Magic in the Moonlight

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Schermata 2014-12-08 alle 11.45.14Sud della Francia, 1928. Un famoso illusionista inglese, Stanley, nome d’arte Wei Ling Soo, viene ingaggiato con lo scopo di smascherare una giovane sedicente sensitiva, Sophie, sospettata di essere mossa da scopi fraudolenti ai danni di ricchi personaggi della Costa Azzurra. Stanley rimane profondamente impressionato da Sophie tanto che le sue certezze razionali cominciano a vacillare…

E’sempre difficile fare la recensione di un film di Woody Allen. Chi lo conosce sa che la cifra di originalità del regista non è certamente la parte tecnica con le inquadrature e quant’altro, non sono le musiche e non è nemmeno la fantasia impegnata nello scrivere il soggetto. Il fulcro di molti suoi film a mio parere è una sorta di morale, un messaggio che rappresenta parte del pensiero del regista; intorno a questo (come sempre) troviamo tutti i suoi topoi: titoli di testa bianchi su sfondo nero (e attori rigorosamente in ordine alfabetico), musica jazz/swing, una sceneggiatura che riesce sempre a far sorridere ma in maniera intelligente, e almeno un personaggio che rappresenta una sfaccettatura del modo di pensare del regista. E’ sempre così, c’è un suo personaggio che lo rappresenta e poi “tutto il resto”, che bene o male non fa mai gridare al miracolo per via di originalità; è sempre simile a sé stesso e questo può essere visto come il suo grande pregio ma anche il suo più grande difetto. A voi la scelta…

Non mi concentrerò quindi sugli aspetti tipici alleniani presenti nel film (vi risparmio il mio parlare per l’ennesima volta sul suo essere regista!) ma sul messaggio e il tema di questo lavoro che ho trovato davvero interessante: la dicotomia tra una visione del mondo razionale, cinica e disincantata e uno sguardo che ricerca cosa c’è al di là delle cose.

Il protagonista interpretato da Colin Forth (come sempre ottimo) è lo scetticismo fatto a persona, è colui che non può credere assolutamente a nulla al di fuori di quello che la razionalità gli suggerisce. Gli aspetti che mi hanno colpito nel suo modo di pensare (naturalmente è lui l’alter-ego del regista questa volta) sono sostanzialmente due: il primo è che per Allen una visione disincantata sul mondo può portare solo ad un pessimismo cosmico, l’essere razionali porta necessariamente ad una vita in cui essere sempre consci che (cito il film) “l’unico superpotere e l’unico supereroe che può esistere ha una falce in mano”. Nulla ha senso, nulla ha un sottotesto, tutto è così come lo si vede ed anzi, è forse peggio. Il senso è reso molto bene quando guardando un meraviglioso cielo stellato il protagonista prova “terrore”, quasi come se il cinismo e la razionalità debbano per forza portare a conclusioni negative. L’altro aspetto interessante che mi ha fatto un po’ pensare è che questo cinico individuo di professione “vende sogni”, nonostante tutto passa la sua vita a travestirsi da mago e tramite i suoi trucchi fa credere al suo pubblico che lo stupore e la meraviglia possano esistere in questo mondo. E’in effetti un controsenso che può da una parte rappresentare la sua visione del mondo per la serie “io vi vendo magia e voi ci cascate perché non siete attenti come me” e dall’altra esprime un involontario senso di volerci effettivamente credere a queste cose. Nonostante tutto il personaggio di Firth tanto è disincantato quanto vorrebbe trovare qualcosa che lo incantasse per davvero, è in continua tensione alla ricerca di ciò che cerca di smontare giorno dopo giorno.

Ed è qui che entra il personaggio della bravissima Emma Stone, che nel corso della storia riesce grazie alle sue capacità da medium fuori dal comune a far credere al protagonista che forse qualcosa c’è, che può esserci un aldilà, che esiste un mondo non tangibile sotto ai nostri occhi. Ma che sia proprio questo il messaggio che voleva dare il regista? Che con l’avanzare dell’età abbia anche lui abbandonato il pensiero logico razionale in favore (seppur non in maniera così eclatante) di una credenza religiosa o di una certa spiritualità? La risposta la trovate naturalmente in sala (non voglio spoilerarvi nulla), ma certo è che Allen per quanto il film in sé sembri un po’ piatto all’inizio riesce in un certo modo a chiudere il ragionamento in una maniera a mio modo di vedere ineccepibile, almeno per come ragiona lui.

MAGIC IN THE MOONLIGHT
Woody Allen, USA 2014, 98′
VOTO (Max 5)

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ilpina
Creatore, curatore, amministratore, webmaster e in sostanza dittatore supremo e monarca assoluto di The Ed Wooder. Amo darmi alla latitanza quando il tempo me lo permette.