L’inganno

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Informazioni utili per la lettura: 1) Nonostante Bling Ring (mmbeh…leggete qui) sono ancora grande fan di Sofia Coppola; 2) Non ho letto il libro da cui il film è tratto (tale “A Painted Devil” di Thomas P. Cullinan del 1966); 3) Non ho visto il precedente film tratto dallo stesso romanzo, “La notte brava del soldato Jonathan” di Don Siegel con Clint Estwood, anno 1971. Insomma, sono una peppia (shame on me) ah ah ah.

1864. Durante la guerra civile americana in un collegio femminile nello stato di Virginia, delle giovani donne vivono protette dal mondo esterno fino a quando un soldato ferito viene trovato nei paraggi e condotto al riparo. La casa è così inebriata da una forte tensione sessuale da cui nascono pericolose rivalità e vengono rotti tabù grazie a un’inaspettata serie di eventi.

Che dire…Sofia, la mia amata, da “Il giardino delle vergini suicide” (1999) non mi ha mai ma proprio mai deluso, con lei è stato il classico caso di amore a prima vista durato negli anni e mano a mano cresciuto e maturato. Dopo più di 10 anni di felice matrimonio tra noi abbiamo deciso di comune accordo di prendere strade diverse dopo l’uscita di Bling Ring (2013), film che dopo Somewhere ha dato senso compiuto al detto “passare dalle stelle alle stalle”. L’idea di un nuovo lavoro con una storia “sulla carta” bella intrigante e soprattutto con Nicole Kidman, Kirsten Dunst ma anche Elle Fanning (e no, non mi sono dimenticato di Colin Farrell, non l’ho proprio voluto citare) mi aveva entusiasmato e poteva certamente riavvicinarmi alla mia vecchia fiamma. E invece l’effetto all’uscita della sala è un po’ quello di quando hai tanto appetito e cerchi di sfamarti con un cracker: rimani con la fame, e pure un po’ di nervoso.

La fame rimane perché la pellicola secondo me non riesce a concludere nulla di quello che si prefigge, nel senso che sembra aprire tante strade senza arrivare ad una conclusione. E non come nel meraviglioso Somewhere dove il “girare in tondo” senza una meta aveva un suo senso compiuto sia a livello contenutistico che stilistico; qui sembra proprio che non si riesca o non si voglia prendere una vera direzione. Abbiamo questo gruppo di donne di ogni età (fino alle bambine) che dopo anni di limbo rinchiuse nei cancelli di un enorme podere sudista con il persistente rumore delle bombe in lontananza, rientra in contatto con il mondo esterno con l’arrivo di un uomo. Quante cose si potevano tirare fuori da questo incipit?
La prima cosa che mi viene in mente è un messaggio femminista, sottolineando la forza di un gruppo di donne che riesce a vivere senza uomini e per di più isolata dal mondo. Ma invece no, alla fine si avverte anzi il contrario (cosa che ho trovato particolarmente spiacevole), ovvero la persistente necessità di un uomo sia per far “sentire vive” le protagoniste, sia banalmente per risolvere necessità più pratiche.
Si poteva anche calcare la mano sulla scabrosità di certe situazioni, come il fatto che tutte le donne della casa restino affascinate da quell’uomo e che questo (detta semplice semplice) “ci provi un po’ con tutte” indipendentemente dall’età, fino a voler affascinare anche le più piccole. E invece no, questo aspetto particolarmente disturbante viene vagamente accennato ma rimane soffocato da un certo generale perbenismo che toglie pepe e interesse.
A vedere le prime scene e l’evolvere della vicenda io ho sperato anche in qualcosa di un pelo orrorifico, nel senso che si poteva far riflettere su come dietro ad una certa facciata molto posata (si calca molto la mano sul loro essere particolarmente bene educate) potesse nascondersi una cattiveria reale giustificata magari da belle parole e una certa religiosità. E niente, non si capisce se ci sia una effettiva voglia da parte loro di fare del male o se quello che succede sia solo frutto delle circostanze.

Ma poi, la vera domanda è, l’inganno di cosa? Chi inganna chi? Il soldato ferito effettivamente inganna un po’ tutte con il suo modo di fare, ma anche loro un po’ sembrano ingannare lui da un certo punto in poi. Fatto sta che il frutto di questo inganno (se di inganno si può parlare) sia da una parte che dall’altra non produce nulla di particolarmente sconvolgente o intenso, non affascina, non fa crescere l’attenzione.

La Coppola tuttavia è la Coppola, il film a mio parere è diretto davvero benissimo nel senso che le inquadrature, i silenzi e quel sottile senso di tensione funzionano da dio, il film nella sua classicità gira come dovrebbe. Ma è proprio l’osso che manca, è come avere davanti un piatto con un contorno estremamente appetitoso davanti ma al posto della portata principale avere due/tre ossicini, per i quali si può solo immaginare la carne che ci sarebbe stata bene intorno. Una cosa comunque è certa, nonostante l’ineccepibile fattezza stilistica (bella anche l’idea di girarlo in 35mm, un po’ in controtendenza), a meno che gli altri film in gara non fossero davvero deludenti questo certamente non si meritava la palma d’oro a Cannes per la miglior regia. Mi spiace dirlo ma per la prima volta parlando di lei sento un po’ l’odore di “paraculaggine” da figlia d’arte…ahimè.

Sofia, ma chérie, vorrei tanto che recuperassimo il nostro rapporto. Capisco che sono passati i tempi in cui il nostro amore era giovane e ci infiammava con quelle musiche indie, quelle storie posate ma sempre interessanti, quella critica sociale. Ma io so, lo so davvero, che possiamo riallacciare un rapporto. Torna ti prego!


L’INGANNO

The Beguiled
Sofia Coppola, USA 2017,94’
VOTO (Max 5)
6

About ilpina

ilpina
Creatore, curatore, amministratore, webmaster e in sostanza dittatore supremo e monarca assoluto di The Ed Wooder. Amo darmi alla latitanza quando il tempo me lo permette.