L’uomo d’acciaio

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uomo_acciaio.png Cari wooders, stasera sono andato a vedere un film da me molto atteso. Atteso sotto diversi punti di vista, tra i quali la produzione di Chrisopher Nolan e la regia di Zack Snyder, che sebbene consideri un tamarro per alcuni versi, mi ha dimostrato con Watchmen di sapere il fatto suo.  Ce l’hanno fatta i nostri eroi a dare l’ennesima vita a Superman? In molti ci avevano provato, anche il buon Tim Burton (un progetto non andato in porto dopo anni di lavoro) e ultimo ma non ultimo Bryan Singer col suo Superman Returns che sinceramente a differenza di molti non ho trovato così brutto come ho sentito in giro. Ma veniamo a questo uomo d’acciaio…

Trama: “Sul pianeta Krypton il neonato Kal-El viene messo su una capsula di salvataggio e inviato sul pianeta Terra: i genitori stanno infatti per assistere impotenti alla distruzione del loro pianeta. Il piccolo viene trovato da una coppia di contadini, Jonathan e Martha Kent, che decidono di crescerlo come loro figlio e lo chiamano Clark; il giovane extraterrestre cresce nella fattoria ignaro della sua reale provenienza fin quando non scopre di possedere abilità e poteri straordinari non comuni a nessun altro essere umano. Diventato adulto decide di cercare risposte sulla sua identità e sui suoi veri genitori, e durante il suo viaggio scopre un santuario kryptoniano in cui sono custoditi gli ultimi messaggi di suo padre a lui destinati: gli insegnamenti e le ultime volontà del suo genitore naturale convincono Clark a diventare un simbolo di speranza per i terrestri e impegnarsi per mantenere la pace sul pianeta che lo ha adottato. Nel frattempo un altro kryptoniano giunge sulla Terra: il generale Zod, leader militare e fervido patriota di Krypton, che insieme ad alcuni suoi sottoposti intende sottomette il pianeta“.

La prima parte del film, sarò sincero, mi ha colpito molto. Prima di tutto per l’ambientazione del pianeta Krypton studiata in ogni particolare, con le varie astronavi, gli strumenti tecnologici, i costumi…davvero un ottimo lavoro. Aggiungiamoci poi le musiche di Hans Zimmer e la storia che tutti più o meno conosciamo della nascita di Kal-El e del sacrificio dei suoi genitori nel lasciarlo, e il gioco è fatto. Sebbene si trattasse di scene colme (naturalmente) di effetti speciali e “cinecomic stuff”, le ho trovate ben fatte e con un senso interessante sotto.

Idem per la descrizione dell’infanzia di Clark Kent, per il rapporto coi suoi genitori, la difficoltà di sentirsi diverso in un modo di “inferiori”, le umiliazioni a cui è stato costretto etc. Stavo quasi esultando all’idea che il film potesse continuare così, e benedicendo il nome dello sceneggiatore David S.Goyer (autore anche del soggetto e conosciuto per lavori come “Batman Begins“) e del produttore Christopher Nolan, come a dire “l’effetto Cavaliere Oscuro” si sente finalmente in maniera tosta in un altro film su un personaggio della DC comics.

La trama però inizia presto a scricchiolare con l’entrata in scena particolarmente sbrigativa di una Lois Lane interpretata da Amy Adams (molti di voi la ricorderanno per i film “Come d’incanto”, “Una notte al museo 2 ” o “I Muppet”……….) davvero insipida, seguita da uno scivolamento e da un montaggio a mio parere da videoclip che fa perdere interesse e che accelera la situazione non si sa per quale oscuro motivo. Ho pensato proprio un “ma come, tutto buttato così?”.

Ed ecco che in men che non si dica tutto il resto del film prende la dannata piega dell’americanata fuori controllo alla Transformers. Arrivati i super nemici Kryptoniani tutto perde di interesse, si perde il senso che si stava cercando di dare a questo eroe, al suo simbolismo da salvatore va a farsi benedire (anche se devo ammetterlo, il fatto di aver ripetuto 80 volte che ha 33 anni per far capire la similitudine con Cristo è stata davvero nà roba eccessiva…era chiarissimo senza bisogno di ripetizioni), e si assiste ad una tediante ora di scontri. E non parlo di scontri di un certo tipo, ma la classica, solita, vista e rivista trita e ritrita tiritera delle astronavi che arrivano in mezzo ai grattacieli sparando un enorme raggio di luce (cosa mai vista in altri film!…heeeem…La guerra dei mondi? Transformers? The Avengers?), esplosioni, macchine che volano (anche questa una grande novità), una città che viene rasa al suolo (e che magicamente un mese dopo ritorna in piedi senza lasciare tracce) e botte, tante botte da orbi senza un minimo senso sotto. Non per essere impietoso ma mi vien la tristezza a pensare ai momenti topici del mio personale modello di cinecomic, Il cavaliere oscuro; lì i momenti maggiormente tesi erano mentali, erano psicologici, addirittura sociologici in alcuni tratti. Possibile che anche il buon Nolan non abbia intuito che si poteva battere su una cosa del genere? Tra copiare come è stato fatto il 90% dei film del genere e copiare un modello un po’ differente ma che è stato lo stesso molto (ma molto) redditizio, si poteva quantomeno puntare sul secondo. Per carità, lungi da me il pensare che sia necessario trovare idee originali…ma almeno copiate quelle meno telefonate dio mio.

Tra gli altri difetti che ho trovato più che sulle interpretazioni degli attori (che comunque ho apprezzato, partendo dal protagonista Henry Cavill ed arrivando a Russel Crowe e Kevin Costner) bisognerebbe puntare il dito contro una sceneggiatura che al di là del senso della pellicola o del resto, non da per nulla approfondimento ai personaggi, lasciandoli così “in sospeso”. Il che è davvero un peccato, soprattutto perché le carte in regola per fare bene questa volta c’erano tutte, era davvero tutto a posto per resuscitare un nuovo franchise su Superman. O addirittura farne dei film apprezzabili anche da un punto di vista cinematografico, come l’ultima scena diretta a mio parere molto bene. Se avessero puntato più su quello, più su una trama semplice ma intensa e densa, il risultato nelle mani di gente come Snyder, Nolan, Goyer e Zimmer si sarebbe visto. Ma ahimè, l’americana è sempre dietro l’angolo.

L’UOMO D’ACCIAIO
Man of Steel
Zack Snyder, USA 2013, 143′
VOTO (max 5)

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ilpina
Creatore, curatore, amministratore, webmaster e in sostanza dittatore supremo e monarca assoluto di The Ed Wooder. Amo darmi alla latitanza quando il tempo me lo permette.