Marie Antoinette

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Inutile girarci troppo intorno: Sofia Coppola o piace o non piace. La questione è stata chiarissima dopo l’uscita di Somewhere, vincitore del Festival di Venezia nel 2010, ma lo è stato anche dopo l’uscita del lavoro precedente a questo, la rivisitazione in chiave pop di parte della vita di Maria Antonietta d’Austria, sposa del re Luigi XVI di Francia.

ATTENZIONE, RECENSIONE DI PARTE! Sono molto fan di Sofia Coppola e di questo film in particolare. Spero di essere comunque il più obiettivo possibile.

Trama (cinemadelsilenzio.it): “Maria Antonietta, la figlia della regina d’Austria viene promessa in sposa appena quattordicenne a Luigi XVI, il futuro re di Francia. La giovane si trasferisce a Versailles, ma non riuscirà mai ad entrare in sintonia col popolo francese che in primis, non le perdona il fatto di essere straniera, così allo scoppio della Rivoluzione la frattura sarà insanabile…

La prima parte del lavoro è molto contemplativa, ci sono pochi dialoghi e tanto silenzio in ogni scena interrotto solo dalle meravigliose musiche. L’idea che la regista riesce a trasmettere (che ammetto da molti può essere scambiata per noia) è un forte senso di vuoto, quel vuoto mentale che la povera ragazzina prova nell’essere diventata “merce di scambio” per mantenere buoni rapporti diplomatici tra Francia ed Austria. Il vuoto è anche quello dettato dalla formalità delle questioni di corte che non si addicono certo a chi deve ancora raggiungere la maggiore età: tutta quella serie di frasi senza un reale significato e quei rituali continui e ripetitivi fanno sì che la vita della protagonista diventi semplicemente finzione. Ed è bello come la cosa venga sottolineata dalle espressioni giustamente spaesate e dubbiose della protagonista e come contraltare dalla “cerimoniera” duchessa di Noailles, interpretata da una perfetta Judy Davis, nel suo  mostrarsi quasi inebriata da ogni inchino dovuto alla sovrana sottolineato da “martellanti” e ripetitive (anche se meravogliose sia ben chiaro) musiche di Vivaldi: “Tutto questo è ridicolo – Tutto questo madame è Versailles”. 

Parola chiave del film è quindi “dovere”, la cosiddetta “ragion di Stato” se vogliamo. Antonietta vede la sua vita costellarsi di continui doveri a cui assolvere, doveri per i quali riceve una costante pressione da parte di tutti. Questo è oltre che innaturale per una ragazza della sua età (pensiamo solo alla colpa di “non riuscire a ispirare eccitazione sessuale al sovrano per procreare” che le viene totalmente scaricata addosso) impedisce il vivere, crea frustrazione, solitudine (magistralmente espressa dalla regista con fotogrammi che parlano più di tante parole) e sostanziale infelicità. E questo meccanismo perverso riesce a inghiottirla nonostante la fin troppa buona volontà che mette nel cercare di fare tutto ciò che le viene chiesto, anche se deprecabile.

Il passo avanti che fa la Coppola rispetto a un qualsiasi altro film storico sul tema è quello di focalizzare l’attenzione sulle reazioni emotive di Maria Antonietta, vedendola per quello che è: una ragazzina. Il fatto che non possa fare l’amore con chi vuole, il fatto che debba sempre attenersi al protocollo piuttosto che rivolgere la parola a persone che non le vanno, rende l’idea di come sia terribile non poter vivere in semplicità anche i piccoli e grandi avvenimenti che possono succedere ad una non-ancora-donna.

Grandissima importanza viene data alla dimensione del chiacchiericcio, del pettegolezzo. I problemi coniugali tra il giovane delfino e poi re di Francia (interpretato da Jason Shwartzman, cugino della regista) sono oggetto di molte voci che ci vengono fatte sentire come sottofondo a molte scene. Sembra quasi che l’intera corte (il film è ambientato praticamente solo a Versailles) ami far pagare a Maria Antonietta di essere nella sua posizione, essendo perennemente sotto gli occhi di tutti (anche fisicamente se pensiamo a quanto si sveglia, a quando mangia etc.) è facile per chiunque avanzare ipotesi anche strampalate, tirare conclusioni affrettate, far girare cattive voci. A riguardo è molto bella la scena in cui la si accusa (e questa è una realtà storica) di aver detto al popolo affamato “non hanno il pane?Che mangino le brioches”, frase naturalmente smentita con forza dalla protagonista. Con l’avanzare della rivoluzione sarà infatti lei a giocare il ruolo centrale di “capro espiatorio”, ruolo che passerà direttamente dai chiacchiericci della dame di corte alla neo-nata opinione pubblica francese.

Parlando del re, altro importante protagonista della pellicola, la regista riesce a caratterizzarlo in maniera davvero ottima, facendolo apparire per la prima parte del film un vero e proprio idiota (passatemi il termine), un tanto infantile quanto poco pensante sempliciotto trovatosi nelle condizioni di governare il popolo francese in giovanissima età. Con l’andare della trama lo vediamo invece via via sempre più adulto e fermo nelle sue convinzioni e atti, fino al finale nel quale difendendo fisicamente i suoi figli dai rivoluzionari dimostra di essere  diventato un vero uomo, attaccato alla famiglia e a sua moglie.  Gli si perdonano in un certo senso tutti gli errori fatti in precedenza dettati in fin dei conti solamente da una grande immaturità.

Il passaggio all’età adulta nel corso della pellicola viene fatto anche dalla protagonista, inizialmente con l’investitura a sovrana e successivamente con altri grandi tappe della sua vita: il primo figlio, la morte della madre, la presa della Bastiglia. Da ragazzina giustamente spaesata e con troppa responsabilità addosso, Maria Antonietta diventa una vera e propria regina, desiderosa di comprendere effettivamente le sofferenze del proprio popolo (anche se ormai il meccanismo della rivoluzione era già stato innescato). A riguardo è meravigliosa la scena in cui di fronte alla folla inferocita si affaccia al balcone e si inchina di fronte al popolo: momenti di cinema che mi hanno ricordato lo stile epico di Francis Ford Coppola.

Ahn, ovviamente dopo tutto questo papiro per cercare di darvi il senso della trama è inutile che dica che la sceneggiatura è ottima. Ma in questo si sa, la Sofia ha a mio parere pochi rivali.

Nota per la piccola parte di Asia Argento: anche al di fuori dei film del padre recita come una cagna. In questo contesto tuttavia l’ho trovata adeguata visto che interpreta Madame Du Barry, una nota prostituta rozza e volgare che come parte si sposa alla perfezione con la sua parlata certamente “poco elegante”.

La regia da un punto di vista visivo è impeccabile; credo che la Coppola qui abbia sfogato tutto il suo estro artistico, in maniera molto maggiore rispetto ai suoi precedenti lavori. Nel film sono presenti molte scene senza parlato ma con solo mix di immagini, oggetti, vestiti, inquadrature e colori che con l’accompagnamento di musiche new wave anni ’80 creano dei “mini video-clip” dentro la pellicola tutti da gustare. E’ vero che la trama in quei momenti non va avanti ma trovo che quelle scene siano state fondamentali per  caricare il lavoro di quella forte anima pop che si respira dai titoli di testa ai titoli di coda. Ovviamente essendo girato prevalentemente nella reggia di Versailles è inutile dire che si parte già con il piede giusto per via di ambientazione.

Come accennato sopra le musiche hanno un ruolo molto importante nella pellicola, direi che da sole fanno tranquillamente il 30% di tutto il lavoro. La Coppola volendo parlare tramite Maria Antonietta di una condizione da lei “subita” da ragazza (l’essere figlia di Francis Ford Coppola al di là di aprire molte porte crea certamente aspettative e chissà quant’altro) utilizza per la maggiore le musiche che andavano nei tempi in cui lei aveva l’età della protagonista. Il risultato è di una riuscitissima mescolanza tra immagini in costume e modernità, che rende tutto il lavoro estremamente pop oltre che in parte autobiografico.  Non mancano a ogni modo anche degli accenni a musiche classiche soprattutto di autore, e musiche moderne suonate con strumenti classici che chiudono il cerchio sullo spirito polivalente della pellicola.

In definitiva sarò di parte, ma credo che questo lavoro sia un vero e proprio manifesto di un certo tipo di cinema moderno che sa essere pop, accattivante da un punto di vista visivo, registico , sonoro, e al contempo profondo e interessante nei contenuti. Un’opera che trasuda Sofia Coppola in ogni inquadratura e che spero venga presa da esempio per molto lavori futuri.


MARIE ANTOINETTE

Sofia Coppola, USA 2006, 125′
VOTO (Max 5)

About ilpina

ilpina
Creatore, curatore, amministratore, webmaster e in sostanza dittatore supremo e monarca assoluto di The Ed Wooder. Amo darmi alla latitanza quando il tempo me lo permette.