Le vite degli altri

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le_vite_degli_altriGrandissimo cinema europeo, sono quasi “fiero” di vedere questi lavori che in barba all’imperante cinema americano (imperante per come lo distribuiscono nel vecchio continente) mostrano quanto il reale centro artistico della settima arte sia più vicino a noi di quanto pensiamo.

Trama (trovacinema.repubblica.it) : “Berlino Est, 1984. Il capitano Gerd Wiesler è l’abile, spietato solerte agente HGW XX/7 della famigerata Stasi, la Polizia di Stato che crea un clima di terrore tra i cittadini della DDR. Per la sua abilità e lealtà il tenente colonnello Anton Grubitz gli affida il compito di mettere sotto stretta sorveglianza il drammaturgo di successo Georg Dreyman, autore apprezzatissimo e fra i più importanti intellettuali dal regime comunista, su cui nutre sospetti. In realtà non è il solo ad avere un motivo per cercare di incriminarlo. In particolare il ministro della cultura Bruno Hempf vorrebbe farlo imprigionare per avere via libera con la sua compagna Christa-Maria Sieland, celebre attrice teatrale, di cui è invaghito.”

Sarà un caso ma ultimamente la stra grande maggioranza dei film europei che vedo meritano molto di più di tutta la fuffa che si vede negli USA, partendo dal cinema italiano (“Il divo” e “Io sono l’amore” su tutti a mio parere) e  arrivando a tutto il resto d’Europa: ricordo per esempio che “Il discorso del re” è un film principalmente inglese, diretto e prodotto da inglesi, con attori inglesi (il grande Geoffrey Rush a parte). Anche se questo film mi ricorda come ritmo e come intensità e profondità della trama quel “Lasciami entrare” dello svedese Tomas Alfredson che tanto ho amato.

Il lavoro si basa (come molti casi di cinema a noi vicino) su una storia estremamente interessante e su una sceneggiatura altrettanto bella e coinvolgente nonostante l’assenza di esplosioni, effetti speciali e volti noti (questo dovrebbero ricordarlo in molti al di là dell’Atlantico). Punto di forza è anche la storicità delle vicende narrate, che ci mostrano l’immagine di una Germania pre-caduta del muro in tutta la sua freddezza e burocrazia liberticida.

Immagine di quello che il regime ha potuto creare (e immagine di quella freddezza) è il nostro protagonista, interpretato devo dire con una maestria degna di pochi da Ulrich Mühe. Paradossalmente la sua estrema bravura è data dalla sua inespressività che con qualche ruga in più ogni tanto esprimeva più di mille smorfie (insomma, c’è inespressività e inespressività…diciamo che lui non è Nicolas Kim Coppola ah ah ah). Il personaggio è a mio parere una rappresentazione del popolo tedesco che subito dopo la guerra si piega alle logiche della Russia Comunista diventando una sorta di regime, dove chi ne fa parte per essere accettato e vivere sereno deve diventare un automa, ammutolendo le proprie emozioni e pensando esclusivamente al bene del partito e al presunto “bene” per la propria comunità. Gerd vive appieno questa situazione e assorbe talmente tanto questa mentalità da diventarne un ingranaggio perfetto in tutto il suo cinismo.

Eppure la coscienza del popolo tedesco pian piano si risveglia, e anche lui lo fa dopo aver ascoltato per lungo tempo le conversazioni tra Georg e Christa-Maria. E’ bello vedere come il suo cambiamento interiore peraltro impercettibile da un punto di vista esteriore (Gerd freddo è e freddo rimarrà fino alla fine), passi non tanto nell’ascoltare discorsi indipendentisti o chissà quale teoria filosofica. Semplicemente si lascia trasportare dal calore umano che prova nel sentire le discussioni dei due e pian piano se ne affeziona, comprendendo il male che stava facendo per fare il suo lavoro e decidendo che, seppur nell’impossibilità di cambiare la sua vita, avrebbe potuto quanto meno cambiare quella degli altri.

Gerd in tutta la sua solitudine e nel suo disperato bisogno di attenzione e di affetto non perde la sua integrità e combatte per la sua giusta causa senza troppo clamore, senza cercare riconoscimenti: combatte forse per la prima volta per un’idea nella quale crede veramente. Un personaggio veramente riuscito, in cui Ulrich Mühe ha messo certamente tutta la sua anima (e si vede). Voglio anche ricordarlo vista la sua scomparsa a solo un anno dall’uscita di questa pellicola, dopo una lunga lotta contro un tumore.

Bravi anche gli altri attori, anche se di fronte al protagonista diventano delle ombre. Molto belle le musiche ma non entusiasmante la regia da un punto di vista visivo; non posso però fare nessuna remora a riguardo in quanto la storia e tutto l’impianto del film è talmente ben riuscito da far passare in secondo piano anche questi aspetti.

Un’unica domanda a fine film mi è rimasta: può questo regista aver diretto solo 4 anni dopo questo lavoro quella classica (passatemi il termine) americanata di The tourist?

LE VITE DEGLI ALTRI
Das Leben der Anderen
Florian Henckel von Donnersmarck, Germania 2006, 137′
VOTO (Max 5)
9

About ilpina

ilpina
Creatore, curatore, amministratore, webmaster e in sostanza dittatore supremo e monarca assoluto di The Ed Wooder. Amo darmi alla latitanza quando il tempo me lo permette.