Midnight in Paris

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midnight_in_paris Dopo il deludente “Incontrerai l’uomo dei tuoi sogni” Woody Allen torna nel cuore dell’Europa con un film incantevole e surreale, ambientato nella meravigliosa città di Parigi.

Trama (The Space): ” Midnight in Paris è una storia romantica ambientata a Parigi, nella quale s’intrecciano le vicende di una famiglia, in Francia per affari, e di due giovani fidanzati prossimi alle nozze; tutti alle prese con esperienze che cambieranno per sempre le loro vite. Il film è anche la storia del grande amore di un giovane uomo per una città, Parigi e dell’illusione di tutti coloro che pensano che se avessero avuto una vita diversa sarebbero stati molto più felici”.

Già dalla prima inquadratura è chiarissimo l’amore che il regista nutre nei confronti della città, con una serie di fotografie dai colori sgargianti del capoluogo francese accompagnate dalla sua musica jazz: una fusione perfetta tra l’animo di Allen (che comincia molto spesso le pellicole con questo genere di brani) e una location europea a lui estremamente congeniale. La cosa si può notare anche dalla insolita scelta di utilizzare i suoi tipicissimi titoli di testa bianchi su sfondo nero solo dopo questa carrellata di qualche minuto sulla città, quasi a esprimere prima dell’inizio delle vicende e della trama vera e propria l’ammirazione per Parigi (il primo dialogo è proprio di sfondo ai titoli di testa).

Uno dei difetti che riconosco avere quando vedo i film di questo regista è che lo cerco (e ritrovo) ovunque nelle sue sceneggiature; in parte è certamente vero che egli metta un po’ di autobiografico nei personaggi, ma ammetto che io lo vedo in maniera eccessiva. Il personaggio di Owen Wilson, protagonista del film, proprio come Allen da giovane è incantato dalla città, scrive sceneggiature e vorrebbe trasferirvisi per cominciare una nuova vita da scrittore di romanzi ispirato da quel meraviglioso luogo. Ammetto che quell’aria un po’ vaga del personaggio, quel parlare con una leggerissima balbuzie, quelle lievi e taglienti battutine e persino i suoi vestiti, mi ricordano tremendamente il regista. Ed è bello vedere che dopo essere apparso in molti suoi film o essersi fatto “delegare” da persone circa della sua età (come il Boris Yellnikoff di “Basta che funzioni”), decida in questo lavoro di calarsi in un personaggio giovane, quasi a sublimare per mezzo dell’attore ciò che lui era alla sua età, o ciò che avrebbe voluto essere. E in questo Wilson fa uno splendido lavoro, riesce a rappresentarlo in maniera eccelsa.

Una cosa che ho molto apprezzato nella promozione del film è che dai soli trailer non era molto intuibile la vera trama della pellicola, il suo cuore pulsante; risulta quindi quasi una sorpresa la meravigliosa disquisizione “alleniana” sul presente, sul rapporto con il passato e la “sindrome da età dell’oro”. Il protagonista è sostanzialmente insoddisfatto della sua vita, ma in primis del tempo in cui vive. Sogna infatti di abbandonare la realtà odierna (nonostante il successo che aveva come scrittore a Hollywood e la bella -anche se odiosa- fidanzata) per rivivere nella Parigi degli anni ’20, quella che rappresentava un punto di riferimento per gli artisti di tutto il mondo e luogo di condivisioni di pensieri, visioni dell’arte, della pittura, della letteratura. E come in molti film surrealisti francesi che si rispettano questo accade allo scattare di una mezzanotte, portando il personaggio alla scoperta della Parigi che lui ama veramente.

Al di là degli incontri che farà e delle successive vicende, il nodo della questione e la morale che si evince dal film è che è normale essere attratti dal passato, vedere ciò che è già stato come “meglio” rispetto al presente. Io stesso mi metto dentro il mazzo perché con tutte le volte che ho detto “avrei voluto avere 20 anni nel 1973” (anno di uscita di Amarcord, Jesus Christ Superstar, lo Storia di un impiegato di De André etc.) non posso non farlo. E questo moto interiore non è dovuto alla effettiva superiorità del passato dice Allen, ma alla perenne insoddisfazione umana riassunta nella massima “il presente è insoddisfacente perché la vita è insoddisfacente”. Cercare di fuggire nel passato (come farà un altro personaggio, ma non anticipo nulla) è una cosa stupida perché non è il presente in sé il problema, ma è tutto riconducibile alle nostre insoddisfazioni interiori.

Volevo non dilungarmi troppo ma ahimè è impossibile per film come questo…concludo brevemente elogiando tutti gli attori (Carla Bruni a parte, se al suo posto avessero messo un manico di scopa non sarebbe cambiato un granché) e lamentandomi dei doppiatori, forse l’unico vero neo della pellicola (la Cotillard è inascoltabile). Visivamente il film è una delizia per gli occhi e dona un’immagine notturna di Parigi a colori forti, quasi come un quadro di Van Gogh. Consigliato veramente a tutti, ma con particolare attenzione agli studenti di storia dell’arte e affini: il film è colmo di personaggi che dovreste conoscere cari miei. Giusto per sottolineare l’incredibile cultura artistica del regista newyorkese.

Ora non mi resta che aspettare l’anno prossimo per il suo film romano Nero Fiddled o come diavolo vorrrà chiamarlo (visto che ha cambiato il titolo ormai 20 volte eh eh eh).

MIDNIGHT IN PARIS
Woody Allen, Francia/USA 2011, 100′
VOTO (Max 5)

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ilpina
Creatore, curatore, amministratore, webmaster e in sostanza dittatore supremo e monarca assoluto di The Ed Wooder. Amo darmi alla latitanza quando il tempo me lo permette.