L’evocazione – The conjuring

Letto 4185 volte

conjuring.png Cari wooders, non credo dormirò particolarmente stanotte nonostante domani sia il mio secondo giorno di lavoro post-ferie, meglio esorcizzare la visione di questo “The Conjuring” scrivendone una recensione! E’vero quello che si dice in giro, fa davvero parecchia paura checché se ne dica.

Piano, non voglio direi che stiamo parlando di un film d’autore, una pellicola di genere dietro la quale si vede la sapiente mano di un mastro regista alla Carpenter o alla Zombie. Si tratta di un film horror americano standard, molto classico nel suo essere con i cliché, le cose un po’ viste da altre parti (insomma, aspettatevi pure quelli che entrano da soli nelle cantine buie), ma da spettatore più che da sputino cinefilo devo dire che tutti questi elementi sono messi insieme nella maniera giusta, e sarei un ipocrita o uno poco onesto intellettualmente se dicessi che questo film non mi ha fatto paura. Mi ha davvero spaventato in alcuni tratti, sono un due ore di ansia continua interrotte solo dalle risate persistenti e dalle battutine idiote dei ragazzini accorsi al cinema che per esorcizzare la paura della visione spezzano il ritmo e l’atmosfera horror per tornare a casa tranquilli a dormire con il loro Winnie the Pooh. E questo leggetelo come un avvertimento, finche non cominceranno le scuole potrete trovare certamente questi odiosi personaggi a infestare le sale. Maledetti i loro genitori che li lasciano stare fuori dopo le 10 di sera.

Anyway, procediamo con la trama…”Gli investigatori del paranormale Ed e Lorraine si trovano coinvolti nel caso più spaventoso e pericoloso della loro vita quando accettano di aiutare una famiglia di agricoltori a liberarsi di un’oscura presenza che si è insediata nelle loro vite “.

Come accennavo prima la trama, l’ambientazione e i fatti, non sono quanto di più originale si possa trovare. Diciamo che il regista (di cui dirò due righe più avanti) è voluto restare saldamente ancorato al genere dell’horror americano, amplificandone i pregi e diminuendo i difetti (che ci sono, ma sono minimi). L’utilizzo delle luci, dei bui e di quei terribili rumori fanno davvero il loro effetto. Porte che sbattono, apparizioni fugaci, particolari inquietanti, e quel che da “film-realtà” (i produttori dicono infatti che si tratti di una storia vera come sottolineano le foto di fine pellicola) fanno sì che la prima parte del lavoro tenga col fiato sospeso senza vedere assolutamente nulla. Ecco il segreto dell’horror fatto bene secondo me: non mostrare nulla ma creare lo stesso ansia e terrore negli occhi di chi guarda.

Gli elementi ci sono tutti: la bambola indemoniata, lo scantinato col pianoforte pieno di ragnatele, la casa con le porte che scricchiolano, il carillon e la bambina che vede immagini riflesse nel suo specchietto, bui profondi, botole e posti segreti sotto al pavimento, orologi che si fermano, visioni demoniache. Tutto questo sfocia in una seconda parte un po’ più movimentata e piena zeppa di avvenimenti spaventosi uno in fila all’altro, che non lasciano attimo di respiro allo spettatore. A un certo punto ho proprio pensato “mò basta, non lo reggo più“! E non in senso negativo, il film stava veramente avendo il suo effetto primario di genere.

Ho apprezzato molto comunque anche le scene un po’ più rilassate (nello specifico un flashback che viene utilizzato anche come messaggio finale) che distendono un po’ i nervi, almeno per me, e che portano al senso del film che è un po’ il messaggio legato al reale che vuole dare la pellicola: esiste il male (perché esiste), ma esiste anche il bene. “E il bene vince sempre sul male” direte voi…ed ebbene sì! Può sembrare un messaggio stupido o persino patetico, ma di fronte a decenni in cui i film horror devono comunque lasciare solo messaggi “soffocanti” (ovvero che il male si perpetua sempre) l’ho apprezzato nella sua semplicità e nel suo realismo.

Nota di merito per il regista, davvero un ottimo lavoro con quella macchina da presa. Belle inquadrature, bei movimenti di macchina, belle trovate. E a leggere nei titoli di testa il suo nome “James Wan” mi si è accesa una lampadina. Stiamo parlando del ragazzo malesiano che nel 2004 a 27 anni ha creato e diretto il primoSaw, film che per quanto allungato come il brodo negli anni successivi, partiva con una idea a mio parere molto interessante e originale. Senza contare che questo film ha un tono del tutto anti-splatter rispetto a quello che lo ha reso famoso…bravo James, ti terrò d’occhio.

Molto buone anche le musiche, il sonoro e le interpretazioni. Tra queste voglio ricordare soprattutto quella di Vera Farmiga, che trovo davvero davvero brava.

Che altro dire…andate a vederlo. Secondo me c’è il rischio che vi faccia parecchia parecchia paura…

L’EVOCAZIONE – THE CONJURING
The conjuring
James Wan, USA 2013, 112′
VOTO (Max 5)

About ilpina

ilpina
Creatore, curatore, amministratore, webmaster e in sostanza dittatore supremo e monarca assoluto di The Ed Wooder. Amo darmi alla latitanza quando il tempo me lo permette.