Millennium – Uomini che odiano le donne

Letto 1094 volte

uomini_che_odiano_le_donne.png Ok, se ne è parlato tanto. Sono anche già state scritte due (ottime come al solito, e lo dico con vanto!) recensioni da Vincent e Erica. Ma per un lavoro di due ore e mezza ovvio che ci sia sempre molto da tirare fuori…
Premetto che non ho visto gli originali film danesi, come non ho letto (ma questo per chi mi conosce è normale ah ah ah) la trilogia di romanzi di Stieg Larsson. E questo in effetti mi da una visuale assolutamente “fresca” sul film , nel senso che non sapendo nulla di Lizbeth & Co. me lo sono proprio gustato per quel che è.

La trama (notissima, ma per dovere la metto) è questa: “Il giornalista di successo Mikael Blomkvist, aiutato della giovane e ribelle hacker Lisbeth Salander accetta un incarico dal ricco industriale H. Vanger: indagare sulla scomparsa della nipote Harriet, avvenuta quarant’anni prima. Da allora, ogni anno un misterioso dono anonimo riapre la vicenda. Dopo mesi di ricerche, Blomkvist e Salander scopriranno la sconvolgente ed inaspettata verità“.

Uomini che odiano le donne non è un film semplice, e certamente non è digeribile nell’immediato. E non lo dico come una critica, ma come un grande complimento, perché il regista David Fincher (autore con i contro-c. per quel che mi riguarda) riesce a giocare con le sensazioni e i sentimenti del pubblico traghettandolo a suo piacimento verso parti più misteriose ed intriganti (il giallo da risolvere sull’isola deserta) ad altre veramente molto crude e forti (in particolare la nota scena di stupro che non può che far ribaltare lo stomaco). Se fossi uscito dalla sala nella prima parte del film sarei certamente uscito scontento, scontento e in un certo modo inorridito e infastidito da certe scene che proprio non mi sono andate giù.

Dove sta il bello? Come un abilissimo deus ex machina il regista così come ti manda nel baratro riesce a ri-bilanciare il film con le classiche scene di “riscatto” che danno una bella soddisfazione al pubblico e con un abile montaggio nella seconda parte riesce a ridare sprint e dinamismo al lavoro, facendo non “dimenticare” le parti precedenti, ma in un certo senso portandole a compimento: il lento intrigo, la violenza e la frustrazione della prima parte vengono ad avere un senso compiuto solo nei titoli di coda. Fincher si merita per l’ennesima volta l’appellativo che gli avevo dato per altri suoi lavori (ma immagino sia cosa condivisa!) di “orologiaio”: lo spettatore non si rende conto di essere dentro un meccanismo complicatissimo di scene e sensazioni pesate e pensate al dettaglio in modo da dare un preciso e specifico effetto finale. Per me è stato veramente un lavoro notevole, da Oscar per la regia!

Altro comparto da Oscar sono le musiche e il sonoro; davvero non ho ricordi di film così curati sotto questo aspetto. Ogni rumore è atto a sostenere le sensazioni che il regista vuole provocare nello spettatore: il rumore dello schermo di un computer, un tappeto di musica elettronica che mano a mano cresce nei momenti d’ira, l’abbandono quasi totale di una forma classica di accompagnamento musicale con temi, riprese etc.

Stranamente (ed è la seconda volta stranamente che lo dico in questo mese) ottima la scelta del titolo italiano fedele ai romanzi originali e non al titolo americano, quel “The girl with the dragon tatoo” tanto lontano dal vero spirito della pellicola, Uomini che odiano le donne. Tutto si muove da torti fatti da uomini verso donne, tematica trasversale che ricopre sia il fulcro della trama (la ricerca del serial killer) sia tutto ciò che viene prima, partendo dalla vita di Lisbeth e arrivando (nel suo piccolo) al finale, dove per l’ennesima volta una donna viene ferita da un uomo.

Davvero incredibile l’interpretazione di Rooney Mara, che da vita ad un personaggio indubbiamente meraviglioso cinematograficamente parlando; ora capisco il tanto parlare che si è fatto di Lisbeth e dei romanzi della serie Millennium.

MILLENNIUM – UOMINI CHE ODIANO LE DONNE
The girl with the dragon tatoo
David Fincher, USA/Svezia/UK/Germania/Canada 2011 (uscita italiana 2012), 158′
Voto (Max 5)

About ilpina

ilpina
Creatore, curatore, amministratore, webmaster e in sostanza dittatore supremo e monarca assoluto di The Ed Wooder. Amo darmi alla latitanza quando il tempo me lo permette.