L’Invasione degli ultracorpi

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Dopo la recensione qualche tempo fa di Blob fluido mortale, torno sulla fantascienza del secolo scorso con un altro cult (seppur meno B movie): L’invasione degli ultracorpi.

Ecco la trama: “Il dottor Miles Bennell scopre che la sua città, un fiorente centro californiano, è stata invasa da baccelli di provenienza extraterrestre che si insinuano nel corpo umano durante il sonno. Man mano gli alieni si stanno così impadronendo della Terra, ma chi è contaminato e chi no?

Il film nonostante sia stato girato con un budget ridottissimo (tanto da non consentire, oltre agli effetti speciali, nemmeno il colore) risulta ben costruito ed interessante grazie all’abilità del regista di riuscire a creare un continuo climax ascendente che dalle prime scene assolutamente normali e “accomodanti” passa ad un ritmo serrato e a situazioni frenetiche.

La trama (tratta da un omonimo libro di Jack Finney uscito l’anno precedente) è certamente originale per l’epoca e ha influenzato molto cinema posteriore (penso all’Essi Vivono di Carpenter, l’idea è all’80% quella), tanto da fare di questo lavoro uno dei capisaldi della fantascienza anni ’50. L’idea è semplice: il protagonista si ritrova ad essere “unico normale” in una condizione in cui tutti sono stati trasformati in “altro”. E ancora più interessante è l’idea che questo “altro” non abbia chissà quali caratteristiche particolari, ma una normalità che esteriormente non dà nell’occhio.

L’invasione aliena di questi esseri è rappresentata come in molta fantascienza mostrandoli come esseri superiori, molto più intelligenti, biologicamente più sviluppati e mentalmente meno inclini a sentimenti e sensazioni. Una superiorità data quindi dalla perdita di umanità, vista come l’unica fonte di guai e di disordine per il nostro pianeta. Le metafore e i messaggi che la pellicola può dare sono molti, come il monito a non perdere la propria umanità in favore di un’idea superiore (critica al maccartismo? Il regista disse di no ma io fatico a non vederci una metafora politica…) o un’apologia dell’essere controcorrente in una società che tende a lobotomizzare le coscienze e rendere tutti come automi.

Buonissima la regia e l’utilizzo delle musiche, composte perlopiù da brevissimi riff di piano molto incisivi ed inquietanti che, assieme ad inquadrature e scene ottime (penso al punto di raccolta degli ultracopri nel contesto dell’assoluta normalità routinaria), creano un prodotto ottimo. Il film è completamente senza effetti speciali se non per i “bacelli” che creano i replicanti; nonostante questo l’efficacia della pellicola denota quanto siano ben fatti tutti gli altri comparti della produzione.

Ammetto di essere rimasto un pò male per il finale conciliante (primo perché li odio, e secondo perché in un film del genere in quegli anni è molto strano) ma dopo aver letto che l’idea finale del regista bocciata all’ultimo dal produttore era diversa, mi sono risollevato. In sostanza avrebbe voluto terminare il film con i replicanti che prendono il posto di tutti i cittadini e il protagonista Kevin McCarthy che, puntando il dito verso il pubblico, esclama: “You’re next!”. Se così fosse stato, avrebbe certamente meritato un 10 e lode.

 

L’INVASIONE DEGLI ULTRACORPI
Invasion of the Body Snatchers
Don Siegel, USA 1956, 80′
VOTO (Max 5)
8

About ilpina

ilpina
Creatore, curatore, amministratore, webmaster e in sostanza dittatore supremo e monarca assoluto di The Ed Wooder. Amo darmi alla latitanza quando il tempo me lo permette.