Lasciami entrare

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lasciami_entrareDevo dirlo, “finalmente”! Dopo Nosferatu il vampiro e l’iconografia classica del conte Dracula di Bela Lugosi o di Christopher Lee, dopo la rivisitazione meno classica ed estremamente gotica di Coppola, ecco un film che a mio parere riesce a riprendere il tema del vampiro con uno sguardo interessante.

A onor del vero non si tratta di una idea troppo originale nel suo essere, ma bisogna ammettere che questo film a livello qualitativo fa un enorme balzo in avanti rispetto ai lavori più “moderni” del genere. In questi ultimi anni infatti ci sono stati molti tentativi di riattualizzare questa figura sia da un punto di vista visivo sia  da un punto di vista caratteriale; si è cercato di dare ai vampiri un’anima, un profilo psicologico più umano e completo. A mio parere film molto interessante a riguardo è stato il Martin – alias Wampyr di Romero , dal quale questo “Laciami entrare” ha preso certamente l’approccio  realistico che si distacca notevolmente da quelli che sono gli ultimi film in materia come la saga di Twilight  o la fortunata serie televisiva “Buffy l’ammazza vampiri”. Qui l’elemento sovrannaturale è completamente abbandonato, non si parla di profezie, di magie, di Lupi mannari o cose del genere, ma tutto è verosimile.

E questo a mio parere si capisce perché nella visione del film sembra di assistere a un lavoro drammatico, non ad un horror, non ad un fantasy. Certo, ci sono tutti gli elementi del genere: sangue, un pò di splatter o le caratteristiche fisiche straordinarie della co-protagonista (una ragazzina vampiro) , ma il contesto è talmente ricco e la storia talmente ben tessuta in tutti i suoi aspetti psicologici che il sovrannaturale passa in secondo piano. E la grande originalità del lavoro sta in questo: riuscire a trattare un tema sovrannaturale/horror nel contesto di un film che a mio sentore è riferibile al genere drammatico.

Trama (mymovies): “Svezia, 1982. A Blackeberg, un piccolo centro della periferia di Stoccolma, Oskar sogna di vendicarsi del bullismo che subisce ogni giorno da tre compagni di classe. Armato di un coltello immagina di infilarlo nello stomaco di Connie, che dei tre è il più arrogante. Una notte la tranquillità del quartiere in cui vive viene interrotta dall’arrivo di un uomo e di una dodicenne pallida e ambigua che sembra non conoscere freddo e paura. Con l’arrivo dei nuovi inquilini dell’appartamento di fianco al suo, una serie di efferati omicidi iniziano a macchiare il paesaggio innevato e ben presto Oskar scopre che Eli, con la quale nel frattempo ha stretto una tenera amicizia, altri non è che un vampiro imprigionato in eterno in un corpo di bambina”.

La storia è di due ragazzini in età di transizione (preadolescenza) molto diversi ma allo stesso tempo molto simili che nello stare insieme appianano le rispettive differenze e riescono a trovare un punto di miglioramento reciproco. Oskar è sempre stato abituato a subire, a interiorizzare la rabbia e tutte le sue frustrazioni derivanti dal bullismo che subisce a scuola, dalla separazione dei genitori, dal padre che nonostante sembri dedicargli qualche attenzione è in realtà più dedito all’alcol. C’è in lui un seme di riscatto, di voglia di proteggersi, ma all’inizio della vicenda questo sfocia solamente in tagli e imprecazioni su di un albero, come sfogo di ciò che vorrebbe fare realmente alle persone ma che non riesce a fare. L’incontro con Eli cambia la sua vita perché lei riuscirà a rimetterlo in contatto diretto con il suo lato più irrazionale e violento se vogliamo, con il suo istinto animale di autoconservazione. E oltre a questo sarà Eli stessa ad essere totale incarnazione delle fantasie più crudeli ed eccessive del ragazzino, che tramite lei sublima i suoi desideri incosci di vendetta. E’ interessante notare come il film passi in maniera assolutamente “normale” il ricorso alla violenza seppur come vendetta per i torti subiti; la vampira uccide per vivere e cerca di trasmettere a Oskar quel senso di necessità di violenza che non è certamente condivisibile da tutti ma che nel contesto del film cambierà la vita del ragazzino.

Eli invece riesce a trovare in lui quel calore umano, quell’affetto e quella comprensione che le sono sempre mancati. Nonostante i molti anni la sua mente e la sua psiche son infatti fermi ad una ragazzina, con tutta la sua voglia di amare, essere amata e provare emozioni. Le parti in cui ci viene mostrata Eli nel suo totale paradosso di bambina/anziana, ragazzina/mostro sono dipinte a mio parere in maniera assolutamente egregia, puntando l’attenzione sui problemi che può avere non in quanto vampira, ma in quanto dodicenne. La scena in cui la voglia di mangiare le caramelle la porterà a vomitare, la trovo carica di umanità e di amore verso il personaggio come a vedere un bambino diabetico (passatemi il paragone) che vorrebbe mangiare un dolce ma sa di non poterlo fare per non stare male. O la sua semplice fame, fame come impulso corporeo universale che porta tutti (anche lei) ad avere i crampi, a sentire la necessità di cibo. Questi sono solo due esempi di scene di cui il film è dissseminato in cui il vampirismo ci viene descritto come una malattia, e ci viene fatto capire cosa può provare una ragazzina affetta da questa; lo spettatore entra in empatia con Eli e ne vive effettivamente la situazione a dir poco tragica.

Nonostante il linguaggio estremamente crudo e realistico (fanno sbarrare gli occhi a riguardo le scene iniziali dell’ “aiutante di Eli” che sgozza come fossero dei capretti le sue vittime) il film riesce a mantenere un’atmosfera non dico sentimentale, ma comunque molto intensa e ricca di immagini e situazioni toccanti e piene di poesia, merito anche di una colonna sonora affascinante, posata/pesata e mai invadente.

Grande protagonista della pellicola è senza dubbio anche il paesaggio della periferia di Stoccolma, con la costante neve in caduta, le giornate molto corte e quel senso di freddo perenne, di solitudine e di distanza fra le persone. Il regista in questa descrizione è da lodare in quanto riesce a far respirare a pieni polmoni quell’aria gelata e a far percepire e rendere palpabile il luogo dove si svolge la vicenda.

L’unica pecca che ho riscontrato è stata l’indugiare su alcuni particolari tipici del genere e delle storie di vampiri, come quando Eli dice “ho 12 anni…da molto tempo” (quante volte l’ho sentita questa frase?) o quando la donna vampirizzata a contatto con la luce si dissolve in un falò di enormi dimensioni. A ogni modo si tratta di piccolezze rispetto a una sceneggiatura notevole, scritta peraltro dallo stesso autore del libro da cui il film è tratto, John Ajvide Lindqvist.

Ho adorato (con la A maiuscola) anche la scelta del regista di prendere due ragazzini comunque non belli, ma certamente più veri di tanti vampiri sexy e palestrati. Ovviamente quando questo film è stato “vampirizzato” con un remake americano che devo ancora vedere (“Let me in”), i due dodicenni sono diventati, guarda caso, più bellini. A ogni modo a riguardo voglio ribadire l’agonia del cinema horror americano che non propone più nulla di nuovo ma semplicemente copia, come ho sottolineato nel commento-cinema “La crisi dell’horror USA“.

Un film insomma da vedere e gustare non tanto per la tematica, quanto per lo stile e per il modo originale di vedere e trattare in maniera reale e psicologicamente interessante il tema del vampiro ai giorni nostri. L’Europa per quel poco che sforna di cinema di genere riesce sempre a essere migliore del cinema d’oltre oceano. E questo mi fa enorme piacere…

LASCIAMI ENTRARE
Låt den rätte komma in
Tomas Alfredson, Svezia 2008, 114′
VOTO (max 5)
9

About ilpina

ilpina
Creatore, curatore, amministratore, webmaster e in sostanza dittatore supremo e monarca assoluto di The Ed Wooder. Amo darmi alla latitanza quando il tempo me lo permette.