Moonrise kingdom – Una fuga d’amore

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Estate 1965. Su un’isola del New England vive la dodicenne Suzy, preadolescente incompresa dai genitori. Sulla stessa isola si trova in campeggio scout il coetaneo Sam, orfano affidato a una famiglia che lo considera troppo ‘difficile’ per continuare ad occuparsene. I due si sono conosciuti casualmente, si sono innamorati e hanno deciso di fuggire insieme seguendo un antico sentiero tracciato dai nativi nei boschi. Gli adulti, ivi compreso lo sceriffo Sharp, si mettono alla loro ricerca anche perché è in arrivo una devastante tempesta (trama da MyMovies.it).

Adoro Wes Anderson, lo adoro e lo adorerò sempre per l’incredibile ventata di freschezza, originalità e per quel suo modo unico di concepire le immagini e le storie che ha portato nel cinema. Non sono mai riuscito a vederlo come “solo” un regista, perché tutti i suoi film sono talmente impregnati della sua estetica e del suo essere che più che qualcuno che mi racconta storie mi sembra più un pittore, uno che mette talmente tanto di sé nelle sue produzioni che non puoi pensare neanche per mezzo secondo che si tratti di altri. Come non puoi immaginarlo neanche per mezzo secondo dare vita ad un racconto che non sia suo, perché se c’è una cosa che Anderson non ha è la capacità di fare il “tecnico” del cinema, il fare cose non sue e/o il cimentarsi con del materiale che non deriva da sé stesso.

Moonrise Kingdom (suo settimo lavoro) è completamente inserito nella sua filmografia. L’idea alla base del lavoro è classica per lui: la descrizione del rapporto tra adulti e ragazzini visti sempre come più maturi, coscienziosi e che si prendono tremendamente più sul serio. Il regista ha una sorta di “mito dell’infanzia”, ha lo sguardo del bambino che guarda i propri genitori con una lieve supponenza perché cosciente di essere migliore di loro. E la cosa diventa chiara con la descrizione dei personaggi adulti, che sono sempre un po’ meno razionali, un po’ più confusionari e certamente maggiormente provvisti di difetti e debolezze. Sono i bambini i veri adulti, e la cosa è sottolineata in maniera come sempre divertente (ma intelligente) con l’utilizzo delle parolacce da parte loro, con la violenza e il sangue, a ricordarci di come a quell’età anche ciò che per noi sembra solo “una cosa da bambini” è percepito con molta serietà.

Il livello visivo del lavoro è quello che naturalmente colpisce maggiormente dalla prima scena, grazie ai colori della pellicola (fantastici!) alle inquadrature maniacali (ogni fotogramma può essere analizzato a livello spaziale con un righello in mano), il sapiente utilizzo della soggettiva per portare lo spettatore a “rivivere” certi momenti della sua infanzia, i movimenti di macchina e l’utilizzo delle musiche.

Tutti questi punti di forza sono però anche il limite di questa pellicola, che è un po’ il classico “problema” in cui gli autori cascano prima o poi se non riescono a rinnovarsi: essere sempre simili a sé stessi. Un po’ come il Burton di Frankenweeine (ne parlo qui) Anderson in questo lavoro si mostra schiavo dei suoi cliché visivi (diventati tali solo perché ripetuti perennemente nei suoi film…avete presente le inquadrature di libri, lettere e bigliettini dall’alto?), delle sue musiche, del suo modo di raccontare. C’è da dire comunque che rispetto al film appena citato la scrittura della pellicola (fatta a quattro mani con Roman Coppola, figlio di Francis Ford, fratello di Sofia, cugino di Nicolas Cage e Jason Schwartzman…soliti intrecci della Coppola Family) regge, e riesce comunque a “portare a casa” un film che sebbene non troppo originale ti mantiene incollato allo schermo.

Merito certamente anche delle interpretazioni che danno vita in maniera (in tutti i casi!) ottima dei personaggi, volutamente caricaturali come sempre. A qualcuno “piace vincere facile” comuqnue visto il cast da pezzi da novanta (almeno per il mio personale gusto): Bruce Willis, Bill Murray, Edward Norton, Frances McDormand, Jason Schwartzman e Tilda Swinton (!!!).

Moonrise Kingdom per quanto non faccia gridare al miracolo è un film che può far “sentire a casa” i fan di Anderson, una storia poetica nella sua stranezza che ci fa ricordare cosa volesse dire essere bambini.


MOONRISE KINGDOM – UNA FUGA D’AMORE

Moonrise Kingdom
Wes Anderson, USA 2012, 94’
VOTO (Max 5)

About ilpina

ilpina
Creatore, curatore, amministratore, webmaster e in sostanza dittatore supremo e monarca assoluto di The Ed Wooder. Amo darmi alla latitanza quando il tempo me lo permette.