Magnifica presenza

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magnifica_presenza.png Chi avrebbe mai potuto fare un film a metà strada tra il “Fantasmi a Roma” di Pietrangeli e lo stile di Pedro Almodóvar se non il nostro (d’adozione) Ferzan Ozpetek? Dopo il meraviglioso Mine Vaganti il regista torna con un film davvero magnifico.

Trama (wikipedia) : “Pietro è un giovane pasticciere omosessuale pieno di fissazioni, che decide di lasciare la Sicilia per trasferirsi a Roma, per seguire il suo sogno di diventare attore. Tra provini e delusioni, Pietro trova casa in una palazzina del quartiere romano di Monteverde, dove abita un gruppo di fantasmi molto particolari, con i quali instaurerà un saldo rapporto d’amicizia e la cui solidarietà gli permetterà di affrontare anche momenti difficili“.

Che questo lavoro fosse di Ozpetek lo si poteva vedere lontano un miglio. Non è una novità che lui come il suo “compagno di merende” spagnolo (il grande Pedro) ami riempire i propri film in maniera quasi inverosimile di personaggi omosessuali e di travestiti. La cosa che mi è piaciuta particolarmente a riguardo in questa pellicola è che il fatto che il protagonista fosse gay non “reggeva la trama” (come successo in molti altri suoi film), ma era una semplicissima condizione di essere del personaggio: la sua omosessualità non vuole sottolineare una forma di emarginazione o particolarità, ma è un suo banale modo di essere di un personaggio che avrebbe potuto essere tranquillamente etero.

Sono partito parlando del protagonista perché in effetti è una delle chicche della pellicola: signori, un Elio Germano in forma strepitosa! Un attore romano eterosessuale che davanti alla macchina da presa si trasforma in un siculo omosessuale, con tanto di movenze meravigliosamente posate e pensate, con l’accento siciliano abbozzato, con quella vocina: un lavoro davvero ottimo che mi ha ricordato il grande Gian Maria Volonté in “Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto”. E nonostante apprezzi molto anche Riccardo Scamarcio, devo ammettere che è stato un gradino sopra rispetto alla sua interpretazione nel meraviglioso “Mine Vaganti“.

Al di là di Germano il film ha davvero un ottimo cast in generale, non c’è nessun attore fuori posto, tutti danno il loro contributo calandosi al 100% nei personaggi e dando vita a figure scritte in maniera meravigliosa. Parlo soprattutto del gruppo di fantasmi, davvero bilanciatissimo nel come è stato descritto (il capo-compagnia, la donna da gran galà, il cantante lirico, il signore straniero, quello taciturno, il bambino grassottello etc.) ed interpretato. Cito naturalmente Margherita Buy, Vittoria Puccini e Giuseppe Fiorello, attori per me molto capaci che anche in questo film han detto la loro, come la simpatica Paola Minaccioni. Ripeto comunque che sono stati davvero tutti bravissimi, comprese le “comparse” più o meno presenti, come le due bariste o la proprietaria di casa. Come al solito, quando ci sono personaggi ben fatti, ben scritti, ben recitati e diretti, può mancare anche molto altro, ma il film sta certamente in piedi.

Sì perché alla fine del film, tornando a casa e dormendoci sù, mi sono un attimo “liberato” dal grande entusiasmo da fine pellicola e ho avuto modo di pensare al lavoro in maniera un po’ più analitica e critica. Con questo occhio ho pensato che effettivamente la trama manca di una vera e propria direzione, nel senso che c’è questo ragazzo che da inizio a fine pellicola non cresce e non impara nulla, ci sono questi fantasmi che di per sé non aiutano a fare chissà quale riflessione che si snoda nel corso del film. Ci sono solo tante piccole “porticine”, parentesi aperte ma lasciate un po’ lì, come il tema della verità e della finzione, il rapporto tra il protagonista e uno dei fantasmi (sembra proprio tagliato a metà), la comparsa di un travestito in 2 scene come la terribile (unica terribile, sia ben chiaro) scena in cui ci si trova nel bel mezzo di una fabbrica di Drag Queen con a capo una Platinette versione santone…agghiacciante e francamente inutile. Ma sapete che c’è? Anche se guardando il film nel complesso alcune scene non sono servite a mandare avanti un “messaggio unitario”, trovo che quelle piccole riflessioni a sé stanti messe qua e là rimangono certamente dentro, e non facciano cadere il film che anzi desta interesse e intrattiene meravigliosamente dalla prima all’ultima scena.

Ottima anche l’atmosfera d’avanspettacolo che si crea in alcune scene, come quel gusto e quell’amore per gli inizi del secolo scorso che traspare dall’accuratezza con cui il regista descrive le scene con la macchina da presa. E devo ammettere anche un’ottima prova per Ozpetek anche in scene differenti, soprattutto quelle più “spaventose” della prima parte. Il buon Ferzan checché se ne dica, sa fare bene il suo mestiere…

MAGNIFICA PRESENZA
Ferzan Ozpetek, Italia 2012,
VOTO (Max 5)

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ilpina
Creatore, curatore, amministratore, webmaster e in sostanza dittatore supremo e monarca assoluto di The Ed Wooder. Amo darmi alla latitanza quando il tempo me lo permette.