricordato in particolare “Il rosso segno della follia” di Mario Bava, dove la pazzia mentale dell’individuo si mescola con echi sovrannaturali e -come in Profondo Rosso– con la sfera dell’infanzia.  Segreti dal passato, ricordi che riaffiorano, fantasmi che sembrano tornare in vita, simbologie, carillon, bambole/manichini, filastrocche e inquadrature delle scale (tutti elementi molto tipici) ricreano quell’atmosfera che sembrava ormai non potersi più riproporre in pellicole attuali.

Parlando sempre di citazioni o di auto-richiami alla propria filmografia, Argento arma l’assassino dei classici coltellacci “splatter” impugnati da guanti di pelle nera, ce lo mostra sempre tramite la sua soggettiva e ce lo fa sentire con voce modulata e roca. Questo “quadretto” sarà pure classico ma il regista su questo genere di cose rimane imbattibile a parer mio. Ho inoltre apprezzato molto l’utilizzo delle luci in alcune scene che mi ha ricordato i grandi tempi di Suspiria; i colori accesi e primari molto forti in contrasto con il buio danno una maggiore valenza all’aspetto visivo della pellicola.

Belle anche le musiche, soprattutto quando virano verso il rock riprendendo in chiave più moderna (ma meno tamarra di film come Phenomena) le sonorità dei suoi primi lavori.

Non ho particolari apprezzamenti da fare agli attori, anche se mi sento di dire con un pizzico di gioia che finalmente non si tratta più di pornostar prestate al cinema o di paraculati incapaci come in altri lavori recenti del regista (vedi Il cartaio, di qualche anno più tardi). A ogni modo in questo genere di film le interpretazioni non sono e non devono certamente essere il perno della situazione, quindi l’aspetto recitativo è più giusto qui.

Altro pregio della pellicola è che a inizio 2000 riesce a dimostrare che si possono fare film di genere in Italia, utilizzando ambientazioni, nomi e situazioni italiane. E non è per nulla una cosa scontata se pensiamo che al di là di Argento e pochissimi altri i thriller o gli horror che si vedono nel nostro paese da vent’anni a questa parte sono americani.

Un film molto classico per Dario Argento, ma che se pensiamo a robaccia tipo Il fantasma dell’opera (girato tre anni prima) ci fa capire che non sempre il nuovo sia meglio del vecchio.

NON HO SONNO
Dario Argento, Italia 2001, 112′
VOTO (Max 5)

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ilpina
Creatore, curatore, amministratore, webmaster e in sostanza dittatore supremo e monarca assoluto di The Ed Wooder. Amo darmi alla latitanza quando il tempo me lo permette.