Le idi di marzo

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Gli altri lavori di George Clooney lo ammetto, non mi hanno particolarmente colpito. O meglio, mi hanno colpito per una regia molto attenta e precisa, con una sobrietà alla Eastwood. Ma l’effetto complessivo era un po’ di noia…

Partendo con questi presupposti e rincarando la dose nel pensare che Le idi di marzo è un film che parla di elezioni politiche, ero quasi certo che a metà film mi sarebbe calata la palpebra. E invece sono stato incredibilmente soddisfatto.

Trama (trovacinema) : “In Ohio, in un prossimo futuro, durante le primarie dei democratici per la presidenza degli Stati Uniti, un giovane e idealista guru della comunicazione lavora per un candidato, il governatore Mike Morris, e si trova, suo malgrado, pericolosamente coinvolto negli inganni e nella corruzione che lo circondano“.

La noia che mi sarei aspettato è quanto di più lontano si possa chiedere a questo lavoro (ovviamente IMHO) , visto che alla fin fine risulta essere un thriller politico che lascia incollati allo schermo dalla prima all’ultima scena. Il merito maggiore è certamente del bravo Clooney-regista che dirige ogni scena pesando in maniera sapiente la tensione e gli intrighi di cui la pellicola è piena.

Il perno della sceneggiatura è il concetto di potere, quel potere che logora chi lo possiede allontanandolo non tanto dall’etica ma dal semplice raziocinio. Clooney non ha voluto prendere in esame lo scontro tra due candidati presidenti di diversi partiti, ma un duello per le primarie, ovvero per decidere chi all’interno dello stesso movimento andrà a concorrere per la Casa Bianca. Una guerra fratricida se vogliamo, combattuta non per scegliere la migliore o più condivisa idea fra correnti di pensiero certamente non antitetiche, ma per acquisire potere. E il potere lo si acquisisce non con il proprio pensiero, ma plasmando alcune forti idee in base alla loro redditività, dando risposte sibilline per non sciogliere i nodi reali, eliminando ogni minima sbavatura dal percorso, e con fiumi e fiumi di retorica. Inutile dire che la critica è accesa e diretta alla classe politica americana e ai suoi sistemi di equilibrio.

L’attenzione nel film non è data però al Governatore verso il quale converge tutto lo sforzo per rendere la sua ascesa al potere liscia, ma verso i suoi assistenti che risultano essere addirittura più calcolatori e freddi di lui nel prendere decisioni e nel capire quale strada imboccare. Il paradosso è che le vicende arriveranno a un punto in cui il nostro protagonista andrà decisamente contro quello per il quale si è “battuto”, e non sto parlando di semplici valori (quelli ormai sono più che in secondo piano). Nel finale è il potere fine a sé stesso che vince, è l’estasi di farcela, di arrivare al traguardo indipendentemente da qualsiasi altra cosa. E questo è quanto di meno logico ci si potesse aspettare.

Per questo film il buon George non si è fatto mancare nulla scegliendo un cast veramente degno di nota, come a dire “con questi pezzi da 90 sarà dura fare un bruto film”. Sarà perché li stimo moltissimo ma vedere nello stesso film Ryan Gosling, Paul Giamatti, Philip Saymour Hoffman, Marisa Tomei e lo stesso Clooney, e tutti in così gran forma, è qualcosa che difficilmente si può vedere spesso.

Gosiling è a mio parere uno dei più bravi attori giovani americani (Dio ci liberi da gente come Ryan Reynolds e ci faccia conoscere meglio attori come lui); dopo la strabiliante prova in Drive (che ho adorato) riesce ancora una volta a fare centro, usando la sua poca ma magnetica espressività nel migliore dei modi. Non mi stupisco che in questa tornata dei Golden Globe abbia ricevuto due nomination come miglior attore, una delle quali proprio per Le idi di Marzo.


LE IDI DI MARZO

The Ides of March
George Clooney, USA 2011, 101′
VOTO (Max 5)
9

About ilpina

ilpina
Creatore, curatore, amministratore, webmaster e in sostanza dittatore supremo e monarca assoluto di The Ed Wooder. Amo darmi alla latitanza quando il tempo me lo permette.